❤️ L’amore è cieco
😂 La sopravvivenza con Urlatore
🐾 La banda notturna del cibo (mafia dei gatti)
😵💫 Menopausa: la mia amica tossica

RINASCITA
Ho 53 anni. E solo adesso posso dire, senza paura, che sto finalmente imparando a conoscere davvero me stessa.
Nel corso della mia vita sono stata tante donne: quella che lottava, quella che cadeva, quella che amava fino a dimenticare se stessa. Ho cercato risposte negli altri, mentre quelle più importanti erano già dentro di me.
Ma una cosa non è mai cambiata: il mio bisogno di libertà.
L'ho trovata nella danza, dove il corpo parlava quando le parole non bastavano. Nel rumore del mare, che ha sempre saputo calmare i miei pensieri. Negli occhi di un gatto, capaci di regalare pace senza chiedere nulla in cambio. E nei piccoli momenti che spesso impariamo ad apprezzare solo dopo aver attraversato le tempeste.
Questa non è la storia di una donna perfetta. È la storia di una donna vera.
Di una donna che è caduta, si è rialzata più volte e che ha capito che rinascere non significa cancellare il passato, ma imparare ad abbracciarlo senza lasciarsi più definire da esso.
Se ti sei mai sentita persa, stanca, fragile o convinta che fosse troppo tardi per ricominciare, voglio dirti una cosa.
Non lo è.
Perché io sono la prova che non esiste un'età giusta per iniziare a vivere davvero. Esiste solo il coraggio di scegliere, un giorno, di non sopravvivere più... ma di vivere veramente.
RINASCITA
Ho 53 anni. E solo ora posso dire con sincerità, senza timore, che sto finalmente imparando chi sono veramente.
Nel corso della mia vita sono stata tante donne diverse: quella che ha lottato, quella che è caduta, quella che ha amato così profondamente da dimenticare a volte se stessa. Ho cercato risposte negli altri, mentre le più importanti erano sempre state dentro di me.
Ma una cosa non è mai cambiata: il mio bisogno di libertà.
L'ho trovata nella danza, dove il mio corpo parlava quando le parole non bastavano. Nel suono del mare, che ha sempre avuto il potere di calmare la mia mente. Negli occhi di un gatto, capaci di portare pace senza chiedere nulla in cambio. E in quei piccoli momenti che spesso impariamo ad apprezzare solo dopo aver superato le tempeste della vita.
Questa non è la storia di una donna perfetta.
È la storia di una donna vera.
Una donna che è caduta, si è rialzata più di una volta e ha scoperto che rinascere non significa cancellare il passato. Significa abbracciarlo senza permettergli più di definire chi sei.
Se vi siete mai sentiti persi, esausti, fragili o convinti che fosse troppo tardi per ricominciare, voglio dirvi una cosa.
Non lo è.
Perché io sono la prova vivente che non esiste un'età perfetta per iniziare davvero a vivere. Esiste solo il coraggio di svegliarsi un giorno e decidere di smettere di limitarsi a sopravvivere... e iniziare a vivere veramente.
LA MIA INFANZIA
Da bambina il mondo mi sembrava immenso, pieno di possibilità e di sogni che aspettavano solo di essere vissuti.
Fin dalla prima classe della scuola elementare ho iniziato a ballare. La danza è entrata nella mia vita così presto che, a volte, penso sia stata lei a scegliere me e non il contrario.
Sono nata sotto il segno dei Gemelli e forse è proprio per questo che ho sempre avuto un carattere aperto, curioso e ottimista. Mi piaceva stare in compagnia, fare amicizia con tutti, ridere fino alle lacrime e riempire le giornate di entusiasmo. Ero una bambina che trovava sempre un motivo per sorridere.
Ma l'infanzia non è fatta soltanto di ricordi felici.
Ricordo ancora quei momenti in cui alcuni compagni di scuola mi prendevano in giro. Mi chiamavano "Samantha Fox" , facendo riferimento al mio corpo. Allora non capivo davvero il significato di quelle parole, ma sentivo che mi ferivano. Sentivo il peso di quegli sguardi e di quelle risate, anche se cercavo di non mostrarlo.
Ed è stato proprio in quel periodo che la danza è diventata il mio rifugio.
Ogni volta che la musica iniziava, il resto del mondo scompariva. Ballare significava respirare, sentirmi libera, trasformare ogni emozione in un movimento. Era il mio posto sicuro, il luogo dove nessuno mi giudicava e dove poteva essere semplicemente me stessa.
Inventavo coreografie lasciandomi guidare dal cuore, senza paura di sbagliare. Ogni passo raccontava qualcosa di me, anche quando non riuscivo ancora a trovare le parole.
In quel mondo non esistevano giudizi. Esistevano soltanto la musica, le emozioni e la verità.
E forse... è stato proprio lì che è iniziato il viaggio che mi ha portata a diventare la donna che sono oggi.
LA MIA INFANZIA
Da bambino, il mondo mi sembrava immenso, pieno di infinite possibilità e sogni in attesa di avverarsi.
Ho iniziato a ballare fin dalle prime classi elementari. La danza è entrata a far parte della mia vita così presto che a volte penso che sia stata la danza a scegliere me, e non il contrario.
Sono nata sotto il segno dei Gemelli, e forse è per questo che ho sempre avuto una personalità aperta, curiosa e ottimista. Amavo stare in compagnia, fare amicizia, ridere a crepapelle e riempire ogni giorno di gioia. Ero quel tipo di bambina che trovava sempre un motivo per sorridere.
Ma l'infanzia non è fatta solo di ricordi felici.
Ricordo ancora i momenti in cui alcuni miei compagni di classe mi prendevano in giro. Mi chiamavano "Samantha Fox" per via del mio corpo. All'epoca non capivo appieno cosa intendessero, ma sentivo che le loro parole mi ferivano. Sentivo il peso delle loro risate e dei loro sguardi, anche se cercavo di non darlo a vedere.
E fu proprio in quel periodo che la danza divenne il mio rifugio sicuro.
Nel momento in cui la musica iniziava, il resto del mondo scompariva. Ballare significava respirare. Significava sentirsi liberi e trasformare ogni emozione in movimento. Era il mio rifugio, dove nessuno mi giudicava e dove potevo semplicemente essere me stessa.
Ho creato le mie coreografie, lasciandomi guidare dal cuore in ogni passo, senza mai aver paura di sbagliare. Ogni movimento raccontava una parte della mia storia, ancor prima che imparassi ad esprimerla a parole.
In quel mondo non esisteva il giudizio. Esistevano solo musica, emozioni e verità.
E forse... è stato proprio lì che è iniziato il viaggio, il viaggio che mi ha plasmata nella donna che sono oggi.

CRESCERE ATTRAVERSO LA DANZA
...E non mi sono ancora nemmeno presentata.
Non conoscete il mio vero nome, ma forse non è poi così importante. Potrei avere il nome di tutte quelle persone che, leggendo questa storia, ritroveranno un pezzetto di sé tra queste pagine.
Ma, per semplicità... chiamatemi Samantha. Senza Fox, però.
Ed è proprio da qui che la mia storia comincia davvero.
A scuola ero quella che guardava continuamente l'orologio, aspettando con impazienza il suono della campanella. Non perché non mi piacesse imparare, ma perché sapevo che il momento più bello della giornata doveva ancora arrivare.
Nel pomeriggio correvo in palestra.
La danza mi stava aspettando.
Ogni allenamento era una sfida con me stessa. Ogni coreografia era un nuovo modo di raccontare chi ero. Più ballavo e più crescevo, non solo come ballerina, ma soprattutto come persona.
Con il passare degli anni, quella bambina che alcuni prendevano in giro chiamandola "Samantha Fox" è diventata una ragazza come tante... almeno agli occhi degli altri.
Dentro di me, però, stava accadendo qualcosa di molto più importante.
Grazie alla danza ho imparato a credere in me stessa. Ho imparato a guardarmi allo specchio con più coraggio, ad accettare i miei difetti e a trasformarli nella mia forza.
Il talento non mi è mai mancato.
Non ho frequentato scuole prestigiose né accademie famose, ma avevo qualcosa che nessuno avrebbe potuto insegnarmi: una passione immensa.
La mia vita era semplice, ma incredibilmente ricca.
Scuola, allenamenti, spettacoli, gare, musica, amicizie... e una felicità che ancora oggi porto nel cuore.
E quando finalmente arrivava il fine settimana...
Le uscite con gli amici significavano quasi sempre una cosa sola: andare a ballare.
Ballavamo per ore, ridevamo fino a farci male alla pancia e ci divertivamo come se il tempo non esistesse.
E spesso la serata finiva sempre allo stesso modo...
...qualcuno arrivava con una scopa per mandarci a casa.
Noi uscivamo ridendo, promettendoci che il weekend successivo avremmo fatto esattamente la stessa cosa.
GROWING THROUGH DANCE
...And I haven't even introduced myself yet.
You don't know my real name, but perhaps that isn't so important. I could have the name of every person who, while reading this story, recognizes a little piece of themselves in these pages.
But, to keep things simple... just call me Samantha. Without Fox, though.
And this is where my story truly begins.
At school, I was the girl who kept looking at the clock, impatiently waiting for the final bell to ring. Not because I didn't enjoy learning, but because I knew the best part of my day was still waiting for me.
Every afternoon, I would run to the dance studio.
Dance was waiting for me.
Every practice was a challenge with myself. Every choreography became a new way to express who I was. The more I danced, the more I grew—not only as a dancer, but as a person.
As the years went by, that little girl whom some classmates teased by calling "Samantha Fox" became an ordinary teenager... at least in everyone else's eyes.
But inside me, something far more important was happening.
Thanks to dance, I learned to believe in myself. I learned to look at my reflection with greater confidence, to accept my imperfections, and to turn them into my greatest strength.
Talent was never something I lacked.
I didn't attend prestigious dance schools or famous academies, but I had something that no one could teach me—an endless passion.
My life was simple, yet incredibly full.
School, rehearsals, performances, competitions, music, friendships... and a happiness that I still carry in my heart today.
And when the weekend finally arrived...
Going out with friends almost always meant one thing: dancing.
We danced for hours, laughed until our stomachs hurt, and enjoyed every single moment as if time didn't exist.
And somehow, the night almost always ended the same way...
...someone would show up with a broom to chase us out.
We would leave laughing, already promising each other that the following weekend we would do exactly the same thing all over again.
L'AMORE E' CIECO
Per tornare alla mia famiglia: mia madre, dalmata dell'isola Lunga, mio padre (oggi purtroppo scomparso), italiano di Roma, e io -nata in una piccola citta' di mare in Istria. Una combinazione da sogno, un mix di tutto. Amo tante cose: la mia Isola Lunga, la danza e il mio modo di vedere la vita. Ma a 21 anni e' arrivato lui- il signor "perfetto"- quello che mi ha completamente fatto perdere la testa: il mio principe azzurro...o , nel mio caso, un cavallo sopra un principe bianco, che aveva letteralmente acceso tutte le cellule grigie ancora funzionanti del mio cervello. Ero follemente innamorata. E così sono passati 19 anni insieme, di cui 16 di matrimonio: una figlia, un figlio e una nipotina. Il mio oro. Ci sono stati momenti belli, certo, ma non sono durati a lungo. Come nel titolo del libro L'uomo che amava i cani, l'uomo della mia vita avrebbe potuto scrivere la sua storia con il titolo : "L'uomo che amava le gonne...e le donne." E cosi e' finito un grande amore-quando mio figlio aveva 7 anni e mia figlia 14...o forse, per essere piu' sincera e' finito nel momento in cui ho aperto gli occhi e ho iniziato a vedere davvero. Come si dice: l'amore è cieco.
LOVE IS BLIND
To go back to my family: my mother, a Dalmatian woman from the Long Island, my father ( sadly no longer with us today), an Italian from Rome, and me- born in a small seaside town in Istria. A dream combination, a blend of everything. I love many things: my Long Island , dance, and my way of seeing life. But at the age of 21, he arrived- the"perfect" man, the one who completely swept me off my feet: My Prince Charming... or, in my case , a man on horseback instead of a prince dressed in white, who quite literally switched on every remaining functioning brain cell I had. I was madly in love. And so, 19 years together passed, 16 of them in marriage: a daughter, a son, and a granddaughter. My treasures. There were beautiful moments, of course, but did not las long. Like the title of the book The Man Who Loved Dogs, the man of my life could have written his own story under the title: The Man Who Loved Skirts...and Women. And so , a great love came to an end-when my son was seven and my daughter fourteen...or perpahs, to be more honest , it ended the moment I finally opened my eyes and began to truly see. And the saying goes: love is blind.
UNA FAVOLA... O FORSE NO
Torniamo al periodo in cui ho conosciuto quello che allora chiamavo il mio "principe azzurro".
Era il classico macho. Bello, sicuro di sé e conosciuto da tutta la città. Amava sé stesso forse più di chiunque altro, le donne impazzivano per lui e lui sembrava divertirsi a collezionare conquiste... quasi una diversa ogni settimana.
Ci siamo conosciuti grazie a un amico in comune e, fin dal primo momento, qualcosa di me ha catturato la sua attenzione. Forse era la danza, visto che ci eravamo incontrati durante una competizione. Oppure il fatto che non fossi una ragazza facile da conquistare.
A dire il vero, all'inizio lui non aveva fatto perdere la testa a me.
Eppure, tra una chiacchierata e l'altra, tutto è iniziato. Ci siamo conosciuti, ci siamo innamorati e abbiamo cominciato a camminare insieme nella vita.
Può sembrare incredibile, ma a ventun anni ero ancora vergine.
Avevo avuto qualche storia, certo, ma nessuna mi aveva mai fatto sentire il desiderio di fare quel passo.
Assurdo?
Forse.
Ma, in fondo, cosa pensavo di perdere? Non è mica una saponetta che si consuma!
Lui, però, all'inizio non lo sapeva.
Probabilmente pensava:
"Anche lei, prima o poi, cadrà ai miei piedi."
Una sera d'estate eravamo seduti su una spiaggia, vicino al mare, non lontano dal mio quartiere.
Lui si avvicinò per baciarmi e io lo fermai.
«Ascolta... devo confessarti una cosa. Ma mi vergogno terribilmente.»
Lui sorrise.
«Dai... dimmelo.»
Io continuavo a ripetere che mi vergognavo e che non sapevo nemmeno da dove cominciare.
Allora mi disse ridendo:
«Dammi almeno la prima lettera e provo a indovinare.»
«La prima lettera è la V.»
Lui iniziò a sparare ipotesi.
«Vivace? Viziata? Vanitosa?»
Io ormai ridevo così tanto che mi bruciavano perfino le orecchie.
Alla fine, presi fiato e glielo dissi.
«No... sono vergine.»
Rimase completamente senza parole.
«Ma... com'è possibile? Non riesco davvero a crederci.»
Ecco il mio macho.
Prima di lui nessuno era mai arrivato fino a quel punto.
Ma cosa c'era di così strano?
Era davvero così insolito avere ventun anni e aspettare semplicemente la persona giusta?
E quella persona, almeno allora, sembrava essere seduta proprio accanto a me, su quella spiaggia.
Così iniziò quella che, per un periodo, sembrava una vera favola.
Con il passare degli anni, però, quella favola si trasformò sempre di più in una tragicommedia.
Lui diceva spesso agli amici, con grande orgoglio, che se un giorno avesse fatto l'amore con una ragazza vergine... l'avrebbe sposata.
E così è stato.
Se allora avessi saputo quello che so oggi...
Ma la vita non ci permette di leggere il finale prima di vivere la storia.
E, sapete una cosa?
Non cambierei nulla.
Perché da quell'amore sono nati i miei due più grandi capolavori: mia figlia, che mi ha regalato una meravigliosa nipotina, e mio figlio... che ancora oggi riesce a succhiarmi il sangue con una cannuccia!
Ma è giusto così.
Prima o poi arriverà anche per lui qualcuno capace di fargli perdere completamente la testa.
E la vita...
continua a sorprenderci, proprio quando pensiamo di aver già visto tutto.
A FAIRY TALE... OR MAYBE NOT
Let's go back to the time when I met the man I used to call my "Prince Charming."
He was the classic macho man. Handsome, confident, and known throughout the entire city. He loved himself more than anyone else, women went crazy for him, and he seemed to enjoy collecting trophies... almost a different one every week.
We met through a mutual friend, and from the very beginning, something about me caught his attention. Maybe it was dance, since we first met during a dance competition. Or perhaps it was the fact that I didn't seem like someone who could be easily won over.
To be honest, he didn't completely sweep me off my feet at first.
But little by little, everything began. We got to know each other, fell in love, and started walking through life together.
It may sound unbelievable, but at the age of twenty-one, I was still a virgin.
Of course, I had been in a few relationships, but none of them had ever made me feel ready to take that step.
Crazy?
Maybe.
But honestly... what did I think I was going to lose? It's not like it's a bar of soap that wears away!
At first, he had no idea.
He probably thought:
"She'll fall at my feet sooner or later. It'll be easy to win her over."
One summer evening, we were sitting on a beach near my neighborhood, listening to the sound of the waves.
He leaned in to kiss me, and I stopped him.
"Listen... I have to tell you something. But I'm really embarrassed."
He smiled.
"Come on... tell me."
I kept saying how embarrassed I was and that I didn't even know where to begin.
Then he laughed and said,
"At least give me the first letter, and I'll try to guess."
"The first letter is... V."
He immediately started guessing.
"Vain? Wild? Very stubborn?"
I burst out laughing while my ears turned bright red with embarrassment.
Finally, I took a deep breath and said,
"No... I'm a virgin."
He stared at me in complete shock.
"What? How is that even possible? I can't believe it."
There he was... my macho man.
Before him, no one had ever come that far.
But what was so strange about it?
Was it really that unusual to be twenty-one and simply wait for the right person?
And that night, at least back then, I truly believed the right person was sitting right beside me on that beach.
So that was the beginning of what once seemed like a real fairy tale.
As the years passed, however, that fairy tale slowly turned into more and more of a tragicomedy.
He often told his friends, with great pride, that if he ever made love to a virgin, he would marry her.
And that's exactly what happened.
If only I had known then what I know today...
But life doesn't let us read the last chapter before we've lived the story.
And you know what?
I wouldn't change a single thing.
Because from that love came the two greatest gifts of my life: my daughter, who later gave me a beautiful granddaughter, and my son... who, even today, still manages to suck the life out of me through a straw!
But that's life.
Sooner or later, someone will come into his life and make him lose his head completely.
And life...
...simply keeps moving forward, always finding new ways to surprise us.
LA MIA ISOLA DEL CUORE
Come vi ho già raccontato, oltre alla danza c'era un'altra cosa che amavo con tutto il cuore: la mia Isola Lunga, in Croazia.
Contavo i giorni che mi separavano dalla fine della scuola, perché sapevo che presto sarei tornata nel mio piccolo paradiso.
E quando arrivavo lì...
Beh, diciamo che avevo perfezionato l'arte del dolce far niente... ma sempre con un certo stile!
L'estate era il periodo più bello dell'anno.
Mia madre aveva un mese di ferie, anche mio padre, e agosto era il mese dedicato alla famiglia.
Arrivavano zie e zii dall'America, emigrati tanti anni prima in cerca di una vita migliore. Arrivavano cugini e cugine, la casa si riempiva di voci, risate e tavolate infinite.
Era un caos meraviglioso.
Ogni mattina mi svegliavo e la prima cosa che facevo era guardare il mare.
Poi ascoltavo il canto delle cicale sotto il sole cocente.
Ancora oggi, se chiudo gli occhi, riesco a sentire quel suono.
Per me...
quello era il rumore della felicità.
Quando i miei genitori tornavano in città, io rimanevo sull'isola con mio nonno e con la matrigna di mia madre.
Mia nonna, infatti, originaria dell'isola di Rava, proprio di fronte a Isola Lunga, era morta quando mia madre aveva soltanto sette anni.
Per lei crescere senza una mamma non è stato semplice.
Fortunatamente aveva un padre straordinario.
Mio nonno era un militare, un uomo forte, onesto e sempre impegnato nel lavoro. Per questo mia madre trascorse gran parte dell'infanzia con le sue zie, fino a quando si trasferì nella nostra città.
Ed è lì che incontrò mio padre.
Un romano... italiano fino al midollo.
Mio padre aveva la pelle leggermente abbronzata, occhi azzurri, un fisico atletico e qualche tatuaggio che, per quei tempi, lo facevano sembrare quasi un divo del cinema.
Mia madre, invece, era l'eleganza fatta persona: lunghi capelli neri fino alla schiena, uno sguardo dolce e una bellezza naturale che non passava inosservata.
Erano davvero una bellissima coppia.
E io?
Beh... come dico sempre...
è uscita una specie di Samantha Fox.
Con qualche curva in più...
e una quantità di capelli che avrebbe fatto invidia perfino a un leone!
Poi, durante gli anni del liceo, il brutto anatroccolo decise finalmente di trasformarsi in un bellissimo cigno bianco.
Mamma mia...
quanto sono modesta!
Gli anni del liceo trascorsi sull'isola sono stati, senza dubbio, i più belli della mia giovinezza.
Amici.
Mare.
Bagni a mezzanotte.
Serate infinite.
Risate.
Libertà.
E quella meravigliosa sensazione di credere che l'estate non sarebbe mai finita.
Naturalmente nel gruppo c'era anche un ragazzo.
Ci piacevamo.
Era il classico amore adolescenziale, innocente e pieno di sogni.
Ma il destino aveva altri programmi.
Perché nella mia città mi stava già aspettando quello che, allora, credevo fosse il mio Principe Azzurro.
Ogni anno Ferragosto era la festa più attesa.
Tutto il paese si riempiva di musica, persone e allegria.
E dopo quella grande festa rimanevano ancora dieci giorni di pura felicità prima del ritorno alla realtà.
Il momento più difficile arrivava sempre lo stesso giorno.
Quando il traghetto attraccava a Zara.
Appena mettevo piede a terra...
iniziavo a piangere.
Lasciare l'isola era come lasciare una parte di me.
Poi arrivò la fine del liceo.
Cominciò il lavoro.
La vita cambiò.
Ma una cosa non cambiò mai...
la danza.
Con il mio gruppo iniziammo a esibirci durante tutta l'estate in Istria e nei dintorni.
Per molti anni non riuscii più a tornare nella mia amata Isola Lunga.
Fino a cinque anni fa.
Ed è stato come tornare finalmente a casa.
MY ISLAND OF THE HEART
As I've already told you, besides dance, there was something else I loved with all my heart: my Long Island (Dugi Otok) in Croatia.
I counted the days until school was over because I knew I'd soon be returning to my little paradise.
And once I got there...
Well, let's just say I had mastered the art of doing absolutely nothing... but with style!
Summer was the most beautiful time of the year.
My mother had a month off from work, so did my father, and August was our family's month.
My aunts and uncles would come from America, where they had emigrated years earlier in search of a better life. My cousins would arrive, the house would fill with laughter, conversations, and endless family meals.
It was beautiful chaos.
Every morning, I would wake up, and the very first thing I'd do was look at the sea.
Then I'd listen to the cicadas singing beneath the blazing summer sun.
Even today, if I close my eyes, I can still hear that sound.
To me...
that was the sound of happiness.
When my parents returned to the city, I stayed on the island with my grandfather and my mother's stepmother.
My grandmother, who was originally from the nearby island of Rava, passed away when my mother was only seven years old.
Growing up without a mother was never easy for her.
Fortunately, she had an extraordinary father.
My grandfather was a military officer—a strong, honest man who worked hard to provide for his family. Because of his work, my mother spent much of her childhood with her aunts until she eventually moved to our city.
And that's where she met my father.
A Roman...
Italian through and through.
My father had lightly tanned skin, striking blue eyes, an athletic build, and a few tattoos that, back then, made him look like a movie star.
My mother, on the other hand, was elegance itself. She had long black hair flowing down her back, gentle eyes, and a natural beauty that turned heads wherever she went.
They were truly a beautiful couple.
And me?
Well... as I always say...
I turned out to be a bit of a Samantha Fox.
With a few extra curves...
and enough hair to make even a lion jealous!
Then, during my high school years, the ugly duckling finally decided to become a beautiful white swan.
My goodness...
I'm so modest!
Those summers on the island during high school were probably the happiest years of my youth.
Friends.
The sea.
Midnight swims.
Long summer nights.
Endless laughter.
Freedom.
And that wonderful feeling that summer would last forever.
Of course, there was also a boy in our group.
We liked each other.
It was one of those innocent teenage crushes, full of dreams and excitement.
But destiny had other plans.
Because back in my hometown, the man I believed was my Prince Charming was already waiting for me.
Every year, the Feast of the Assumption (Ferragosto) brought the biggest celebration to Žman.
The whole village came alive with music, laughter, dancing, and joy.
Then came ten more magical days before it was finally time to return to reality.
The hardest moment always came on the same day.
When the ferry docked in Zadar.
The moment I stepped onto the pier...
I started crying.
Leaving the island always felt like leaving a piece of my heart behind.
Then high school came to an end.
Work began.
Life changed.
But one thing never changed...
dance.
My dance group started performing all over Istria and the surrounding areas throughout the summer, and for many years I no longer had the chance to return to my beloved Long Island.
Until five years ago.
And when I finally returned...
it felt like coming home.
UNA FAMIGLIA AD ALTO VOLUME
A
23 anni mi sono sposata. Sono arrivate le responsabilita', poi i figli e tutto il resto che la vita porta con se'...Ma questo non significa affato che nei primi anni ce ne stessimo chiusi in casa- anzi! La mia migliore amica da trent'anni -la mia vicina e madrina di mio figlio- insieme al suo compagno, e' sempre stata una presenza costante nelle nostre vite. Uscivamo, facevamo pazzie, ballavamo...Quei momenti non si dimenticano facilmente...mai! Naturalmente anche il mio "Perfetto" ballava, ma in coppia- non come me: completamente pazza, travolta dall' hip hop, dalla danza moderna e contemporanea, con mille idee folli coreografie che mi correvano nella testa. Pero' ballava cosi' bene che tutti lo guardavano. Diciamo la verità: le donne facevano naturalmente fatica a resistergli. Ricordo quando io e la mia amica matta giravamo locali ovunque andassimo. E quando bevevamo (e attenzione- noi siamo matte anche senza alcool!), la vescica diventava improvvisamente un problema molto serio....Ma mai abbastanza serio da impedirci di fare pipi' dietro un cespuglio, tra risate isteriche e urla drammatiche: -"Non ce la faccio piu'!" Tempi folli. Tempi meravigliosi. E decisamente poco eleganti! Poi, quando avevo 24 anni, e' arrivata la mia principessa- la chiameremo Piccola. La preferita di mio padre, la sua cocca, sua nipote, il nostro amore piu' grande...mia figlia. Una di quelle creature che ti fanno credere di nuovo nei miracoli. Quasi non sapeva nemmeno cosa significasse piangere. Si svegliava nel lettino senza fare rumore, e nessuno si accorgeva nemmeno che fosse sveglia: occhi spalancati e un sorriso appena li apriva. Una bambina da sogno. Crescendo, io continuai a lavorare come coreografa, e lei, ancora piccolissima, inizio' a ballare a soli quattro anni... E non ha mai smesso. Fino al matrimonio. Sette anni dopo nacque mio figlio-lo chiameremo Urlatore. Beh...diciamo solo che la pace zen di sua sorella e' scappata di casa esattamente nel momento in cui lui e' arrivato! Quel bambino non smetteva mai di piangere. Ventiquattro ore al giorno. Urlava per qualsiasi cosa. Niente risate-solo pianti e urla....Praticamente sangue dalle orecchie! (Va bene, scherzo...ma quasi.) E gia' che parliamo del battesimo: insieme alla madrina- la mia migliore amica e vicina - il prete gli fece il segno della croce piu' volte.... Onestamente, sembrava che stessimo portando un piccolo cantante heavy metal direttamente all'altare! Ed eccolo oggi, il mio Urlatore....Oggi ha 22 anni e quando gli chiedo: -"Ma scusa, perche' urli?" Lui mi risponde: -"Io non urlo, e' che parlo cosi'" E alla fine di questo capitolo, diciamo la verita'.... Il sangue non e' acqua. Forse qualcosa l'ha preso da sua madre, perche' diciamocelo- nemmeno io parlo proprio piano. No, no. La mia modalità volume e' stata impostata al massimo fin dalla nascita!Io non urlo... Mi esprimo semplicemente con entusiasmo amplificato. A casa nostra nessuno litiga-comunichiamo solo ad alta intensita', da una stanza all'altra, senza bisogno del telefono. La mia famiglia? La combinazione perfetta di caos, amore, risate e follia quotidiana... Praticamente la The Addams Family-ma con molto piu' rumore, piu'abbraci e decisamente troppi decibel! E LA STORIA CONTINUA!
UNA FAMIGLIA AL MASSIMO DEL SUO VOLUME
Ventitré anni fa mi sono sposata. Sono arrivate le responsabilità, poi i figli e tutto il resto che la vita porta con sé… Ma questo non significa certo che abbiamo trascorso i primi anni chiusi in casa, anzi! La mia migliore amica da trent'anni, la mia vicina di casa e madrina di mio figlio, insieme al suo compagno, è sempre stata una presenza costante nelle nostre vite. Uscivamo, facevamo cose folli, ballavamo… Quei momenti non si dimenticano mai… mai!
Certo, anche il mio “Uomo Perfetto” ballava, ma non in coppia come facevamo noi: completamente scatenato, a volte con hip hop, danza moderna e contemporanea, con mille coreografie pazze che gli frullavano per la testa. Ma ballava così bene che tutti lo guardavano. E diciamocelo, le donne facevano fatica a resistergli.
Ricordo quando io e la mia amica, completamente pazze, ci aggiravamo per i locali ovunque andassimo. E quando bevevamo (attenzione, non eravamo certo amanti dell'alcol!), improvvisamente la vescica diventava un problema molto serio... Ma mai abbastanza serio da impedirci di fare pipì dietro un cespuglio, tra risate isteriche e grida drammatiche di: "Non ce la faccio più!".
Tempi folli. Tempi bellissimi. E, diciamocelo, decisamente non eleganti!
Poi, quando avevo 24 anni, è arrivata la mia principessa: la chiameremo La Piccola. La preferita di papà, la sua piccola copia, sua nipote, il nostro primo grande miracolo... mia figlia. Una di quelle piccole anime che ti fanno credere di nuovo nei miracoli. Non sapeva quasi nemmeno cosa significasse piangere. Si svegliava nella sua culla senza emettere un suono, e nessuno si accorgeva nemmeno che era sveglia: occhi spalancati e un sorriso che le spuntava sul viso non appena mi avvicinavo. Una bambina da sogno.
Mentre cresceva, ho continuato a lavorare come coreografa, e lei, ancora così piccola, ha iniziato a ballare a soli quattro anni... E non ha mai smesso. Fino al giorno del suo matrimonio.
Sette anni dopo, è nato mio figlio, che chiameremo "L'Urlatore". Beh... diciamo solo che la pace e la tranquillità in casa di mia sorella sono svanite nel momento stesso in cui è arrivato! Quel bambino non ha mai smesso di piangere. Ventiquattro ore su ventiquattro. Urlava per qualsiasi cosa. Niente risate, solo pianti e urla... Praticamente sangue dalle orecchie! (Ok, sto scherzando... quasi.)
E visto che stiamo parlando del battesimo: insieme alla madrina, la mia migliore amica e vicina di casa, il prete si è fatto il segno della croce più volte... Onestamente, sembrava che stessimo portando un piccolo cantante heavy metal direttamente all'altare!
Ed eccolo qui oggi, il mio "L'Urlatore"... Ora ha 22 anni e quando gli chiedo:
"Scusa, perché urli?",
lui risponde:
"Non sto urlando, è solo il mio modo di parlare!".
E alla fine di questo capitolo, diciamocelo: il sangue non è acqua. Forse ha ereditato qualcosa da sua madre perché – diciamocelo – neanche io parlo esattamente a bassa voce. No, non lo faccio. La mia "modalità volume massimo" è impostata al massimo fin dalla nascita! Non urlo… semplicemente mi esprimo con entusiasmo e intensità.
A casa nostra nessuno litiga – comunichiamo semplicemente ad alto volume, da una stanza all'altra, senza bisogno del telefono.
La mia famiglia? La combinazione perfetta di caos, amore, risate e follia quotidiana… In pratica la Famiglia Addams, ma con molto più rumore, più abbracci e decisamente troppi decibel!
E LA STORIA CONTINUA!
LA MIA AMICA.....MENOPAUSA
E cosi'.....continuiamo. Vi ho già raccontato di mio figlio Urlatore, dei timpani perforati e del sangue dalle orecchie...ma, ad essere sincera, non sono certo migliore di lui. Ogni donna ha il suo cantante preferito.. E anch'io ho il mio. Vieni a chiamarlo? Un amore musicale? Una dipendenza? Una storia d'amore lunga piu' di tren't anni.? Lo seguo da oltre 30 anni. Amo le sue canzoni in un modo quasi imbarazzante. Io e la mia migliore amica? Completamente pazze di lui...fino al dolore! Ogni concerto? Primo file, naturalmente. Ovunque lui andasse...io c'ero. Inventari? Programmi? Organizzazione Militare! Siamo persino finiti
in un suo videoclip girato dalle nostre parti. Ben 15 secondi di gloria! Ma il vero problema non era questo. Il problema erano i miei figli: la mia Piccola e il mio Urlatore. Credo sinceramente che hanno subito dei piccoli traumi infantili. Perche' in casa si ascoltava LUI. SEMPRE! Mentre cucine? LUI. Mentre pulivo? LUI. In macchina andando a scuola a portare i figli? Ovviamente lui! E non solo si ascoltava...io cantavo anche! Una squarciagola! Perfino quando li addormentavo da piccoli, invece delle ninne nanne...cantavo le sue canzoni. Traumi infantili. Sangue dalle orecchie. Sopravvivenza pura. Ancora oggi mi chiedono: - "Mamma ...vai di nuovo al concerto?" Ma nemmeno aspettano la risposta.- "Che domanda stupida...certo che ci vai!" E hanno ragione. Sono cresciuta con le sue canzoni. Mi sono innamorata, ho pianto, ho riso, ho vissuto. E ancora oggi, quando la giornata e' storta...cuffie nelle orecchie e lui sistema tutto. Pero'...ultimamente le giornate storte sono parecchie. E non è colpa mia. Sono gli anni...53 in arrivo. Ma soprattutto....e' colpa di LEI. La mia altra amica. Quella che mi accompagna ovunque da anni. Mi segue mentre dormo, mentre lavoro. Molto premurosa, devo dire. Di notte mi sveglia. Quando ho caldo mi scopre. Quando ho freddo mi copre. Asciuga le mie lacrime mentre ascolto le sue canzoni...e parla con me per farmi stare meglio. Ultimamente, pero'...giuro che sento perfino la sua voce nella testa. Un attimo rido...Un attimo dopo piango. Non so se dovrei preoccuparmi...ma continua a suggerirmi di infilare la testa nel congelatore. Che matta! Strano, vero?! E' arrivato il momento di rivelare la sua vera identita'. Si chiama....
MENOPAUSA!!!! Per colpa sua sto diventando pazza! E intanto parte la canzone di LUI: "MUOIO CENTO VOLTE AL GIORNO"... E a te , cara amica Menopausa...non potrebbe importare di meno! Alla prossima puntata...
Donne, fate attenzione a certe "amiche"!
LA MIA AMICA TOSSICA SI CHIAMA MENOPAUSA... E SI RIFIUTA DI ANDARVENE
Bene... proseguiamo.
Vi ho già parlato di mio figlio, The Screamer , dei timpani perforati e del sangue che gli usciva dalle orecchie... ma onestamente, non sono messa molto meglio neanche io. Ogni donna ha il suo cantante preferito. E sì... io ho decisamente il mio. Come dovrei definirlo? Un'anima gemella musicale? Un'ossessione? Una storia d'amore che dura da più di 30 anni? Lo seguo da oltre trent'anni. Adoro le sue canzoni in un modo che probabilmente è un po' malsano. E io e la mia migliore amica? Completamente pazze di lui... oltre ogni limite! Ogni concerto? In prima fila, ovviamente. Ovunque fosse... noi eravamo lì. Pianificavamo, organizzavamo, facevamo programmi come se fosse una missione militare! Siamo persino finite in uno dei suoi video musicali girato vicino alla nostra città. Quindici gloriosi secondi davanti alla telecamera! Ma onestamente, non era questo il vero problema. Le vere vittime di questa storia sono stati i miei figli: i miei piccoli Principi e il mio The Screamer. Credo davvero che abbiano subito un trauma infantile. Perché a casa, era sempre LUI a suonare. Mentre cucinavo? Lui. Mentre pulivo? Lui. Quando li accompagnavo a scuola? Ovviamente lui! E non solo suonava... cantavo anch'io. A squarciagola. Persino quando erano piccolissimi e li mettevo a dormire, invece delle ninne nanne, ascoltavano le sue canzoni. Trauma infantile. Orecchie sanguinanti. Pura modalità sopravvivenza. Ancora oggi mi chiedono: "Mamma... vai di nuovo a un concerto?" Ma non aspettano nemmeno una risposta. Dicono solo: "Che domanda stupida... certo che ci vai!" E onestamente? Hanno ragione. Sono cresciuta con le sue canzoni. Mi sono innamorata, ho pianto, ho riso, sono guarita e ho vissuto la vita con loro. E ancora oggi, quando ho una brutta giornata, metto le cuffie... e in qualche modo la sua musica risolve tutto. Ma ultimamente... ci sono state parecchie brutte giornate. E no, non è colpa mia. Colpa dell'età... si avvicinano i 53 anni. Ma soprattutto? Colpa di LEI. La mia altra "amica". Quella che mi segue da anni. Mi sorveglia mentre dormo, mentre lavoro... incredibilmente attenta, davvero. Di notte mi sveglia. Quando non dormo, mi scopre. Quando ho freddo, mi copre. Mi asciuga le lacrime mentre ascolto le sue canzoni e mi tiene compagnia quando ho bisogno di conforto. Ma ultimamente... giuro che riesco persino a sentire la sua voce nella mia testa. Un momento rido. Quello dopo piango. Non so se dovrei preoccuparmi, ma continua a suggerirmi di mettere la testa nel congelatore. Pazzesca! Strano, vero? Beh... è ora di rivelare la sua vera identità. Il suo nome è... MENOPAUSA!!! È lei la ragione per cui sto perdendo la testa! E intanto, inizia la canzone: "MUORE CENTO VOLTE AL GIORNO..." E tu, cara amica Menopausa... non te ne potrebbe importare di meno! Alla prossima... Signore, fate attenzione alle amiche come questa!
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PAZZIA😱😄🤣
Non e' stanchezza. E' sopravvivenza materna...con Urlatore! Quando torni a casa pensando di rilassarti...e invece entri in una zona di guerra. A volte non e' stanchezza. E' stanchezza emotiva. Ci sono giorni in cui certe situazioni ti svuotano così tanto che vorresti semplicemente chiuderti in una capsula, nel silenzio assoluto, senza che nessuno ti chieda niente. Nessuna domanda. Nessun "Mammaaaaa"...Nessun dramma domestico. Finisci di lavorare, corri al supermercato, torni a casa, cucini, sistemi, pulisci...e poi arriva la missione finale della giornata: la stanza di mio figlio Urlatore. Anzi, scusate. Tecnicamente si chiama camera da letto. Io la chiamo: IL BRANCOLO. No aspetta... LA ZONA DI GUERA. Li dentro c'è di tutto. Vestiti ovunque. Bicchieri misteriosi. Piatti archeologici. Calzini che probabilmente hanno sviluppato una personalità' propria. E ogni tanto...una buccia di banana. Giuro. Sembra di essere entrato in un negozio di roba usata mescolato con un magazzino di cucina... e forse un laboratorio. scientifico illegale. Mi fermo. Guarda. Respiro. Se Urlatore e' in casa... inizio a urlare. - "Senti bene, Urlatore! Quante volte devo ripetere che i vestiti sporchi vanno nel cesto? I piatti e i bicchieri nella lavastoviglie! Mi hai rotto le uova! ( Non ce le ho...ma con gli anni mi sono cresciute ).Non devo piu' sistemare dietro di te'!" E lui, tranquillo come un monaco zen, risponde: -"Mamma, ma perche' urli? Scrivimi una lista di cosa devo fare. Nessuno ti ha detto di pulire per me. E' la mia stanza. Sistemero' io..." Ah si? Io continuo: - "Tu sistemerai...in quale secolo? Quando saro'in pensione? Serve davvero una lista? Se una forchetta ti pugnesse un occhio in mezzo a tutto quel caos, nemmeno te ne accorgeresti! E i vestiti? Giuro che apro la terrazza e li butto tutti giu'! O meglio ancora: smetto proprio di lavarli. Cosi' quando cercherai la maglietta pulita... vai a cercarla davanti al palazzo dalla vicina!" E lui: - " Mamma...quanto sei nervosa...Sistemero' io..." NERVOSA? Quando sento quella parola.... BOLLO. Come una pentola dimenaticata sul fuoco. E Urlatore mi guarda. Con quella faccia. Come un un vitellino confuso. Perche' ancora non capisce PERCHE' sto urlando. Ora ditemi voi... E' un cervello maschile? (Cari uomini che state leggendo: tranquilli, ci sono sempre le gloriose eccezioni). Perche' per me, tutto cio' che e' sparso E' sparso. Per Urlatore NO. Tutto cio' che è sporco, per me è sporco. Per Urlatore? " Ma no mamma...non cosi' tanto..." E cosi'... dal lunedi al venerdi...OGNI.SINGOLA. SETTIMANA. Forse dovrei girarmi e uscire dalla stanza. Ma ho una malattia per le pulizie. Non ho la pazienza di aspettare che in Urlatore si risvegli improvvisamente il bisogno spirituale di riordinare. E tutto bene? La mamma sistema tutto. Perché io...non riesco a guardarlo. E pensare che quando Urlatore era piccolo era tutto piu' semplice.... Il problema era la pappa, i pannolini, le urla (quelle non sono mai finite). Ma ora? Decisamente piu' difficile. Meno pazienza. Più stress. Arriva il weekend e pensi: "Finalmente mi rilasso..." Che battuta. Perche' nella mia casa... parlano tutti tantissimo. La mia mamma? Una bambina adorabile. L'amo. Ma credo proprio che la parlatina sia nel DNA di famiglia. Poi arriva Urlatore: - "Ehi mamma..." Quando sento quelle due parole...mi spuntano altri capelli bianchi per disperazione esistenziale. E allora? Cuffie nelle orecchie. Musica alta. Io guardo solo le bocche che si muovono...ma non sento niente. PACE ASSOLUTA. Che meraviglia. A volte rido e mi chiedo: Come faccio a essere ancora normale?.... O forse non lo sono più' Care mamme... e anche voi che sopravvivete alla vita domestica...alla prossima storia vera di sopravvivenza familiare!
MADNESS!!!! 🤣😄😱
It’s Not Tiredness. It’s Mom Survival Mode… with The Screamer!
When you come home hoping to relax… but instead walk straight into a war zone.
Sometimes it’s not physical exhaustion.
It’s emotional exhaustion.
Some situations drain you so much that, on certain days, you’d happily lock yourself inside a silent capsule where absolutely nobody asks you anything.
No questions.
No drama.
No one yelling:
“Mooooom…”
You finish work, rush to the grocery store, get home, cook, clean, tidy the house…
And then comes the final boss of the day:
The Screamer’s room.
Well…
Technically, people call it a bedroom.
I call it:
THE DEN.
Actually, scratch that.
THE WAR ZONE.
There’s everything in there.
Clothes everywhere.
Random glasses.
Archaeological plates.
Socks that have probably developed emotions and legal rights.
And sometimes…
a banana peel.
Yes.
An actual banana peel.
Honestly, walking into that room feels like entering a second-hand store mixed with a kitchen warehouse… and possibly an abandoned science experiment.
I stop.
I stare.
I breathe.
And if The Screamer happens to be home…
I start screaming.
— “Listen to me! How many times do I have to repeat this? Dirty clothes go in the laundry basket! Dirty plates and glasses go in the dishwasher! You’ve officially broken my eggs!
(I don’t actually have any… but somehow they’ve grown with age 😱😄).
I am NOT cleaning up after you anymore!”
And then, in the calmest voice imaginable, like some teenage Zen monk, he says:
— “Why are you yelling, Mom? Just write me a list of what I need to do. Nobody told you to clean after me. It’s my room. I’ll deal with it…”
Oh really?
Then I continue:
— “You’ll deal with it WHEN? After I retire? Why do you even need a list? If a fork stabbed you in the eye through all those dishes, you still wouldn’t notice it needed moving! And the clothes? I swear I’m opening the terrace door and throwing everything outside! Better yet—I’ll stop washing them altogether. Then when you ask where your clean shirt is, go look for it downstairs in front of the building near the neighbor!”
And him?
— “Mom, you’re so nervous… I’ll clean it.”
Nervous?!
The moment I hear that word…
I BOIL.
Instantly.
Like a forgotten pot on the stove.
And The Screamer just stares at me.
Like a confused baby cow.
Still trying to understand why exactly I’m yelling.
Now tell me honestly…
Is this a male brain thing?
(To the men reading this: exceptions absolutely exist, so please don’t be offended 😄).
Because to me?
If something is lying around—
IT’S MESSY.
To The Screamer?
“Nah, not really.”
If something is dirty—
IT’S DIRTY.
To The Screamer?
“Mom… it’s not THAT dirty.”
And so the cycle continues.
Monday through Friday.
Every.
Single.
Week.
Maybe I should just turn around and walk away.
But unfortunately, I suffer from a condition called:
Cleaning Obsession Syndrome.
I simply don’t have the patience to wait for some magical moment when The Screamer suddenly awakens with an uncontrollable urge to clean.
And in the end?
Mom fixes everything.
Because honestly…
I just can’t look at it anymore.
And the funny thing is…
When The Screamer was little, life actually felt easier.
Back then the problems were diapers, feeding, and screaming…
(Okay, the screaming never actually stopped 😄).
But now?
Definitely harder.
Less patience.
More stress.
The work week ends and the weekend arrives.
You think:
“Finally… time to relax.”
HAHAHAHA.
Cute idea.
Because in my house…
everyone talks. A LOT.
My mom? She’s adorable. I love her to pieces.
But I think talking way too much simply runs in our DNA 😄
And then comes The Screamer:
— “Hey Mom…”
The moment I hear those two words…
I get even more gray hairs on top of the gray hairs I already earned from life.
So what do I do?
Headphones on.
Music up.
I just watch mouths moving…
but hear absolutely nothing.
PURE PEACE.
What luxury.
Sometimes I laugh and ask myself:
How on earth have I stayed normal?
…
Maybe I haven’t 😄
Dear readers—
especially all the moms out there surviving domestic chaos…
Until the next real-life survival story! 💛
CRISI DI MEZZA ETA'.... HO SEMPLICEMENTE UNA SECONDA PUBERTA'?
Crisi di Mezza Età… o Semplicemente una Seconda Pubertà? 😄
Cari miei, eccomi di nuovo qui, immersa nella mia quotidianità…
Come si descrive una crisi di mezza età? 😃
Beh, penso sia una crisi… oppure forse sono semplicemente IO… fatta così come sono.
Tutti noi – donne, ma anche uomini (non fate finta di essere morti 😄) – sogniamo l'amore eterno, la tenerezza, le farfalle nello stomaco e quelle famose “scosse” della cotta folle.
E sì, senza censura parliamo anche di sesso. Certo.
Siamo tutti fatti di carne e ossa.
Ok… noi donne però siamo una categoria a parte.
Siamo fatti di carne, ossa e sindrome premestruale!!!!! 😱🤣
E dei problemi ormonali meglio non iniziare nemmeno a parlarne… Dio ci ha creato così.
In una sola giornata possiamo essere triste, felici, matte, irritabili, emotive, pericolose per chi ci sta intorno…
Hmmm… credo sinceramente che un manuale per capire il nostro comportamento non esista!
E se esistesse, supererebbe perfino la Bibbia 😃… e pura l'enciclopedia!
Sogniamo l'amore.
Quel sesso folle, cinematografico…
Massimo Torricelli 😛…
Ma diciamoci la verità: alla nostra età non dura più 365 giorni…
più o meno 365 SECONDI! 😱🤣
(Sì, sto parlando di sesso.)
Oppure Christian Grey di 50 sfumature di grigio…
Per quanto mi riguarda, sono più 50 sfumature di rosso dalla disperazione 😄
Non ho più pazienza per tutte quelle cose del tipo:
Devi fare così. Devi fare cosà.
Attenta alla cellulite.
Attenta alla pancia.
Attenta a questo, attenta a quello…
Insomma… un sacco di cose.
PERÒ…
La gente in qualche modo pensa che dopo i 50 anni tu diventi calma, saggia, spiritualmente evoluta.
Una di quelle donne serene che bevono tisane, leggono libri profondi e non si fanno più minimamente distrarre dagli uomini.
Che tenerezza. 😄
E io?
Eccomi qui a fingere di essere una donna seria e matura, mentre dentro di me vado completamente in tilt perché un uomo bello aveva delle belle spalle.
Sul serio…
Chi è che mi aveva promesso la pace mentale dopo i 50? Vorrei parlare con il responsabile. 😅
E spiegatemi una cosa:
Da quando gli uomini belli sono improvvisamente OVUNQUE?!
E per favore, non raccontatemi quella favoletta:
“Io ormai gli uomini non li guardo più…”
Certo.
Certissimo.
Nel frattempo i miei occhi hanno sviluppato un sistema GPS avanzato.
Vista frontale.
Vista laterale.
Quel giro di testa totalmente “casuale”.
E a quanto pare ormai riesco pure a vedere con la nuca.
A 53 anni.
Cinquantatré.
Uno passa vicino a me e improvvisamente mi raddrizzo, mi sistemo i capelli e assumo quell'aria misteriosa come se fossi diventata improvvisamente affascinante e irresistibile.
Donna... calmati con gli ormoni. 😄
Pensavo che a questa età sarei stata più zen.
Più saggia.
Più concentrata sulla pace interiore.
E invece eccomi qui, a fare analisi visive completamente inutili stile FBI:
Occhi? Belli.
Sorriso? Pericoloso.
Braccia? Ma siamo seri?
Voce profonda? Signore, dammi la forza.
E no, non voglio fare quella “signora perbene” che dice:
“Io? Guardare? Ma figurati…”
Ma dai.
Guardo eccome.
Con discrezione?
Discutibile. 😅
E ormai davvero non lo so più…
È una crisi di mezza età?
Una seconda pubertà?
Un'adolescenza arrivata con trent'anni di ritardo?
Oppure è semplicemente Dio che mi sta ricordando:
“Tesoro, sei ancora viva.”
E sapete una cosa?
Forse non è affatto una crisi.
Forse è semplicemente la prova che dentro di me vive ancora quella ragazza di 17 anni…
solo con qualche ruga in più, molta più esperienza…
e decisamente molta meno pazienza. 😂
IL MIO TOSSICO FRIEND IS CALLED MENOPAUSE...AND SHE REFUSES TO LEAVE
Midlife Crisis… or Just a Second Puberty? 😄
My dear people, here I am again, back in my everyday chaos…
How do you even describe a midlife crisis? 😃
Well, I think it’s some kind of crisis… or maybe it’s just ME… exactly the way I am.
All of us — women, but men too (don’t pretend you’re innocent here 😄) — dream of eternal love, tenderness, butterflies in our stomachs, and those famous sparks of falling hopelessly in love.
And yes, let’s not censor ourselves — we talk about sex too.
Of course.
After all, we’re all human.
Okay… but us women? We’re a special category.
We’re made of flesh, bones, and PMS!!!!! 😱🤣
And don’t even get me started on hormonal chaos… God made us this way.
In a single day, we can be sad, happy, crazy, grumpy, emotional, and occasionally dangerous to everyone around us…
Hmmm… honestly, I don’t think a manual for understanding women exists.
And if it did, it would probably be longer than the Bible 😃… and definitely bigger than an encyclopedia!
We dream of love.
Of wild, movie-like passion…
Of Massimo Torricelli 😛…
But let’s be honest — at our age, it doesn’t last 365 days anymore…
more like 365 SECONDS! 😱🤣
(Yes, I’m talking about sex.)
Or maybe Christian Grey from Fifty Shades of Grey…
In my case, it’s more like Fifty Shades of Red from frustration 😄
I no longer have the patience for all that:
You have to do this. You have to do that.
Watch the cellulite.
Hide the belly.
Fix this.
Cover that.
Honestly… enough already.
BUT…
People somehow think that once you turn 50, you magically become calm, wise, spiritually enlightened.
One of those peaceful women who drinks herbal tea, reads deep books, and is no longer remotely interested in men.
How adorable. 😄
And me?
Here I am pretending to be a serious, mature woman, while internally going completely into meltdown mode because some handsome man happened to have really nice shoulders.
Seriously…
Who exactly promised me mental peace after 50? Because I’d like to speak to the manager. 😅
And explain something to me:
Since when are attractive men suddenly EVERYWHERE?!
And please, don’t sell me that story:
“Oh, men don’t interest me anymore…”
Sure.
Absolutely.
Meanwhile, my eyes have apparently developed an advanced GPS system.
Front view.
Side view.
That completely “accidental” head turn.
And at this point, I swear I can even see with the back of my head.
At 53 years old.
Fifty-three.
Someone walks by and suddenly I sit up straighter, fix my hair, and strike that mysterious pose like I’ve suddenly become some irresistible femme fatale overnight.
Woman… calm your hormones. 😄
I thought by this age I’d be more zen.
Wiser.
More focused on inner peace.
Instead, here I am doing completely unnecessary FBI-level investigations:
Eyes? Beautiful.
Smile? Dangerous.
Hands? Are we serious right now?
Deep voice? Lord, give me strength.
And no, I’m not going to pretend to be that “proper lady” who says:
“Me? Looking? Oh, never…”
Please.
I look.
Absolutely.
Discreetly?
Debatable. 😅
And now I honestly don’t know anymore…
Is this a midlife crisis?
A second puberty?
Teenage hormones arriving thirty years late?
Or is God simply trying to remind me:
“Darling, you’re still alive.”
And you know what?
Maybe this isn’t a crisis at all.
Maybe it’s just proof that the 17-year-old girl inside me is still alive…
just with a few more wrinkles, a lot more experience…
and dramatically less patience. 😂
VIVO CON UNA BONTA' CHIAMATA ROKI (CANE) E UNA MAFIA FELINA SUPER ORGANIZZATA 😱❤️🔥🥰
( Un vero Bronx, ragazzi.)
Oggi mi è presa una forte nostalgia del mio Tomi… il gatto che purtroppo non c'è più da oltre un anno. Ora è tra gli Angeli… 💔
A causa della malattia abbiamo dovuto lasciarlo andare. Fa ancora maschio. E farà sempre maschio.
Ma oggi voglio parlarvi di lui come se fosse ancora qui. Perché, diciamoci la verità… in qualche modo lo è ancora.
È presente nei ricordi, nelle risate, nelle follie che combinava… e naturalmente lui era il capo della banda, il primo ad essere arrivato in casa❣️
Il mio numero uno 🥰
Ovviamente vi avevo già detto che casa mia è piena. Non conto Urlatore... lui è un essere umano. Mio figlio 😃
Anche mia mamma, eterna bambina… è un essere umano 😊
E ora… è arrivato il momento di presentarvi la mia banda domestica.
1° posto — TOMI
Una furba creatura bianca e nera. Occhi enormi, cuore enorme e una gigantesca palla di pelo amante delle coccole.
Ma non lasciatevi ingannare da quello sguardo innocente… il signore era il capo della mafia felina.
Organizzatore. Strategia. Cervello dell'operazione.
2° posto — Re Arturo
Uno che ama stare soprattutto… con sé stesso 😃
Sempre per conto suo, brontolone, non vuole essere disturbato mentre dorme.
Le coccole? Forse una volta al mese... e solo quando SUA MAESTÀ decide.
E pensare che quando è arrivato aveva appena un mese e lo nutrivo col biberon… oggi mi guarda come se fossi un controllo fiscale.
3° posto — Leo, il signore nero dalmata
L'ho portato da Isola Lunga sei anni fa.
Un tipo tranquillo, rilassato, che puoi coccolare quando vuoi.
Ma è anche quello che alle 5 del mattino mi sveglia con una zampetta in faccia, proprio nel momento in cui sto dormendo meglio.
Il suo sguardo dice tutto:
"Forza mamma, alzati. È ora. Abbiamo fame. La colazione non si serve da sola."
4° posto — Tyson
Il signore tigrato ex-senzatetto salvato dalla strada da Urlatore.
Mi ha conquistata subito con quegli occhioni tristi.
Fa l'innocente... ma fidatevi: anche lui fa parte dell'operazione.
5° posto — Roki
Specie conosciuta come: cane 🐶
Mediatore di pace.
Rappresentante ufficiale della NATOOOO dell'alleanza felina 😃
Osserva tutto da lontano e cerca solo di evitare grandi conflitti.
Tipo di canne che probabilmente pensa:
"Ma davvero? Ancora?"
E ora che vi ho presentato questa organizzazione criminale altamente specializzata…
È arrivato il momento di parlare del loro lavoro notturno principale.
FURTO DI CIBO.
E qui non stiamo parlando di piccoli crimini.
No, no.
Qui abbiamo professionisti.
Strategia.
Operativi.
Ragazzi… Tomi apriva il cassetto del cibo con la zampa come se lavorasse nelle forze speciali.
La scena era più o meno questa:
Tomi (sussurrando):
"Ok ragazzi, stasera grande operazione. Ho visto che mamma ha comprato il Whiskas. Dorme profondamente. Leo, tu vai per primo. Tyson controlla la situazione. Arturo, come sempre, non parteciperà perché il signore ha cose più importanti da fare — dormire ed essere scontroso."
Leo:
“Capo… e se mamma si sveglia?”
Tomi:
"Non si sveglierà. Però attenzione... niente casino come l'altra volta. Stavamo quasi per essere scoperti."
Tyson, con i suoi occhioni tristi:
“Io sto solo osservando…”
Roki, rappresentante della NATOOOO, alza gli occhi al cielo:
“Ragazzi… di nuovo? Sul serio?”
E poi parte dell'operazione.
Silenziosamente.
Piano, piano...
Una zampa.
Poi un'altra.
Il cassetto si apre.
E io dormo senza avere idea che in casa mia si sta svolgendo:
Mission Impossible: Cat Edition.
Mi capitava di svegliarmi nel cuore della notte e andare piano piano, in punta di piedi, verso la cucina...
E lì trovavo la scena del crimine.
Tomi sopra.
Con la sua zampetta apriva lo sportello dove trattenevamo il loro cibo.
Il resto della mafia sotto, in attesa che cadesse crocchetto o che si aprisse un sacchetto per potersi servire con molta eleganza 😃
E io lì, scioccata qualche, che urlavo:
"Ma banda di delinquenti! Che state facendo?! Ladriiiii!" 😱🤣
E loro?
Via.
Scappavano come veri criminali.
Ognuno dalla propria parte.
Come se fosse arrivata la polizia.
La mia banda…
La mia amata banda❣️
Darei tutto per loro.
E non mi pesa pulire ogni giorno.
Non mi pesa raccogliere peli ovunque, dare da mangiare, prendermi cura di loro.
Perché li amo così tanto che ormai non riesco più a immaginare la vita senza di loro.
La mia commedia.
La mia follia.
Il mio tutto ❤️🔥
Ma da quando Tomi è andato dall'altra parte dell'arcobaleno…
La banda non opera più.
Hanno perso il loro capo.
E in qualche modo…
Sembra quasi che tutti lo sappiano.
Ma sia chiaro: con loro non ci si annoia mai.
Quando sto male, quando sono triste, quando piango...
Quelle dolci palle di pelo si sdraiano vicino a me, mi circondano e iniziano a fare le fusa.
E subito mi sento meglio.
Più leggiera.
Più tranquilla.
Ok… re Arturo è un caso a parte 😃
Lui è immune a tutto.
Brontolone per natura.
E qui si conclude questo capitolo della mia casa-famiglia un po' folle ❤️
Perché solo chi ha animali può capire davvero una cosa:
A volte amo più loro del genere umano in generale.
E sì…
Preferisco passare il tempo con loro piuttosto che con tante persone ❤️🔥❤️🔥
Alla prossima storia… 😘
Vivo con un gran tenerone di nome Roki (un cane) e una mafia felina altamente organizzata 😱❤️🔥🥰
(Una situazione tipica del Bronx, gente.)
Oggi mi sento nostalgica del mio Tomi... il mio gatto che, purtroppo, se n'è andato più di un anno fa. È lassù con gli angeli 💔
A causa di una malattia, abbiamo dovuto lasciarlo andare.
Fa ancora male.
E farà sempre male.
Ma oggi voglio scrivere di lui come se fosse ancora qui.
Perché, onestamente... in un certo senso, lo è ancora.
È presente in ogni ricordo, in ogni risata, in ogni follia che faceva... e ovviamente, era il capo della banda, il primo ad arrivare a casa nostra ❣️
Il mio numero uno 🥰
Certo, vi ho già detto che la mia casa è piena.
Non conto The Screamer... è umano. Mio figlio. Un vero essere umano 😃
Mia mamma, un'eterna bambina... anche lei umana 😊
E ora...
Lasciate che vi presenti la mia banda domestica.
1° posto — TOMI
Una creatura intelligente in bianco e nero.
Grandi occhi, un cuore enorme e una gigantesca palla di pelo amante delle coccole.
Ma non lasciatevi ingannare da quella faccia innocente...
Questo gentiluomo era il capo della mafia felina.
L'organizzatore.
Lo stratega.
La mente dietro ogni operazione.
2° posto — Re Artù
Un gatto che per lo più si diverte... da solo 😃
Sempre in giro a fare le sue cose, scontroso e assolutamente non interessato a essere disturbato mentre dorme.
Coccole?
Forse una volta al mese.
E solo quando SUA MAESTÀ lo decide.
E pensare che... quando è arrivato, aveva solo un mese e l'ho allattato con il biberon.
Ora mi guarda come se fossi un ispettore delle tasse.
3° posto — Leo, il gentiluomo nero della Dalmazia
L'ho portato a casa da Long Island sei anni fa .
Un'anima rilassata e tranquilla che puoi accarezzare quando vuoi.
Ma è anche quello che mi sveglia alle 5 del mattino con una zampa in faccia, proprio quando sto dormendo il sonno più bello di sempre.
La sua faccia dice tutto:
"Dai, mamma. Alzati. È ora. Abbiamo fame. La colazione non si servirà da sola."
4° posto — Tyson
Il piccolo e colorato ex gentiluomo di strada salvato da The Screamer.
Mi ha conquistato completamente con quei suoi occhietti tristi.
Si comporta in modo innocente...
Ma fidati, fa assolutamente parte dell'operazione.
5° posto — Roki
Una specie comunemente nota come: cane 🐶
Negoziatore di pace.
Rappresentante ufficiale della NATOOO Cat Alliance 😃
Osserva tutto da bordo campo e cerca semplicemente di impedire che si verifichino conflitti importanti.
Il tipo di cane che sta chiaramente pensando:
"Davvero? Di nuovo?".
E ora che vi ho presentato questo gruppo criminale altamente organizzato...
è il momento di parlare della loro principale attività notturna.
FURTO DI CIBO.
E non stiamo parlando di piccoli reati.
Oh no.
Questi sono professionisti.
Strateghi.
Agenti.
Persone... Tomi apriva il cassetto del cibo con la zampa come se lavorasse nelle forze speciali.
La scena era più o meno questa:
Tomi (sussurrando):
"Bene ragazzi, stasera c'è una grande operazione. Ho visto che la mamma ha comprato Whiskas oggi . Sta dormendo profondamente. Leo, vai tu per primo. Tyson, fai la guardia. Arthur, come al solito, non parteciperà perché Sua Maestà ha cose più importanti da fare: dormire ed essere di cattivo umore."
Leo:
"Capo... e se la mamma si sveglia?"
Tomi:
"Non si sveglierà. Ma fate attenzione... non rovesciate niente come l'ultima volta. Ci hanno quasi beccati."
Tyson, con quegli occhi da cucciolo triste:
"Sto solo osservando..."
Roki, rappresentante dell'alleanza NATOOO, alza gli occhi al cielo di lato:
"Ragazzi... di nuovo? Sul serio?"
E poi inizia la missione.
Silenziosamente.
Lentamente.
Una zampa.
Poi un'altra.
Il cassetto si apre.
Ed eccomi lì, che dormo pacificamente, completamente ignara che dentro casa mia sta succedendo questo:
Missione Impossibile: Edizione Gatti.
A volte mi svegliavo nel cuore della notte e mi intrufolavo silenziosamente in cucina...
Solo per scoprire la scena del crimine.
Tomi in alto.
Che usava la zampa per aprire l'armadietto dove tenevano il cibo. Il resto della mafia in attesa sotto, sperando che cadessero
dei croccantini o che un sacchetto di cibo si aprisse magicamente così da potersi servire educatamente 😃 E io ero lì, completamente scioccata, a gridare: "Voi piccola banda di criminali! Cosa state facendo?! Ladri!" 😱🤣 E loro? Spariti. Che scappavano come veri scassinatori. Ognuno in una direzione diversa. Come se fosse appena arrivata la polizia. La mia banda… La mia amata banda ❣️ Darei qualsiasi cosa per loro. E onestamente? Pulire ogni giorno non mi dà fastidio. Il pelo dappertutto non mi dà fastidio. Nutrirli, prendermi cura di loro… niente di tutto ciò mi sembra difficile. Perché li amo così tanto che onestamente non riesco più a immaginare la vita senza di loro. La mia comicità. Il mio caos. Il mio tutto ❤️🔥 Ma da quando Tomi ha attraversato il ponte dell'arcobaleno… La banda non è più operativa. Hanno perso il loro capo.
E in qualche modo…
sembra che lo sappiano tutti.
Ma sia chiaro:
la vita con loro non è mai noiosa.
Quando soffro, quando sono triste, quando piango…
quelle dolci e soffici creature si sdraiano su di me, mi circondano e iniziano a fare le fusa.
E in qualche modo, tutto diventa subito più leggero.
Ok… Re Artù è un caso speciale 😃
Nulla lo scalfisce davvero.
È scontroso per natura.
E questa è la fine della piccola storia di oggi dalla mia casa un po' pazza ❤️
Perché solo chi ha animali può davvero capire questo:
a volte li amo sinceramente più dell'umanità in generale.
E sì…
preferisco davvero passare del tempo con loro piuttosto che con tante persone ❤️🔥❤️🔥
Alla prossima… 😘
ED È PASSATO ANCHE QUESTO COMPLEANNO. 53.
Onestamente?
Ancora non so come sia successo.
Mi sembra ieri di avere trent'anni e qualcosa, ballare fino all'alba e pensare di avere tutto il tempo del mondo.
Pensavo che a questa età sarei stata da qualche parte su una nave da crociera (almeno per due settimane 😃), a godermi la vita…
(quale vita!?)
A vivere vicino al mare, sorseggiando il caffè del mattino con vista sull'orizzonte e dicendo:
“Ecco, finalmente ce l'ho fatta.” 🧐
E invece mi sono svegliata da quel bellissimo sogno e tra un sogno e due battiti di ciglia…
sono passati vent'anni. 😱
Vent'anni di lavoro.
Cucina.
Pulizie.
Sopravvivenza.
Mutui.
Stress.
Respirazione profonda e, a volte, persino respirazione con le branchie.
Perché, diciamoci la verità, la vita a volte sembra davvero una disciplina olimpica alla quale nessuno si è iscritto intenzionalmente.
E io?
Vado avanti.
Non è che abbia molta scelta, considerando che sono nata in questa nostra “terra dei sogni”, dove i soldi crescono sugli alberi, le bollette si pagano da sole e la gente fa due o tre lavori solo per noia e pace interiore.
Nel frattempo mi sono pure beccata l'artrite reumatoide — giusto per non annoiarmi troppo.
Le colleghe al lavoro dicono che la mia seconda casa è la farmacia.
E sapete una cosa?
Hanno ragione.
A volte ho l'impressione che i farmacisti mi conoscono più intimamente di metà dei miei parenti. 🤣
Ma ecco l'ironia della vita —
più mi alleno, meno mi fa male.
Così ora, a 53 anni, sollevo pesi solo per riuscire ad alzarmi dal letto normalmente e infilarmi le calze senza effetti sonori provenienti dalle articolazioni.
Il romanticismo della mezza età.
Succede anche a voi di non sapere più se siete partite o arrivate? 🤣🤣
Entrate in una stanza per prendere qualcosa…
e poi restate lì ferme come delle idiote teletrasportate, guardandovi intorno e cercando di capire:
“Aspetta… ma io cosa sono venuta a prendere?”
Oppure… (parlo alle donne 😃, così non ci sono equivoci)…
vi è mai capitato di tossire così forte per il raffreddore da farvi quasi la pipì addosso…
o magari scappa pure una puzzetta?
(Senza censura 😱😃)
Dai ragazze…
non siamo dame di Parigi.
O eleganti signore finlandesi.
Successo.
Eccome se succede.
E in quel momento speri soltanto che nessuno ha sentito.
O ancora peggio...
annusato. 🤭TERRA
, APRITI E INGHIOTTIMI.
E poi...
vai davanti allo specchio.
Metti gli occhiali da vicino — perché senza ormai non vedi nemmeno lo specchio, figuriamoci te stessa.
Accendi quella luce spietata dello specchio...
ed eccolo lì.
Vedo crescere i peletti.
Sotto il mento.
LA BARBA DELLA NONNA. 😱🧐
Niente.
Vai a comprarti un regolabarba.
Perché evidentemente la pinzetta non basta più.
E davvero...
meglio se quegli occhiali non li mettevo proprio.
E lì inizi a chiederti:
“DIO… MA PERCHÉ NON HAI CREATO LE DONNE SENZA PELI!?”
Lo chiedo seriamente.
Una vita intera a strappare qualcosa.
Sopracciglia.
Gambe.
Ascelle.
E poi, superati i cinquanta, il corpo decide:
"Sai cosa? Adesso ti diamo il pacchetto bonus — LA BARBA." 🤣
E proprio quando pensi di aver visto tutto…
ne trovi un altro.
Lungo. Nerone. Indipendente.
Che evidentemente sta vivendo la sua vita migliore mentre tu stai ancora cercando di vivere la tua. 😱🤣
Però sapete una cosa?
Nonostante tutto…
non mi è ancora passata.
Quella mia strana iperattività interiore.
Credo di esserci nata così.
Io voglio fare tutto.
Subito.
Ora.
Ieri .
Due o tre lavori?
Normale.
Per me stare ferma è il vero problema.
Quando non faccio niente, ho l'impressione che il mio cervello inizi subito a tormentarmi con domande tipo:
"E adesso? Sei sicura che non potrei fare anche qualcos'altro?"
Sono quella persona che è stanca morta, ha male ovunque, si lamenta per cinque minuti…
e poi si iscrive in palestra, inventa un nuovo progetto, scrive un testo a mezzanotte o decide che proprio adesso è il momento perfetto per cambiare mezza vita.
Perché evidentemente sopravvivere non è abbastanza come hobby. 🤣
E forse ho 53 anni.
Forse le mie articolazioni ogni tanto suonano come un vecchio armadio di legno.
Forse la farmacia è davvero la mia seconda casa e la memoria funziona secondo il principio:
“Caricamento in corso…”
Ma una cosa è certa —
sono ancora piena di vita.
E onestamente?
Credo che sia questa la cosa più importante.
Perché forse non sono su quella crociera che immaginavo.
Forse non vivo ancora vicino al mare bevendo il caffè guardando le onde.
Forse la vita non è andata esattamente come me la immaginavo a trent'anni.
Ma non ho ancora rinunciato a me stessa.
E credetemi…
alla nostra età non è affatto poco.
Perché la bambina dentro di me...
urla ancora. 😉!!!
E quindi, ragazze mie —
più giovani, più grandi, come siete…
Siamo tutte ragazze.
Nell'anima
E nella testa.
Indipendentemente dal numero di candele sulla torta.
Alla prossima diretta — calme e tranquile eeeeee😁
PS Tra noi…
esiste uno sponsor per l'incontinenza?
Magari per i pannoloni…
CHIEDO PER UN'AMICA. 😛😉🤭
AND JUST LIKE THAT… THIS BIRTHDAY PASSED TOO. 53.
Honestly?
I still don’t know how it happened.
It feels like yesterday I was in my thirties, dancing until sunrise and thinking I had all the time in the world.
I thought that by this age I’d be somewhere on a cruise ship (at least for two weeks 😃), enjoying life…
(What life exactly!?)
Living somewhere by the sea, sipping my morning coffee while staring at the horizon and saying:
“Ahhh… I’ve finally made it.” 🧐
And then I woke up from that beautiful dream and somewhere between one dream and two blinks…
twenty years disappeared. 😱
Twenty years of working.
Cooking.
Cleaning.
Surviving.
Paying loans.
Losing patience.
Breathing oxygen and occasionally breathing through gills.
Because honestly, life sometimes feels like an Olympic sport nobody actually signed up for.
And me?
I keep going.
Not like I have much choice, considering I was born in this wonderful “dream country” where money grows on trees, bills magically pay themselves and people work two or three jobs purely for fun and inner peace.
Somewhere along the way, I also picked up rheumatoid arthritis — just to keep life from getting too boring.
My coworkers say my second home is the pharmacy.
And honestly?
They’re not wrong.
Sometimes I feel like pharmacists know me more intimately than half of my relatives. 🤣
But here’s the irony of life —
the more I train, the less it hurts.
So now, at 53, I lift weights just to get out of bed like a normal human being and put on socks without my joints sounding like a haunted wooden cabinet.
The romance of middle age.
Does this happen to you too?
You walk into another room for something…
and suddenly just stand there like a teleported idiot, staring around and wondering:
“Wait… what exactly did I come in here for?” 🤣🤣
Or… (asking the ladies 😃 just to avoid confusion)…
have you ever coughed so hard during a cold that you accidentally pee a little…
or maybe fart?
(No censorship here 😱😃)
Come on, ladies…
We’re not elegant women from Paris.
Or classy Scandinavian ladies.
It happens.
Oh yes…
it absolutely happens.
And in that exact moment, all you pray for is that nobody heard it.
Or even worse…
smelled it. 🤭
EARTH, PLEASE OPEN UP AND SWALLOW ME WHOLE.
And then…
you walk to the mirror.
You put on your reading glasses — because without them, you can barely see the mirror, let alone yourself.
You switch on that brutally honest mirror light…
and there it is.
I see little hairs growing.
Under my chin.
LADY BEARD. 😱🧐
Well then.
Time to buy a trimmer.
Because apparently tweezers are no longer a serious solution.
Honestly…
I should never have put those glasses on.
And then you find yourself asking:
“GOD… WHY DIDN’T YOU CREATE WOMEN WITHOUT BODY HAIR!?”
Seriously.
I’m asking.
Your whole life you pluck things.
Eyebrows.
Legs.
Armpits.
And then once you hit your fifties, your body suddenly decides:
“You know what? Here’s your bonus package — A BEARD.” 🤣
And just when you think you’ve seen it all…
you find another one.
Long. Black. Independent.
Clearly living its best life while you’re still trying to live yours. 😱🤣
But you know what?
Despite everything…
I’ve still got it.
That strange inner hyperactivity of mine.
I think I was born this way.
I want to do everything.
Immediately.
Now.
Yesterday.
Two or three jobs?
Totally normal.
Sitting still is actually my problem.
Whenever I’m doing nothing, I feel like my brain immediately starts bullying me with questions like:
“So… what now? Are you absolutely sure you couldn’t start something else?”
I’m the type of person who’s completely exhausted, half her body hurts, complains for five minutes…
and then signs up for a workout, starts a new project, writes at midnight or suddenly decides it’s the perfect time to reinvent half of her life.
Because apparently surviving isn’t enough of a hobby. 🤣
And maybe I’m 53.
Maybe my joints sound like an old wooden dresser every now and then.
Maybe the pharmacy really is my second home and my memory works according to the principle of:
“Loading…”
But one thing is certain —
I’m still full of life.
And honestly?
I think that matters most.
Because maybe I’m not on the cruise ship I once imagined.
Maybe I still don’t live by the sea, drinking coffee while watching the waves.
Maybe life didn’t turn out exactly the way I imagined it would in my thirties.
But I still haven’t given up on myself.
And trust me…
at this age, that’s no small thing.
Because the little girl inside me?
She’s still screaming. 😉!!!
So, my girls —
younger, older, however old you are…
We are all girls.
In our hearts.
And in our minds.
No matter how many candles are on the cake.
Until next time — stay good, calm and composed! 😇
P.S. Between us…
does anyone know a sponsor for incontinence products?
Maybe diapers?
ASKING FOR A FRIEND. 😛😉🤭
ESTATE DOPO I 50: marmellata di carote, CrossFit sull'asciugamano e pace che dura esattamente 7 minuti 🤣☀️
ESTATE DOPO I 50: marmellata di carote, CrossFit sull'asciugamano e pace che dura esattamente 7 minuti 🤣☀️
Finalmente è arrivato il weekend libero e le preparazioni sono iniziate già dal mattino.
Vado al mare!! Da sola!!
E sinceramente?
Oggi questo è uno dei più grandi lussi della mia vita.
I figli ormai sono grandi. Ognuno per la sua strada, con la propria vita.
E io?
Preparo la borsa e vado a ricaricare le batterie tra mare, sole e un po' di pace.
Naturalmente, il libro è immancabile.
Così come amo scrivere, amo anche leggere.
Forse anche di più che guardare un bel film.
Ieri in biblioteca ho preso un libro dal titolo:
“Come parlare con il tuo gatto di fisica” (Anong Ben).
Una commedia 🤣
Immaginate me e la mia banda di gatti mentre discutiamo di fisica.
Io parlo…
e loro mi guardano con quegli occhini enormi, sicuramente con un gigantesco punto interrogativo in testa:
“Ma di cosa sta parlando questa?”
Leo mi ignorerebbe completamente.
Tyson mi guarderebbe in modo giudicante.
Arthur sarebbe nervoso senza alcun motivo.
E Tomi…
Tomi probabilmente aprirebbe l’armadietto del cibo e direbbe:
“Fisica o non fisica… dammi da mangiare.”
Ma torniamo al mare.
Perché se c'è una cosa che in me non è cambiata dagli anni '90, è la filosofia dell'abbronzatura.
I ragazzi di oggi ?
SPF 50.
Cappello.
Ombra.
App per i raggi UV.
Avvisi.
E noi?
“Dai, girami solo dall'altra parte.”
Io sono ancora della vecchia scuola.
Protezione50?
No.
Io mi spalmo ancora di olio e marmellata di carote abbronzante.
Adoro essere tutta unta d'olio.
Lucida sotto il sole come un pollo arrosto del supermercato 🤣
Come se qualcuno mi aveva versato addosso olio d'oliva e lasciata cuocere lentamente.
Perché nella mia testa esiste ancora quella vecchia regola:
Se non torni bella abbronzata… è come se non fossi nemmeno stata al mare.
Mia figlia La Piccola e mio figlio Il Urlatore mi dicevano sempre:
“Mamma, sembri un agnello allo spiedo!” 🤣
E forse non avevano nemmeno tutti i torti.
Perché io il fresco non lo sopporto.
No.
Io adoro che il sole mi cuocia viva 😆
Quando inizio ad avere troppo caldo?
Hop - in mare..
Poi di nuovo olio.
Poi marmellata di carote.
E di nuovo a rosolare 🤣
E poi mi stupisco pure....
Sei anni fa, sulla mia Isola Lunga mi è venuto puro l'herpes da sole.
Perché ero in spiaggia prima di pranzo…
e anche dopo pranzo.
E non un pranzo qualunque.
Lo “Žmanski obed” 🤣 (musica per le mie orecchie!)
Insomma, proprio quel momento in cui il sole ti entra direttamente nel cervello e il corpo urla:
“Donna, basta così!”
E io?
“Ancora un pochino… giusto per prendere colore.”
Perché, realisticamente, ogni anno sembro una persona che nella vita non ha mai visto né il mare né il sole.
Però…
Mi abbronzo subito.
Due o tre giornate di sole e divento nerissima 😎☀️
E adoro quella sensazione quando la sera ti metti un vestitino leggero e le ciabattine.
D' estate praticamente vivo così.
Pantaloni?
Più strati addosso?
Ma non ce la faccio.
Con il caldo divento nervosa.
Mi verrebbe voglia di togliermi pura la pelle 😆
Ma il mare…
Il mare lo adoro.
LA SPIAGGIA DEI SOGNI… FINCHÉ NON ARRIVA LA GENTE 🤣☀️
Io adoro quelle spiagge dove non c'è quasi nessuno.
Quel silenzio.
Il rumore delle onde.
Il sole.
Un libro.
La pace.
Solo io e il mare.
Quella sensazione quando pensi:
“ Oggi finalmente mi rilasso davvero.”
E proprio nel momento in cui mi sdraio, sistemo l'asciugamano, mi spalmo il mio leggendario olio e la marmellata di carote per abbronzarmi, chiudo gli occhi e penso:
"Ecco. Finalmente. Sono sola. Pace."
…ed eccoli lì.
Arriva una mamma.
Con tre bambini piccoli.
L'immancabile stuoia da spiaggia.
Gonfiabili.
Secchielli.
Borse come se stesse traslocando casa.
E inizia lo spettacolo.
Uno urla:
“MAMMAAAA, VADO A FARE IL BAGNO!”
L'altro:
“MAMMAAAA, DAMMI I BRACCIOLI!”
Il terzo sta già piangendo perché qualcuno gli ha preso la stuoia.
E la mamma che urla:
"ASPETTATE CHE VI METTA LA CREMA! VI BRUCIATE!"
E così…
Fine della pace.
Le urla diventano parte integrante della giornata 🫠🤣
E sia chiaro, mamme — non prendetela male.
Io adoro i bambini.
E gli animali.
Ci sono passata anch'io.
Quindi so benissimo come sono le vacanze con i bambini piccoli.
Non è una vacanza.
È un'operazione logistico-militare 😆
Vi capisco davvero 💖
E sinceramente?
Godeteveli finché sono piccoli.
Perché il tempo vola così in fretta che sbatti le palpebre e all'improvviso non porti più palette e braccioli...
I figli hanno la loro vita, i loro programmi e il mare senza mamma.
E poi…
Mi metto le mie immancabili cuffiette.
E ovviamente faccio partire LE SUE canzoni.
Del mio cantante preferito.
Spotify è praticamente andato a fuoco per quante volte ascolto le sue canzoni 😆
Che ci posso fare?
Non mi stancheranno mai.
E proprio quando penso:
“Ecco, adesso finalmente ho il mio momento di pace…”
Vedo arrivare tre dolcissime nonnine.
Con le loro sedie.
I cappellini in testa.
Piano...
Con dignità.
Si siedono vicino a me.
Io abbasso un po' la musica.
E una urla all'altra:
"Ma cosa dici?! Non è mica così!"
L'altra risponde ancora più forte.
La terza ormai sta commentando metà del paese.
E così…
Se ne va anche l'ultima briciola di pace e silenzio dalla spiaggia 🤣🫠
Magari un giorno mi unirò anch'io a loro.
Con la mia sedia.
Il cappello in testa.
E discussioni infinite su quale nipote sia figlio di chi e sul perché oggi tutto costi più del 1987 😆
ALZARSI DALL'ASCIUGAMANO DOPO I 50 = CROSSFIT 🤣
Perché provare ad alzarsi dall'asciugamano dopo i cinquanta non è più “alzarsi”.
È un progetto.
Con effetti sonori delle articolazioni.
Un po' di rotolamento laterale.
Una mano app oggi ata sul ginocchio.
E una preghiera interiore:
“Dio mio, basta che non resti qui per sempre”.
ENTRARE IN MARE DOPO I 50 = DISCIPLINA SPORTIVA 🤣🌊
Una volta entravo in mare tuffandomi di testa.
Senza pensarci.
Hop – dentro e basta.
E oggi ?
Oggi il tragitto dall'asciugamano al mare è una vera avventura 😆
Prima i sassolini…
Gente mia, è come camminare sui chiodi.
Mi pungono tutti 😱
Probabilmente sembro una che fa surf sull'asciutto mentre cammino tutta traballante a destra e sinistra 🤣🤣
Poi un piede in acqua.
“Mamma mia che fredda.”
Poi l'altro.
“Dai… non è così terribile…”
Poi una spruzzatina sulla pancia.
Sulle braccia.
Sulle spalle.
Mi preparo mentalmente.
E realisticamente?
Tra mezz'ora forse entro davvero in mare 😃
Instagram mostra una donna in spiaggia.
Capelli perfetti.
Pancia inesistente.
Niente doppio mento.
Niente “Baba Brka” 😆
Beve un Aperol e guarda il mare pensierosa come se avesse appena risolto tutti i traumi della sua vita.
La realtà invece?
Io arrivo in spiaggia con tre borse, due bottiglie d'acqua, asciugamano, asciugamano di riserva, occhiali, medicina, crema per l'artrite e un sistema nervoso appeso a un filo 🤣
E in più provo puro a trattenere la pancia quando passa qualcuno.
La mia caratteristica tossica?
Pensare di sembrare ancora come a 35 anni 😆
E sapete la cosa più bella?
Ormai non devo più nascondere né il davanti né il dietro per il pubblico del mare 🤣😱
(Seno e sedere — giusto per capirci 😆)
Forse ormai mi è diventato normale.
Donne, non vergognatevi del vostro corpo.
Ogni età porta qualcosa di suo.
Non siate complicate come me 😆
Siate voi stesse e amatevi così come Dio vi ha creato.
(Questo lo sto dicendo soprattutto a me stessa 👁️👁️😃)
E sinceramente?
Forse non sembro più quella di 35 anni.
Ma quella sensazione quando mi siedo vicino al mare, sento le onde, apro un libro e lascio che il sole mi scaldi…
Ecco, quella sensazione ha ancora 35 anni ❤️
Alla prossima puntata…
Vi mando un bacio 💋
SUMMER AFTER 50: Carrot Tanning Jam, Beach-Towel CrossFit and Peace That Lasts Exactly 7 Minutes 🤣☀️
Well, the free weekend finally arrived and preparations started first thing in the morning.
I’m going to the seaside!!
ALONE!!
And honestly?
These days, that feels like one of life’s greatest luxuries.
The kids are grown now.
Each living their own lives, doing their own thing.
And me?
I pack my beach bag and head off to recharge my batteries with the sea, sunshine and a little peace and quiet.
Of course, a book is absolutely essential.
Just like I love writing, I love reading.
Maybe even more than watching a good movie.
Yesterday, I borrowed a book from the library called How to Talk to Your Cat About Physics by Anong Ben.
Comedy gold 🤣
Just imagine me and my cat gang discussing physics.
I’m talking, and they’re staring at me with those giant eyes, probably with one massive question mark floating above their heads:
“What on earth is this woman talking about?”
Leo would ignore me.
Tyson would judge me silently.
Arthur would be annoyed for absolutely no reason.
And Tomi…
Tomi would probably open the food cupboard and say:
“Physics or not — feed me.”
But let’s get back to the sea.
Because if there’s one thing about me that hasn’t changed since the ‘90s, it’s my sunbathing philosophy.
Kids these days?
SPF 50.
Hat.
Shade.
UV apps.
Warnings.
Us?
“Just flip me over to the other side.”
I’m still old school.
No SPF 50 for me.
Nope.
I still use tanning oil and carrot tanning jam.
I love being all shiny and oily.
Like I’m glistening in the sun like a rotisserie chicken from the supermarket.
As if someone drizzled me with olive oil and put me on low heat 😆
Because in my head, I still live by the old summer rule:
If you didn’t get properly tanned — it’s like you weren’t even at the seaside.
My daughter The Little and my son The Screamer always used to tell me:
“Mum, you look like a lamb on a spit.”
And honestly?
They weren’t completely wrong 🤣
Because I don’t like shade.
Nope.
I like the sun ROASTING me.
When I get too hot — hop into the sea.
Then more oil.
More carrot tanning jam.
Back to roasting.
And then I wonder.
Six years ago, on my beloved Dugi Otok, I ended up with a sun-induced herpes outbreak.
Because I was at the beach before lunch…
…and after lunch.
And not just any lunch.
A proper Žman feast 🤣
(Music to my ears!)
You know — exactly when the sun is frying your brain while your body is screaming:
“Woman, enough already!”
And me?
“Just a little longer so I can catch some colour.”
Because realistically?
Every summer I look like someone who’s never seen sunshine or the sea in their life.
But then…
Give me two or three sunbathing sessions and suddenly I’m dark as chocolate.
And I absolutely adore that feeling when, in the evening, you slip into a light little summer dress and comfy slippers.
In summer, that’s basically all I wear.
Trousers?
Layers?
Absolutely not.
The heat makes me grumpy.
Honestly, I feel like peeling my own skin off 😆
But the sea…
I adore the sea.
THE DREAM BEACH… UNTIL PEOPLE ARRIVE 🤣☀️
I love those beaches where there’s almost nobody around.
That peace.
The sound of the waves.
The sunshine.
A book.
Silence.
Just me and the sea.
That feeling when you think:
“Today, I’m really going to switch my brain off.”
And just when I lie down, settle my towel, put on my legendary tanning oil and carrot jam, close my eyes and think:
“This is it. I’m alone. Peace.”
…here they come.
A mum arrives.
With three little kids.
Two shovels.
Inflatables.
Buckets.
Bags like they’re moving house.
And the show begins.
One screams:
“MUUUUUM, I’M GOING SWIMMING!”
The second:
“MUMMMMM, GIVE ME MY ARMBANDS!”
The third is already crying because someone stole his shovel.
And mum is yelling:
“WAIT UNTIL I PUT SUNSCREEN ON YOU! YOU’LL GET BURNT!”
And just like that…
Peace is officially over.
The screaming becomes part of the daily soundtrack 🫠🤣
And just to be clear, mums — don’t hate me for saying this.
I adore children.
And animals.
I’ve been through all of it myself.
I know exactly what holidays with little kids look like.
That’s not a holiday.
That’s a military logistics operation 😆
I truly feel for you 💖
And honestly?
Enjoy them while they’re little.
Because time flies so fast that you blink and suddenly you’re no longer carrying buckets and armbands…
Your children have their own lives.
Their own plans.
And holidays by the sea without mum.
And then…
I put on my non-negotiable headphones.
And of course, I play HIS songs.
My favourite singer.
Spotify has practically melted from how much I listen to him 😆
What can I say?
I’ll never get tired of his music.
And just when I think:
“Right. Now I finally have my peace.”
I spot three adorable little grandmas approaching.
With their folding chairs.
Tiny hats on their heads.
Slowly.
Gracefully.
They sit down right near me.
I lower my music a little.
And one shouts to the other:
“What are you talking about?! That’s not what happened!”
The second replies even louder.
The third is already discussing half the village gossip.
And just like that…
The last tiny crumb of peace and quiet disappears from the beach 🤣🫠
Maybe one day I’ll join them too.
With my own little chair.
A hat on my head.
Discussing whose grandchild belongs to whom and why everything costs ten times more than it did in 1987 😆
GETTING UP FROM A BEACH TOWEL AFTER 50 = CROSSFIT 🤣
Because trying to get up from a beach towel after fifty is no longer simply “getting up.”
It’s a full-blown project.
Complete with dramatic sound effects from your joints.
A bit of rolling onto your side.
Holding onto your knee for support.
And one silent internal prayer:
“Dear God, please don’t let me get stuck here.”
GETTING INTO THE SEA AFTER 50 = AN OLYMPIC SPORT 🤣🌊
Once upon a time, I used to dive straight into the sea.
No hesitation.
No thinking.
Hop — in I went.
And today?
Today, the journey from my towel to the sea feels like a full adventure 😆
First, stepping on those tiny rocks…
My people, it feels like walking on nails.
Every single one hurts 😱
I probably look like I’m trying to surf on dry land while wobbling left and right 🤣🤣
Then one foot in the sea.
“Oh God, that’s freezing.”
Then the second foot.
“Okay… this isn’t THAT terrible…”
Then splash a little water on the stomach.
Then the arms.
Then the shoulders.
You mentally prepare yourself.
And realistically?
In about half an hour, I might actually get into the sea 😃
Instagram shows a woman on the beach.
Perfect hair.
Flat stomach.
No double chin.
No random chin hairs 😆
Sipping an Aperol while staring thoughtfully at the sea like she has just healed every emotional trauma she’s ever had.
Real life?
I arrive at the beach carrying three bags, two bottles of water, a towel, a backup towel, sunglasses, medication, arthritis cream and a nervous system hanging on by a thread 🤣
And somehow still trying to suck my stomach in every time someone walks past.
My toxic trait?
Still believing I look exactly like I did at 35 😆
And the most important thing?
These days, I no longer feel the need to hide either the front or the back for the beach audience 🤣😱
(Boobs and bum — just so we’re clear 😆)
I guess it’s become normal now.
Ladies, don’t be ashamed of your body.
Every age brings something of its own.
Don’t be weird and complicated like me 😆
Be yourselves.
Love yourselves exactly the way God created you.
(I’m mostly saying this to myself 👁️👁️😃)
And honestly?
Maybe I don’t look like I did at 35 anymore.
But that feeling when I sit by the sea, hear the waves, open a book and let the sunshine warm me…
That feeling?
That still feels 35 ❤️
Until the next topic…
Sending you a kiss 😘
SVE JE POČELO U ŽMANU❤️📸🌊
Ovih dana ponovno prevrćem stare fotografije. 📸
One požutjele, pomalo izblijedjele, na kojima ljudi gledaju ravno u objektiv kao da nisu ni slutili da će ih netko gledati desetljećima kasnije. ❤️
Na jednoj je moja mama kao djevojčica.
Na drugoj dida Vjeko. ⚓
Na trećoj nana Luiza. 🌹
A na jednoj me dočekala i teta Tomica u časnoj odori. ⛪❤️
(O tome ćemo malo kasnije.)
I dok gledam te fotografije, shvaćam da je prije moje priče postojala njihova. 🥰
Prije mene.
Prije moje djece.
Prije moje unuke Lu, koja me promatra s pozadine laptopa dok pišem ove retke. ❤️
Prije mojih mačaka koje i danas noću organiziraju kriminalne aktivnosti u kuhinji. 😹
Prije svega toga postojala je jedna druga priča.
Priča koja je zapravo tek sada počela.
Vita Adulto Volume. ✍️
Moja nana Luiza bila je jedna divna žena s otoka Rave, rođena od pranane Šimice.
Imala je dugu crnu kosu i onaj pogled koji i danas vidim na starim fotografijama.
Moj dida Vjeko bio je visok, crnokos muškarac iz Žmana na Dugom otoku, rođen od pranane Jelisave.
Iz njihove ljubavi rodila se moja mama, jedinica i, kako ćemo kroz ovu priču vidjeti, vječna djevojčica. ❤️
Kad gledam njihove crno-bijele fotografije, vidim koliko su bili lijepi zajedno.
Kao da gledam neki stari film.
I često se pitam jesu li tada mogli zamisliti da će jednog dana njihova unuka sjediti za laptopom i pisati o njima.
Vjerojatno nisu.
Ali eto me. ❤️
Nažalost, nisam imala priliku upoznati svoju nanu.
Umrla je od bolesti u tridesetoj godini života, kada je moja mama imala samo sedam godina.
Ali nećemo danas o tužnim vremenima.
Pričat ćemo o lijepim uspomenama.
O onima koje su mi ostavili mama i dida kroz svoje priče. ❤️
Nakon što je ostala bez svoje mame, moja je mama jedno vrijeme živjela u Žmanu kod dida Vjeka.
Iz svih njezinih priča koje sam slušala tijekom godina, čini mi se da je tada cijelo selo bilo jedna velika obitelj.
Vrata se nisu zaključavala.
Ljudi su živjeli jedni za druge.
Nije bilo puno toga što danas smatramo normalnim, ali bilo je nečega što se danas sve teže pronalazi – zajedništva. ❤️
Imali su magarce, koze, jarce, prasce i bezbroj zgoda koje se i danas prepričavaju uz osmijeh. 😊
Moja mama tada je imala desetak godina i već je pokazivala onu tvrdoglavost koju je, izgleda, uspješno prenijela na sljedeće generacije.
Pa i na mene. 🤣
Jednog dana nagovarala je susjeda da je podigne na magarca.
On joj je strpljivo objašnjavao da to nije dobra ideja jer magarac nema sedlo.
Moja mama nije odustajala.
Nagovarala ga je toliko dugo dok nije popustio.
Čim ju je podigao, magarac je odlučio da je vrijeme za malu avanturu i krenuo u lagani trk. 🫏
Zamislite scenu.
Moja mama na magarcu.
Magarac prema naprijed.
A susjed iza njih u punom sprintu pokušava spasiti situaciju. 🤣
Kad mi je to pričala, uvijek sam zamišljala prizor kao scenu iz nekog starog filma.
I svaki put bih se nasmijala.
Ali to nije bila jedina avantura.
Jednom je odlučila nahraniti jarca.
Ideja je bila dobra.
Jarac se, međutim, nije složio. 🐐
Ne znam što mu je rekla ili napravila, ali gospodin se toliko uvrijedio da ju je dočekao rogovima.
Mama je pobjegla plačući, a vjerujem da je jarac ostao stajati potpuno uvjeren da je upravo pobijedio u vrlo važnoj životnoj raspravi. 🤣
Takve priče najviše volim.
Ne zato što su velike ili povijesno važne.
Nego zato što u njima vidim svoju mamu kao djevojčicu.
Onu istu vječnu djevojčicu o kojoj vam pričam od početka ove priče. ❤️
Ali šlag na torti dolazi na kraju.
Sjećate li se tete Tomice s početka priče?
E pa, taj dio nikako ne mogu preskočiti. 🤣
Jednog dana teta Tomica došla je kod pranane Jelisave i rekla:
"Čuj, Jelisava, ajmo se mi dogovoriti da našu muolu damo u samostan da bude redovnica. Prije nego se Viko vrati, ajmo mi lipo s njon popričati."
Pa se okrenula mojoj mami i počela je nagovarati:
"Muola moja, ništa tebi ne bi falilo. Naučila bi šivati, plesti, moliti Boga... Lipo bi ti bilo. Reći ćemo Viku kad dođe."
Moja mama ostala je bez teksta.
A to se, vjerujte mi, nije često događalo. 🤣
Nije prošlo dugo, a dida Vjeko se vratio doma.
Njih dvije odmah su mu izložile svoj veliki plan.
Dida ih je gledao nekoliko sekundi.
A onda rekao:
"Ajme meni, u ime Isusovo! A što je vama dvima? Moje dite da ide u redovnice? A zašto? Je li ćorava? Je li gluha? Može moliti Boga, ići u crikvu i na misu i bez da bude redovnica! U ime Isusovo, što bi bilo da nisam doša doma?" 🤣
I tako je završila mamina karijera časne sestre prije nego što je uopće počela.
A kad malo bolje razmislim...
Da je moja mama tada stvarno otišla u redovnice, ja danas ne bih sjedila ovdje i pisala ove zgode iz Žmana. ❤️
Ne bi bilo ni moje djece.
Ni moje unuke Lu.
Ni Vita Adulto Volume.
A vi, Žmanci i svi oni koji se tako osjećaju, ne biste sada čitali ovo i smijali se sa mnom. 🤣
Jer jednom kada dođeš na Dugi otok...
U Žman.
U Sali.
U Zaglav.
Ili bilo koje drugo misto. 🌊
To je ljubav na prvi pogled.
I ona ostane u čoviku cili život. ❤️
Do sljedećeg pisanja...
Jer imam i ja svojih priča iz Žmana.
Iz mladosti.
I iz vrimena kada smo mislili da smo najpametniji na svitu. 🤣
Do tada...
Čekajte nove zgode i nezgode. ❤️🌊
TUTTO E' INIZATO A ŽMAN❤️📸🌊
In questi giorni mi ritrovo a sfogliare di nuove vecchie fotografie. 📸
Quelle ingiallite dal tempo, un po' sbiadite, in cui le persone guardano dritte nell'obiettivo senza immaginare che qualcuno le osserverà decenni dopo. ❤️
In una c'è mia madre da bambina.
In un'altra c'è nonno Vjeko. ⚓
In una terza c'è nonna Luiza. 🌹
E in una mi ha accolto anche zia Tomica nel suo abito da suora. ⛪❤️
(Ma di questo parleremo tra poco.)
Mentre guardo queste fotografie, mi rendo conto che prima della mia storia esisteva la loro. 🥰
Prima di me.
Prima dei miei figli.
Prima di mia nipote Lu, che mi osserva dallo sfondo del laptop mentre scrivo queste righe. ❤️
Prima dei miei gatti che ancora oggi organizzano attività criminali notturne in cucina. 😹
Prima di tutto questo esisteva un'altra storia.
Una storia che, in realtà, sta iniziando proprio adesso.
Vita ad alto volume. ✍️
Mia nonna Luiza era una donna meravigliosa dell'isola di Rava, figlia della mia bisnonna Šimica.
Aveva lunghi capelli neri e quello sguardo che ancora oggi vedo nelle vecchie fotografie.
Mio nonno Vjeko era un uomo alto, dai capelli scuri, originario di Žman sull'Isola Lunga (Dugi Otok), figlio della mia bisnonna Jelisava.
Dal loro amore nacque mia madre, figlia unica e, come vedrete nel corso di questa storia, un'eterna bambina. ❤️
Quando guardo le loro fotografie in bianco e nero, vedo quanto fossero belli insieme.
Sembra di guardare un vecchio film.
E spesso mi chiedo se hanno mai immaginato che un giorno la loro nipote sarebbe stata seduta davanti a un laptop a scrivere di loro.
Probabilmente no.
E invece eccomi qui. ❤️
Purtroppo non ho avuto la possibilità di conoscere mia nonna.
Morì di malattia a soli trent'anni, quando mia madre aveva appena sette anni.
Ma oggi non parleremo di tempi tristi.
Parleremo dei bei ricordi.
Di quelli che mia madre e mio nonno mi hanno lasciato attraverso i loro racconti. ❤️
Dopo aver perso sua madre, mia madre visse per un periodo a Žman con nonno Vjeko.
Da tutte le storie che ho ascoltato negli anni, mi sembra che allora l'intero paese fosse una grande famiglia.
Le porte non si chiudevano con una chiave.
Le persone vivevano una per altra.
Non avevano molto di ciò che oggi consideriamo normale, ma possedevano qualcosa che oggi è sempre più difficile trovare: il senso di comunità. ❤️
Avevano asini, capre, becchi, maiali e un'infinità di episodi che ancora oggivengono raccontati con un sorriso. 😊
Mia madre aveva una decina d'anni e già mostrava quella testardaggine che, a quanto pare, è riuscita a trasmettere alle generazioni successive.
Compresa me🤣
Un giorno convinse un vicino a farla salire su un asino.
Lui cercò pazientemente di spiegarle che non era una buona idea perché l'asino non aveva la sella.
Ma mia madre non si arrese.
Continuò a insistere finché lui non cedette.
Appena la fece salire, l'asino decise che era arrivato il momento di una piccola avventura e partì al trotto. 🫏
Immagina la scena.
Mia madre sull'asino.
L'asino che corre avanti.
E il vicino dietro di loro, lanciato in una corsa disperata per salvare la situazione. 🤣
Ogni volta che me lo raccontava, immaginavo la scena come in un vecchio film.
E fini' sempre per ridere.
Ma non fu l'unica avventura.
Un giorno ha deciso di dare da mangiare a un becco.
L'idea era buona.
Il becco, però, non era dello stesso parere. 🐐
Non so cosa gli abbia detto o fatto, ma il signore si offese talmente tanto da accoglierla a cornate.
Mia madre scappò in lacrime e io sono convinta che il becco sia rimasto lì, fermo, assolutamente certo di aver appena vinto una discussione di fondamentale importanza. 🤣
Sono queste le storie che amo di più.
Non perché siano grandi o storicamente importanti.
Ma perché in esse riesco a vedere mia madre da bambina.
Quella stessa eterna bambina di cui vi parlo dall'inizio di questa storia. ❤️
Ma il meglio arriva adesso.
Vi ricordate di zia Tomica all'inizio del racconto?
Ecco, questa parte proprio non posso saltarla. 🤣
Un giorno zia Tomica andò da bisnonna Jelisava e disse:
"Senti, Jelisava, mettiamoci d'accordo e mandiamo la nostra bambina in convento, così diventerà una suora. Prima che Viko torni, parliamole con calma."
Poi si voltò verso mia madre e iniziò a convincerla:
"Cara bambina, non ti mancherebbe nulla. Impareresti a cucire, a lavorare a maglia, a pregare Dio... Staresti benissimo. Lo diremo a Viko quando tornerà."
Mia madre rimase senza parole.
E credetemi, non succedeva spesso. 🤣
Poco dopo tornò nonno Vjeko.
Le due donne gli esposero immediatamente il loro grande piano.
Lui le guardò per qualche secondo.
Poi disse:
"Madonna santa! Ma cosa vi passa per la testa? Mia figlia in convento? E perché? È cieca? È sorda? Può pregare Dio, andare in chiesa ea messa senza diventare suara! Madonna santa, cosa sarebbe successo se non fossi tornato a casa?" 🤣
E così terminò la carriera religiosa di mia madre prima ancora di iniziare.
E se ci penso bene...
Se mia madre fosse davvero entrata in convento, oggi non sarei qui a scrivere queste storie di Žman. ❤️
Non ci sarebbero stati i miei figli.
Né mia nipote Stellina.
Né Vita Adulto Volume.
E voi, abitanti di Žman e tutti quelli che si sentono tali nel cuore, non stareste leggendo queste righe e ridendo insieme a me. 🤣
Perché una volta che arrivi a Isola Lunga....
A Žman.
A Sali.
A Zaglav.
O in qualsiasi altro piccolo paese dell'isola. 🌊
È amore a prima vista.
E quell'amore rimane dentro di te per tutta la vita. ❤️
Alla prossima storia...
Perché anch'io ho tante storie da raccontare su Žman.
Sulla mia giovinezza.
E su quei tempi in cui eravamo convinti di essere i più intelligenti del mondo. 🤣
Fino ad allora...
Aspettate le prossime avventure e disavventure. ❤️🌊
IT ALL BEGAN IN ŽMAN ❤️📸🌊
Lately, I've been going through old photographs again. 📸
The yellowed, slightly faded ones where people stare straight into the camera, as if they never imagined someone would be looking at them decades later. ❤️
In one photo, there's my mother as a little girl.
In another, my grandfather Vjeko. ⚓
In a third, my grandmother Luiza. 🌹
And in one of them, I was greeted by Aunt Tomica in her nun's habit. ⛪❤️
(We'll get to that part a little later.)
As I look at these photographs, I realize that before my story existed, there was theirs. 🥰
Before me.
Before my children.
Before my granddaughter Lu, who watches me from my laptop wallpaper while I write these lines. ❤️
Before my cats, who still organize criminal activities in the kitchen every night. 😹
Before all of that, there was another story.
A story that, in a way, is only just beginning.
Vita Adulto Volume. ✍️
My grandmother Luiza was a wonderful woman from the island of Rava, born to my great-grandmother Šimica.
She had long black hair and a gaze that I can still recognize in old photographs today.
My grandfather Vjeko was a tall, dark-haired man from Žman on Dugi Otok, born to my great-grandmother Jelisava.
From their love came my mother, their only child and, as you'll soon discover, an eternal little girl. ❤️
When I look at their black-and-white photographs, I see how beautiful they were together.
It's like watching an old movie.
And I often wonder whether they could ever have imagined that one day their granddaughter would sit at a laptop and write about them.
They probably couldn't.
But here I am. ❤️
Unfortunately, I never had the chance to meet my grandmother.
She passed away from illness at the age of thirty, when my mother was only seven years old.
But today isn't about sadness.
Today is about beautiful memories.
The ones my mother and grandfather passed on to me through their stories. ❤️
After losing her mother, my mum spent some time living in Žman with Grandpa Vjeko.
From all the stories I've heard over the years, it seems that the entire village was one big family back then.
Doors weren't locked.
People lived for one another.
They didn't have many of the things we consider normal today, but they had something that's becoming harder and harder to find—community. ❤️
There were donkeys, goats, kids, piglets, and countless adventures that are still told today with a smile. 😊
My mother was about ten years old at the time and had already developed the stubborn streak that, apparently, she successfully passed down to future generations.
Including me. 🤣
One day, she kept begging a neighbour to lift her onto a donkey.
He patiently explained that it wasn't a good idea because the donkey didn't have a saddle.
My mother refused to give up.
She persisted until he finally gave in.
The moment he lifted her up, the donkey decided it was time for a little adventure and started trotting away. 🫏
Just imagine the scene.
My mother on the donkey.
The donkey heading forward.
And the neighbour sprinting behind them, desperately trying to save the situation. 🤣
Whenever she told me that story, I pictured it as a scene from an old comedy film.
And every single time, I laughed.
But that wasn't her only adventure.
One day, she decided to feed a goat.
The idea was good.
The goat, however, strongly disagreed. 🐐
I don't know what she said or did, but the gentleman was so offended that he greeted her with his horns.
My mother ran away crying, while I imagine the goat stood there fully convinced he had just won a very important life argument. 🤣
Those are the stories I love most.
Not because they're grand or historically important.
But because in them I see my mother as a little girl.
The very same eternal little girl I've been talking about since the beginning of this story. ❤️
But the icing on the cake comes at the end.
Remember Aunt Tomica from the beginning?
Well, there's no way I can skip this part. 🤣
One day, Aunt Tomica came to Great-Grandmother Jelisava and said:
"Listen, Jelisava, let's make an agreement and send our little girl to the convent to become a nun. Before Viko comes home, let's talk to her."
Then she turned to my mother and began persuading her:
"My dear girl, you'd want for nothing. You'd learn how to sew, knit, pray... You'd have a lovely life. We'll tell Viko when he gets home."
My mother was speechless.
And believe me, that didn't happen very often. 🤣
Not long afterward, Grandpa Vjeko came home.
The two women immediately presented him with their grand plan.
He looked at them for a few seconds.
Then he said:
"Good Lord! What's gotten into the two of you? My daughter becoming a nun? Why? Is she blind? Is she deaf? She can pray to God, go to church, and attend Mass without becoming a nun! Good heavens, what would have happened if I hadn't come home?" 🤣
And just like that, my mother's career as a nun ended before it had even begun.
And when I think about it...
If she had actually gone to the convent, I wouldn't be sitting here today writing these stories from Žman. ❤️
There would be no me.
No children.
No granddaughter Lu.
No Vita Adulto Volume.
And you, whether you're from Žman or simply feel connected to it, wouldn't be reading this now and laughing along with me. 🤣
Because once you come to Dugi Otok...
To Žman.
To Sali.
To Zaglav.
Or to any other little place on the island. 🌊
It's love at first sight.
And it stays with you for life. ❤️
Until next time...
Because I have stories of my own from Žman.
Stories from my youth.
And from those days when we thought we were the smartest people in the world. 🤣
Until then...
Stay tuned for more adventures and mishaps. ❤️
Information
LA BANDA DEI GATTI E ROKI- PARTE 2: LEO E LO STATO DI EMERGENZA PER FAME 😁🙀
TOMI - il tranquillo direttore della banda
LEO- il ministro delle emergenze e controllore ufficiale di tutte le ciotole.
Succede anche a voi che i vostri animali bevano l'acqua dal bicchiere, da sotto il rubinetto, vi seguano in bagno, vi stiano sempre dietro come dei canoglini e che, dopo aver mangiato chrocchette, carne e tutto quello che avete preparato per loro, voi vi allontaniate semplicemente per mettere a posto dei vestiti o sistemare qualcosa in un'altra stanza? Tornate dieci minuti dopo e in cucina vi accoglie un coro sinfonico. "Miao,,,miao,, njauuu"... Come se non mangiassero da tre giorni e non dieci minuti prima.🤣 Uno dei protagonisti principali di questa storia e' Leo, il mio gatto nero di Žman. Dalmata di nascita, attore professionista di mestiere. Appena esco dalla stanza, parte il concerto: "Miaoooo....njam...Miaoooo"..! Forse, pero', la colpa è un po' anche mia. Per anni li ho chiamati per mangiare con il classico: "Forza , Banda, si va a fare gnam gnam!" E a quanto pare hanno deciso di imparare la mia lingua. Adesso mi risponde: "Gnam gnam....mauuuu! Che tradotto significa: "Donna, dov'e' il secondo pranzo?" Ma partiamo dalle cinque del mattino. Vi ho gia' raccontato che Leo mi sveglia regoralmente con una zampetta in faccia accompagnata dal suo celebre: "Gnam...gnam..." Perche' , naturalmente, e' arrivato il momento della colazione. E sempre nel preciso instante in cui sto dormendo meglio. Come a dire: "Forza, alzati. La giornata e' iniziata. Abbiamo fama." E io?
Io durante la prima ora dopo il risveglio sono un vero disastro. Finche' non bevo il primo caffe' della giornata mi cade tutto dalle mani. Giro per casa come una reduce da una festa finita male, come se la sera prima avessi bevuto due litri di bambù e non fossi andata a dormire alle 22:30. Cosi' ieri, ancora in stato semi- comatoso, prendo le ciotole per preparare la colazione. Ovviamente Leo sta già tenendo il suo concerto mattutino. "Njauuuu...Miaoooo...."! Con i cori di accompagnamento del resto della banda. Perche', signori miei....e' EMERGENZA! 🤣 La fame ha evidentemente raggiunto il livello di calamita' nazionale. Mescolo crocchete e carne e mi avvicino per posare le ciotole al loro posto. Quando all'improvviso...Leo parte in sprint verso di me, mi colpisce la ciotola con una zampata e infila la testa direttamente nell'apertura dove stanno le ciotole. Letteralmente meta' di LEO e' sparita dentro. Resto li a guardarlo senza credere ai miei occhi. Chiunque penserebbe che quella povera creatura non mangi da una settimana. Non che ni abbia svegliata cinque minuti prima proprio per servire la colazione. 🤣🙀Leo mangia alla velocita' della luce. Non mastica. Non assapora. Non si gode il momento. Lui semplicemente aspira il cibo. Mentre gli altri stanno ancora cercando di capire cosa ci sia nella loro ciotola, Leo ha già concluso il primo giro. E poi inizia l'ispezione. Prima controlla la ciotola di Tyson, il nostro piccolo ex senzatetto, nel caso li sia comparso qualcosa di migliore. Quando scopre che nemmeno Tyson ha ricevuto nulla di speciale, passa alla postazione successiva. Naturalmente quella di Roki.🐶
Uno penserebbe che lavora nel controllo qualita'. Deve controllare ogni porzione, ogni boccone e ogni ciotola della casa. Perche' se qualcuno avesse ricevuto mezzo grammo in piu'? Una cosa del genere non puo' essere tollerata. La gustizia deve trionfare.😁 Esiste poi il bicchiere privato di Leo sul lavandino. Sì, avete letto bene. Un bicchiere. Non una ciotola. Un bicchiere. E deve essere sempre pieno. Il signore beve da li come se fosse acqua riservata agli ospiti speciali di un hotel a cinque stelle. Il resto della BANDA beve tranquillamente dalle proprie ciotole. Ma non Leo. Lui ha degli standard. E delle esigenze. Oltre al cibo e al suo bicchiere di lusso, Leo ha un'altra grande passione. L'olive ..Non chiedetemi c'ome. Non chiedetemi perché'. Non so se riesca a sentirne il profumo attraverso il barattolo chiuso o se abbia un radar incorporato per le olive, ma appena sente quel caratteristico: "Click!" quando apro il barattolo, compare dal nulla. Un secondo prima non c'era. Quello dopo e' seduto accanto a me e mi guarda con quegli occhi che sembrano dire: "Va bene, basta nascondersi. Consegna le olive e nessuno si fara' male." Un vero piccolo dalmata. Nato a Žman, cresciuto in Istria, ma evidentemente con l'anima rimasta tra gli ulivi.😻...MA INSOMMA...QUESTO E' LEO!🤣❤️ Quando oggi riguardo i vecchi video di Tomi e Leo durante il rituale del "gnam gnam", mi e' tutto chiaro. Tomi era il direttore. Se ne stava seduto sul piano della cucina, tranquillo e composto, come il capo turno che supervisiona i dipendenti. Non correva. Non andava nel panico. Si limitava a osservare. Con l'aria di chi pensa: "Tranquilli, gente. Il cibo sta arrivando. Mantenete l'ordine." E Leo? Leo era il dipartimento delle emergenze. La sua espressione diceva chiaramente che era appena stato dichiarato lo stato di crisi e che le ciotole potevano scomparire dalla faccia della terra da un momento all'altro. Mentre Tomi aspetta con dignita', Leo corre a destra ea sinistra, gira su se' stesso, controlla la situazione e organizza una protesta ufficiale dei gatti affamati. Nonostante entrambi abbiano mangiato circa tre ore prima. Forse quattro. Ma chi sta a contare?🤣 Oggi, quando riguardo quel video, oltre a farmi sorridere, sento anche il cuore stringersi un po'. Perche' Tomi non c'e piu'. Eppure c'è ancora. In quel video. In tutte le sue buffonate. In quella faccia seria da capo della banda. E ogni volta che Leo lancia l'allarme per una ciotola apparentemente vuota, ho la sensazione che il direttore stia ancora supervisionando il turno da qualche parte. Sono rimasti i suoi video, le sue follie, e quella sua espressione seria da leader. E alcuni gatti, anche quando se ne vanno, restano per sempre i veri capi della squadra.❤️❤️❤️
The Cat GANG and Roki – Part 2: Leo and the State of Emergency Caused by Hunger 😃🐾
TOMI = the calm director of the gang
LEO = the Minister of Emergency Affairs and Chief Inspector of All Food Bowls
Does this happen to you too?
Your pets drink water from your glass, from under the tap, follow you into the bathroom, trail behind you like little puppies, and after they've eaten their kibble, meat, and everything you've lovingly served them, you simply walk into another room to fold laundry or tidy something up.
Ten minutes later, you come back to the kitchen and are greeted by a full symphony choir.
"Meowww..." "Miaowww..." "Meooow..."
As if they haven't eaten in three days instead of ten minutes ago. 😃🤣
One of the main stars of this story is Leo, my black cat from Žman.
Dalmatian by birth, professional actor by profession.
The moment I leave the room, the concert begins:
"Meow!" "Miaow!" "Meowww!"
Although, to be fair, this might actually be my fault.
For years I've called them to meals with:
"Come on, gang, it's yum-yum time!"
And apparently they've decided to learn my language.
Now they answer me back:
"Meow meow! Meow meow!"
Which roughly translates to:
"Woman, where is the second lunch?"
But let's start at 5 a.m.
I've already told you that Leo regularly wakes me up by gently tapping my face with his paw while repeating his famous:
"Meow... meow..."
Because, obviously, it's breakfast time.
And naturally, it's always at the exact moment when I'm sleeping the best.
As if he's saying:
"Come on, get up. The day has started. We're hungry."
And me?
For the first hour after waking up, I'm an absolute disaster.
Until I've had my first coffee of the day, everything slips out of my hands.
I wander around the house like I've got a hangover, as if I'd spent the previous night drinking two litres of wine instead of going to bed at 10:30 p.m.
So yesterday, still half asleep, I grabbed the bowls to prepare breakfast.
Of course, Leo had already started his morning performance.
"Meow! Meow! Meow!"
Accompanied by backing vocals from the rest of the gang.
Because, my friends...
THIS IS AN EMERGENCY! 🤣
Apparently, hunger had reached the level of a national disaster.
I mixed the kibble with the meat and walked over to place the bowls down.
And then...
Leo launched himself at full speed, knocked the bowl out of my hand, and shoved his head straight into the feeding station.
Literally half of LEO disappeared inside.
I just stood there staring.
Anyone watching would think the poor creature hadn't eaten in a week.
Not that he'd woken me up five minutes earlier specifically to serve him breakfast. 😃🤣
Leo eats at the speed of light.
He doesn't chew.
He doesn't taste.
He doesn't savour.
He simply vacuums food.
While the others are still trying to figure out what's in their bowls, Leo has already completed Round One.
Then the inspection begins.
First, he checks Tyson's bowl — our little former street cat — just in case something better has magically appeared there.
Once he confirms Tyson hasn't received any special treatment, he moves on to the next location.
Naturally...
Roki's bowl. 🤣🤣
You'd think he worked in quality control.
He has to inspect every portion, every bite, and every bowl in the house.
Because what if somebody received half a gram more?
That simply cannot be allowed.
Justice must prevail. 😃
Then there's Leo's private drinking glass on the kitchen counter.
Yes, you read that correctly.
A glass.
Not a bowl.
A glass.
And it must always be full.
His Majesty drinks from it as though it's reserved exclusively for VIP guests at a five-star hotel.
The rest of the GANG drink perfectly normal water from their bowls. 😊
But not Leo.
Leo has standards.
And expectations.
Besides food and his luxury drinking glass, Leo has another great love.
Olives.
Don't ask me how.
Don't ask me why.
I don't know whether he can smell them through a sealed jar or whether he has a built-in olive detection system, but the moment he hears that familiar:
"Click!"
when I open a jar, he appears out of nowhere.
One second he's nowhere to be seen.
The next second he's sitting beside me, staring with those eyes that clearly say:
"Alright, enough hiding. Hand over the olives and nobody gets hurt."
A true little Dalmatian.
Born in Žman, raised in Istria, but apparently his soul never left the olive groves. 😃🤣
BUT ANYWAY...
THAT'S LEO FOR YOU! 🤣❤️🔥
When I watch old videos of Tomi and Leo during their morning "yum-yum time," everything suddenly makes sense.
Tomi was the director.
He would sit calmly on the counter like a shift manager supervising his employees.
No running.
No panic.
No drama.
Just quietly observing.
As if thinking:
"Alright, people. The food is coming. Maintain order."
And Leo?
Leo was the entire Emergency Response Department.
His facial expression suggested that a state of national emergency had just been declared and that food bowls might disappear from the face of the Earth at any moment.
While Tomi waited with dignity, Leo ran left, right, spun in circles, checked the situation and organised a full-scale protest on behalf of starving cats.
Even though both of them had eaten about three hours earlier.
Maybe four.
But who's counting? 😃🤣
Today, when I watch those videos, they still make me laugh.
But they also make my heart ache a little.
Because Tomi isn't here anymore.
And yet...
he still is.
In those videos.
In all his silly moments.
In that serious face of the gang leader.
And every time Leo sounds the alarm over an apparently empty food bowl, I get the feeling that the director is still somewhere nearby, quietly supervising the shift.
His videos remain.
His ridiculous antics remain.
His serious gang-leader face remains.
And some cats, even after they're gone, remain the true bosses of the crew forever. ❤️
SAMANTHA, SEI DAVVERO TU??? 😱
Ho la sensazione che l'Alzheimer ultimamente venga a farmi visita un po' troppo spesso. Oppure forse è solo una mia impressione.
Stamattina indosso un vestitino estivo che l'anno scorso non riuscivo nemmeno a infilarmi, e oggi invece entra senza problemi.
Mi guardo allo specchio.
Non male.
La vita si vede.
Il vestito cade bene.
Mi giro un po' a sinistra.
Un po' a destra.
Mi guardo di profilo...
Ed eccole lì.
Le montagne.
😱😱😱
Il vestito è a un passo dall'esplodere nella parte superiore.
Come è possibile?!
Mi alleno regolarmente.
Sono dimagrita.
I muscoli stanno lentamente tornando.
Il grasso si scioglie.
E le montagne?
Le montagne restano.
Forse sono persino più grandi.
Non so se sia colpa del cortisolo, degli ormoni, della menopausa o semplicemente dell'universo che ha deciso che passerò il resto della mia vita con una catena montuosa incorporata.
A volte sembrano il Velebit.
Altre volte l'Himalaya.
Dipende dal reggiseno.
E all'improvviso mi torna in mente la scuola.
Samanta.
Così mi chiamavano.
Quando sei adolescente e il tuo seno entra in una stanza tre secondi prima del resto del corpo, non è esattamente un soprannome facile da accettare.
Indossavo magliette larghe.
Mi nascondevo.
Camminavo con le spalle curve.
Cercavo di sembrare più piccola.
Magari avessi potuto a convicerle a diventare un po' piu' piccole .
Spoiler:
Non sono mai sparite.
Mai.
E così, mentre mi guardo allo specchio, realizzo una cosa:
YES, SAMANTHA IS BACK! 🤣
Mi tornano subito in mente i miei giorni in palestra.
Le preparazioni per le gare.
Gli allenamenti.
Lo dimostro.
E una mia cara compagnia di danza.
Quella donna poteva mangiare mezza panetteria tra una coreografia e l'altra.
Un panino enorme.
Una tavoletta di cioccolato per l'energia.
Un cornetto.
Una bibita.
E magari ancora un po' di cioccolato, per sicurezza.
E non prendeva un grammo.
NEMMENO UNO.
E io?
Io stavo lì vicino, bevevo acqua e mangiavo una triste banana.
Una banana.
Ed ero convinta di aver appena preso due chili.
Non per la banana.
Per aver guardato il cioccolato.
Alcune persone hanno il metabolismo di una Ferrari.
Il mio ha gli orari di uno sportello comunale.
Funziona.
Ma con calma.
E con almeno due pause.
Io adoro mangiare.
Adoro la pasta.
Adoro i dolci.
Adoro il pane.
Adoro tutte quelle cose che i nutrizionisti pronunciano quasi sottovoce.
Ma evidentemente la natura non mi ha regalato i geni di chi può svuotare il frigorifero e restare uguale.
Poi finisco in un negozio a guardare reggiseni.
Provo qualche coppa elegante.
Niente.
Tutto scappa.
Tutto esce.
Tutto tenta la fuga.
Alla fine dico:
"Signora, mi dia di nuovo una coppa 2xD."
Giusto per riuscire a tenere qualcosa dentro.
🤣🤣🤣
E le camicie?
Non il porto.
Sapete perché?
Perché non voglio ferire accidentalmente qualcuno con un bottone impazzito.
A questo punto non è più un capo d'abbigliamento.
È un rischio per la sicurezza pubblica.
E poi c'è un'altra situazione che le donne con un seno generoso conoscono benissimo.
Stai parlando con qualcuno.
Lo guardi dritto negli occhi.
Gli stai dicendo qualcosa di importante.
E il suo sguardo continua ostinatamente a vagare verso l'Himalaya.
E ti viene voglia di dirgli:
"Ehi! Gli occhi sono quassù!"
Perché gli occhi servono per guardare.
Ma, amico mio, almeno fai finta di ascoltarmi e non la catena montuosa davanti a te.
Oggi questa cosa mi fa persino ridere.
Una volta no.
Una volta mi nascondevo.
Tiravo la maglietta verso il basso.
Curvavo le spalle.
Cercavo di occupare meno spazio possibile.
Come se per tutta la vita mi fossi scusata per il mio corpo.
Poi passano gli anni.
E succede una cosa interessante.
Ti rendi conto di quanto tempo hai sprecato cercando di soddisfare gli standard degli altri.
Troppo piccola.
Troppo grande.
Troppo magra.
Troppo grassa.
Troppo questo.
Troppo quello.
Sempre qualcosa.
Sempre qualcuno.
Sempre una nuova lista di richieste.
Gli ormoni dopo i cinquant'anni meritano un capitolo a parte.
Tolgono grasso dove magari lo lasceresti volentieri.
E lo accumulano dove nessuno glielo ha chiesto.
Fanno letteralmente quello che vogliono.
E più invecchio, più mi è chiaro che con loro non si negozia.
Come non si negozia con i figli.
Con i gatti.
O con il seno.
Oggi , tanti anni dopo, mi guardo allo specchio e vedo la stessa storia.
Samantha è tornata.
(E che Samantha Fox non si offenda: era davvero una donna splendida.)
Solo che qualcosa è cambiato.
Non mi vergogno più.
Non perché io sia perfetta.
Non lo sono.
Non perché il mio corpo sia perfetto.
Non lo è.
Ma perché sono stanco di nascondermi.
Per anni ho cercato di essere più piccola.
Più silenziosamente.
Più invisibile.
Come se dovessi meritarmi il diritto di occupare spazio.
E oggi ?
Oggi sono semplicemente io.
Con tutti i miei difetti.
Con tutti i miei eccessi.
Con tutte le mie montagne.
Così ho chiuso la cerniera fin dove arrivava, mi sono guardata allo specchio e mi sono detta:
"Bentornata, Samantha."
Questa volta niente magliette larghe.
Niente nascondigli.
Niente spalle curve.
Niente scuse per lo spazio che occupa.
Perché, sinceramente?
Dopo i cinquant'anni non hai più né il tempo né l'energia per portarti addosso anche i complessi degli altri.
E sapete una cosa?
NON ME NE PUÒ IMPORTARE DI MENO! 🤣🤣
Che poi, a essere onesti, anche il mio fondoschiena ha dimensioni piuttosto notevoli.
Ma di quello parleremo un'altra volta.
Alla prossima. ❤️
SAMANTHA, IS THAT REALLY YOU??? 😱
I swear, lately I feel like Alzheimer keeps dropping by for unexpected visits. Or maybe it's just me.
This morning I put on a summer dress that I couldn't squeeze into last year, and today it slipped on without a fight.
I looked at myself in the mirror.
Not bad.
The waist is there.
The dress falls nicely.
I turned a little to the left.
A little to the right.
Then I checked my profile...
And there they were.
The mountains.
😱😱😱
The dress was one deep breath away from exploding at the top.
How?!
I work out regularly.
I've lost weight.
My muscles are slowly making a comeback.
The fat is disappearing.
But the mountains?
The mountains remain.
Maybe they're even bigger.
At this point, I don't know if it's cortisol, hormones, menopause, or just the universe deciding that I'll spend the rest of my life carrying around my own personal mountain range.
Some days it's more like a hill.
Other days it's the Himalayas.
Depends on the bra.
And suddenly I remembered school.
Samantha.
That's what they used to call me.
When you're a teenage girl and your boobs walk into the room three seconds before the rest of you, it's not exactly a nickname you're thrilled about.
I wore oversized T-shirts.
I hid.
I hunched my shoulders.
I tried to make myself look smaller.
As if I could somehow trick them into disappearing.
Spoiler alert:
They didn't.
Ever.
And there I was, standing in front of the mirror, realizing one thing:
YES. SAMANTHA IS BACK. 🤣
Then my mind wandered back to my dance competition days.
The rehearsals.
The training sessions.
The endless hours in the gym.
And one of my fellow dancers.
That woman could eat half a bakery between routines.
A giant sandwich.
Chocolate for energy.
A croissant.
A soda.
More chocolate, just to be safe.
And she wouldn't gain a single pound.
NOT ONE.
Meanwhile, I stood there drinking water and eating a sad little banana.
A banana.
And I was convinced I'd gained five pounds.
Not from eating it.
From looking at the chocolate.
Some people have a Ferrari metabolism.
Mine works like a government office.
It gets the job done.
Eventually.
With several coffee breaks in between.
The truth is, I'm a foodie.
I love pasta.
I love cake.
I love bread.
I love all the things nutritionists mention in a lowered voice.
But apparently Mother Nature forgot to bless me with the genes of those people who can empty the fridge and stay exactly the same size.
Then I find myself standing in a lingerie store.
Trying on bras.
Cute ones.
Elegant ones.
Optimistic ones.
Nothing fits.
Everything spills out.
Everything tries to escape.
At some point I just sigh and say:
"Fine. Give me the 2xD cups again."
Just so at least something stays where it's supposed to.
🤣🤣🤣
And don't even get me started on button-down shirts.
I don't wear them.
You know why?
Because I don't want to accidentally injure someone with a flying button.
At this point it's not clothing.
It's a public safety hazard.
And then there's that situation every woman with a larger chest knows.
You're talking to someone.
Looking them straight in the eyes.
Telling them something important.
And their gaze keeps wandering toward the Himalayas.
You just want to say:
"Hello? My eyes are up here!"
Because eyes are, in fact, up here.
But my friend, at least pretend you're listening to me and not studying the mountain range in front of you.
These days it actually makes me laugh.
It didn't used to.
Back then I hid.
I pulled at my shirts.
I rounded my shoulders.
I tried to take up less space.
As if I'd spent my entire life apologizing for my own body.
Then the years pass.
And something interesting happens.
You realize how much time you've wasted trying to meet everyone else's standards.
Too small.
Too big.
Too skinny.
Too fat.
Not enough of this.
Too much of that.
Always something.
Always someone.
Always a new set of rules.
Hormones after fifty deserve their own documentary.
They remove fat from places where you wouldn't mind keeping it...
And store it in places nobody asked them to.
They literally do whatever they want.
And the older I get, the more I realize there's no negotiating with them.
Just like there's no negotiating with children.
Or cats.
Or boobs.
Today, all these years later, I stand in front of the mirror and see the same story.
Samantha is back.
(And no offense to Samantha Fox—she really was gorgeous.)
But something has changed.
I'm no longer embarrassed.
Not because I'm perfect.
I'm not.
Not because my body is perfect.
It isn't.
But because I'm tired of hiding.
For years I tried to be smaller.
Quieter.
Less noticeable.
As if I had to earn the right to take up space.
And today?
Today I'm simply me.
With all my flaws.
All my extras.
All my mountains.
So I zipped up that dress as far as it would go, looked at myself in the mirror, and said:
"Welcome back, Samantha."
This time there are no oversized shirts.
No hiding.
No hunched shoulders.
No apologizing for the space I take up.
Because honestly?
After fifty, you simply run out of energy for carrying other people's insecurities on top of your own.
And you know what?
I COULDN'T CARE LESS! 🤣🤣
Which is convenient, because my butt has also developed a rather impressive presence.
But that's a story for another day.
Until next time. ❤️
Information
SAMANTHA EI TRAUMI STRADALI DI UNA DONNA DOPO I 50 ANNI (DA SEMPRE🫣)
Dopo i cinquant'anni non ho più paura di niente.
Tranne delle salite.
Quando guido.
Di recente mi si è spenta la macchina almeno cinque volte in coda, ma sinceramente questo è solo l'ultimo capitolo della mia ricca biografia stradale.
E quella biografia contiene così tanti traumi che non così nemmeno da dove cominciare.
Ma da qualche parte devo pur partire.
Dicono che con l'età arrivi la saggezza.
A me sono arrivati i traumi stradali.
Non ho paura del buio.
Non ho paura nemmeno della polizia.
Ma se mi dici che devo fermarmi in salita e poi ripartire...
CHIAMATE L'AMBULANZA.
Mi viene immediatamente uno stato pre-infartuale.
Sono una di quelle donne che amano guidare, ma adorano anche le strade dritte, senza curve e senza sorprese.
E nel mio caso la sorpresa più grande si chiama SALITA.
Le mie salite hanno un nome speciale:
"Le salite della vergogna"
oppure, come le chiamo io:
"Terra, apriti!"
Lavoro in un posto dove ogni giorno, quando torno a casa, devo affrontare una salita.
Se davanti a me ci sono delle auto, mi fermo tranquillamente alla fermata dell'autobus dall'altra parte della strada (grazie al genio che l'ha messa proprio lì) e aspetto pazientemente che la colonna passi.
Nel frattempo faccio finta di cercare qualcosa di importante nella borsa.
Con la coda dell'occhio controlla il traffico.
Guardo il telefono.
Guardo il cielo.
Studio le nuvole.
Tutto pur di non ammettere che sto aspettando il momento in cui la strada sarà completamente libera e potrò affrontare la mia salita senza testimonianze.
Quando decido che il momento è arrivato, metto la freccia e parto come se stessi correndo un rally tra le Alpi.
Perché Dio non voglia che io debba fermarmi a metà parola.
E perché?
Beh... ora posso confessarvelo.
Estate scorsa.
Alta stagione.
Una fila di macchine davanti a me.
Aspetto pazientemente.
Musica accesa.
Avanzo lentamente.
Poi arriva il mio turno.
Parte.
E la macchina si spegne.
Va bene.
Nessun problema.
Dai Samantha, riaccendila.
Ma niente.
Una volta.
Due volte.
Tre volte.
NIENTE.
Panico.
Disperazione.
Sudore.
Il cuore batte come se stessi correndo una maratona.
E mentre dietro di me la coda continua a crescere e gli automobilisti probabilmente stanno già pensando a come spingermi fino al primo distributore, io mi faccio un serio discorso motivazionale.
— Samantha, calmati.
🤦♀️
— Samantha, calmati.
Mi supera una macchina.
Poi una seconda.
Poi una terza.
Tutti mi guardano con un'espressione pietosa.
Io cerco di non morire di vergogna.
E da qualche parte intorno al decimo tentativo riesco finalmente a riaccendere la macchina.
Parte.
Arrivo a casa rossa come un peperone, fradicia come se avessi appena corso una maratona.
E penso:
— Ecco. Peggio di così non può andare.
Ovviamente può.
Perché l'universo adora quando faccio affermazioni del genere.
C'è anche un altro episodio vergognoso legato alla mia famosa frase.
Naturalmente dopo il lavoro.
Questa volta era sera .
Inverno .
La stessa maledetta parola.
Io sono già nervosa solo a vederla.
Però la fortuna aiuta gli audaci.
O almeno così dicono.
Dietro di me non c'è nessuno.
Perfetto.
Mi immagino gia' superare quella salita con eleganza e tornare a casa come una vincitrice.
Quando improvvisamente...
Da un parcheggio sbuca un tizio in retromarcia.
Mezza macchina è già in strada.
Ovviamente devo fermarmi.
Perché la mia vita dovrebbe mai essere semplice?
Il tizio se ne va.
E io rimango sola.
Io.
La macchina.
La salita.
E basta.
Provo a partire.
La macchina si spegne.
Ci riprovo.
Niente.
Terza volta.
Niente.
Quarta volta.
Niente.
Continuare a girare la chiave.
Il panico cresce.
Le gambe tremano.
Le mani tremano.
Il cervello smette di collaborare.
Parte il monologo interiore:
— QUESTA VOLTA NON PARTE DAVVERO.
— NON CE LA FACCIO.
— NON CE LA FACCIO.
Samantha inizia seriamente a considerare l'idea di trasferirsi definitivamente a vivere su quella parola.
A quel punto mi ricordo di tirare il freno a mano.
Accendendo le quattro frecce.
Scendo dall'auto.
Con gambe che ormai non sento più.
E allora...
Come se l'avesse mandato direttamente il cielo.
Confronta un uomo.
❌ Non posso ammettere che una salita mi ha sconfitta.
❌ Non posso ammettere di essere nel panico.
❌ Non posso ammettere di essermi dimenticato come si accende una macchina.
💡 Ho un'idea!
— Sa... non è la macchina... mi è venuto un crampo...
🤣🤣🤣
L'uomo guarda.
La macchina guarda.
La coda guarda.
Solo io sapevo che l'unico vero crampo non era alla gamba ma alla mia autostima.
Si avvicina con un sorriso gentile e mi chiede:
— Signora, ha bisogno di aiuto?
E io, in una frazione di secondo:
— Oh grazie... mi è venuto un terribile crampo alla gamba e non riesco proprio ad accendere la macchina.
All'improvviso inizio a zoppicare.
L'Oscar per la migliore interpretazione femminile va a me.
Mi tengo la gamba.
Faccio smorfia.
Sembro una donna che sta soffrendo i dolori più atroci della sua vita.
Sinceramente?
Partorire Piccola e Urlatore è stata una passeggiata rispetto alla "quantità di dolore" che stavo mostrando in quel momento.
L'uomo mi guarda e dice:
— Ma non si preoccupi. Le accendo io la macchina e gliela parcheggio più su.
Solo allora guardo dietro di me.
Una coda.
Non una piccola coda.
Una coda che arrivava quasi fino al centro commerciale.
Io parlo.
Balbetto.
Ringrazio.
Mi scuso.
Prego Dio che nessuno mi riconosca.
L'uomo entra in macchina.
L'accende.
Al primo colpo.
Naturalmente.
La parcheggia in alto in dieci secondi.
DIECI SECONDI.
Ero talmente nel panico che mi sono inventata una disabilità temporanea.
😂😂😂
Io mi rimetto al volante.
Riparto.
E faccio finta che non sia successo nulla.
Come se non avessi appena simulato un crampo davanti a mezza città.
Come se non avessi seriamente considerato di cambiare identità e trasferirmi in un altro continente.
E mentre torno a casa, una sola domanda continua a girarmi in testa:
Gente...
Sono normale?
Oppure è Samantha che sta guidando di nuovo?
E quell'uomo probabilmente per giorni ha raccontato di aver aiutato una povera donna con un terribile crampo alla gamba.
Se solo sapesse che il crampo più grande era nella mia testa. 🧐
Da quel giorno non scelgo più il percorso più breve.
No.
No.
No.
Non esiste il GPS che possa convincermi.
GPS:
— Tra 500 metri svolta a sinistra. Percorso più breve. 12 chilometri.
Io:
— Ma figurati. E per ritrovarmi di nuovo su una salita? Stai zitta e trovami un'altra strada.
GPS:
— Tra 50 chilometri svolta a sinistra.
Perfetto.
Meraviglioso.
Nessuno è più felice di me.
Guiderò un'ora in più se necessario.
Attraverserò mezzo continente.
Passerò per tre stati diversi.
Pur di evitare una sola salita.
Se la macchina deve spegnersi, che si spende almeno in piano.
Quella sì che sarebbe una sconfitta dignitosa.
Dopo tutto questo ho iniziato a chiedermi se forse quella paura me la fossi messa in testa da sola.
Oppure se sono semplicemente nata così.
Non lo è.
Ma i miei traumi stradali non finiscono con le salite.
Ho anche paura delle strisce pedonali.
E con una buona ragione.
Un'estate un uomo mi ha investito sulle strisce.
Non mi aveva vista.
Io attraversavo tranquillamente la strada.
Lui guidava tranquillamente la macchina.
Ed eccoci lì.
Ci siamo conosciuti.
Nel peggior modo possibile.
Per fortuna non è stato nulla di grave.
Una gamba un po' gonfia.
Un braccio un po' gonfio.
Un ego un po' gonfio.
Ma è arrivata l'ambulanza.
Mi portano al pronto soccorso.
La dottoressa mi chiede:
— Va tutto bene con il braccio?
— Va tutto bene con la gamba?
— Ci sono fratture?
E io, ancora sotto shock, dico la prima cosa che mi passa per la testa:
— E adesso come faccio a pulire gli appartamenti?
La dottoressa mi guarda.
Io guardo la dottoressa.
Silenzio.
Probabilmente lei stava pensando:
— Signora, l'ha appena investita una macchina.
E io invece stavo pensando:
— E chi cambia le lenzuola domani ?
Sono sicura che in quel momento ho concluso che non ero del tutto normale.
E sinceramente?
Forse non aveva tutti i torti.
Perché una persona normale, dopo essere stata investita, pensa alla propria salute.
Io pensavo alle pulizie degli appartamenti.
E oggi , dopo tutte le salite, le macchine spente, le strisce pedonali ei traumi stradali...
Continua ancora a guidare.
Certo, se vedo una salita continua a cercare una strada alternativa.
Ci sono cose che semplicemente non si curano.
Chiedetelo a Samantha.
Dopo quello, quando devo attraversare la strada, aspetto che passi anche la macchina proveniente dalla città successiva.
Dopo una decina di minuti, quando finalmente smetto di guardare a sinistra-destra, sinistra-destra, corro dall'altra parte della strada come una pazza.
Ma non crediate che io sia molto più brava nemmeno nei parcheggi.
Quando la mia Piccola aveva dieci anni e il mio Urlatore tre, stavo parcheggiando in retromarcia e chiedevo a mio figlio:
— Amore, dì alla mamma quanto può andare ancora indietro.
URLATORE:
— Ancora.
— Bene.
—Ancora.
— Bene.
—Ancora.
— Bene.
— Bata.
- Che cosa?
— Bata.
— Cosa vuol dire bata?
— BATA! BATA!
Solo quando aveva già detto "bata" per la quinta volta ho capito che il mio bambino Urlatore stava cercando di dire "basta", mentre io ero già a metà strada per diventare parte integrante del muro del vicino.
La MIA Piccola allora si limitò a roteare gli occhi e pronunciò una frase che, vent'anni dopo, usa ancora contro di me:
— Mamma, davvero hai chiesto a lui? Ha tre anni.
Eh, donna mia, donna mia...
Oggi Piccola ha ventinove anni e ogni volta che salgo in macchina con lei sento puntualmente:
— Mamma, ti butto fuori dall'auto.
E io:
— ATTENZIONE!
—ATTENZIONE!
— QUESTO!
— QUELLO!
—ATTENZIONE!!!
Circa cent quarantasette volte per ogni viaggio.
E per non farvi pensare che sia così solo con lei...
c'è anche la mia migliore amica, vicina di casa, comare di mio Urlatore, quella che ormai conoscete.
La stessa con cui da giovani andavo a fare pipì dietro i cespugli quando uscivamo la sera .
Ecco, con lei in macchina rischio puro una commozione cerebrale a ogni cambio di marcia.
Ogni volta che cambia marcia mi sembra che le vertebre si postino di mezzo centimetro.
L'altro giorno siamo andate dalla nostra estetista per le unghie e, una volta arrivate, abbiamo capito che in realtà non ci servivano le unghie.
Ci serviva un chiropratico.
A lei per la guida.
A me per essere sopravvissuta alla guida.
Perché dopo tutti quei colpi di testa e di collo, la mia colonna vertebrale è rimasta praticamente al punto di partenza.
E così, a 53 anni, sono arrivata a una conclusione.
Non ho più paura dell'età.
Non ho paura delle rughe.
Non ho paura nemmeno dei capelli bianchi.
Ho paura delle salite.
Della retromarcia.
Delle rotatorie.
E del modo di guidare degli altri.
Se un giorno dovessi sparire, non cercatemi in qualche centro benessere o in una destinazione esotica.
Cercatemi sul sedile del passeggero.
Aggrappata alla maniglia sopra la portiera.
Con il piede su un freno che non esiste.
Mentre continua a ripetermi:
— Ancora...
— Ancora...
— Ancora...
E poi, dal profondo della mia anima, sento la voce del piccolo Urlatore di tre anni:
— BATA!
E capisco che è arrivato il momento di fermarmi. 😁
PS E se mi vedete attraversare la strada...
sedetevi pure, prendetevi un caffè e tornate tra dieci minuti.
Sto ancora guardando a sinistra, a destra, a sinistra, a destra.
Per sicurezza. 🤣
SAMANTHA E I TRAUMI DA INCIDENTE STRADALE DI UNA DONNA OLTRE I 50 ANNI (IN REALTÀ, DI TUTTA LA SUA VITA 😁)
Dopo i cinquant'anni, non ho più paura di niente.
Tranne che delle salite.
Quando guido.
Di recente, la mia auto si è spenta almeno cinque volte mentre ero bloccata nel traffico, ma onestamente, questo è solo l'ultimo capitolo della mia lunga biografia di guida.
E quella biografia contiene così tanti traumi stradali che non so nemmeno da dove cominciare.
Ma devo pur iniziare da qualche parte.
Si dice che la saggezza arrivi con l'età.
A me sono arrivati i traumi da incidente stradale.
Non ho paura del buio.
Non ho nemmeno paura della polizia.
Ma se mi dici che devo fermarmi in salita e poi ripartire...
CHIAMA UN'AMBULANZA.
Entro immediatamente in uno stato di pre-infarto.
Sono una di quelle donne che amano guidare, ma che amano anche le strade dritte, senza curve e assolutamente senza sorprese.
E nel mio caso, la sorpresa più grande si chiama SALITA.
Le mie colline hanno persino un nome speciale:
"Le Colline della Vergogna".
O, come le chiamo io:
"Terra, apriti e inghiottimi".
Lavoro in un posto che mi obbliga ad affrontare una collina ogni singolo giorno tornando a casa.
Se ci sono macchine davanti a me, accosto con nonchalance alla fermata dell'autobus dall'altra parte della strada (grazie al genio che ha deciso di metterla lì) e aspetto pazientemente che l'intera fila di macchine scompaia.
Nel frattempo, fingo di cercare qualcosa di estremamente importante nella mia borsa.
Con la coda dell'occhio, osservo il traffico.
Controllo il telefono.
Guardo il cielo.
Studio le nuvole.
Qualsiasi cosa pur di non ammettere che sto semplicemente aspettando che la strada si liberi completamente per poter conquistare la mia collina senza testimoni.
Quando finalmente decido che è arrivato il momento, metto la freccia e parto come se stessi partecipando a un rally alpino.
Perché Dio non voglia che mi fermi a metà strada.
E perché?
Beh...
Ora posso finalmente confessare.
L'estate scorsa .
Alta stagione turistica.
Una fila di macchine davanti a me.
Aspetto pazientemente.
Ascolto la musica.
Avanza lentamente.
Poi arriva il mio turno.
Vado.
E la macchina si ferma.
Va bene.
Nessun problema.
Forza, Samantha, parti.
Niente.
Una volta.
Due volte.
Tre volte.
NIENTE.
Panico
. Disperazione.
Sudore.
Il cuore mi batte forte come se stessi correndo una maratona.
E mentre la fila di macchine dietro di me continua ad allungarsi e gli automobilisti probabilmente stanno già discutendo su come spingermi fino al distributore di benzina più vicino, mi faccio un serio discorso motivazionale.
"— Samantha, calmati."
🤦♀️
"— Samantha, CALMATI."
Una macchina mi sorpassa.
Poi un'altra.
Poi una terza.
Tutti mi guardano con aria di pietà.
Cerco di non morire di imbarazzo.
E dopo circa il decimo tentativo, finalmente riesco a riavviare la macchina.
Parto.
Arrivo a casa rossa come un pomodoro e fradicia come se avessi appena corso una maratona.
E penso:
"— Ecco. Non può andare peggio di così."
Certo che può.
Perché l'universo adora quando dico cose del genere.
C'è un altro episodio umiliante legato alla mia famosa collina.
Naturalmente.
Dopo il lavoro.
Questa volta era sera .
Inverno .
La stessa maledetta collina.
Sono già nervosa solo a guardarla.
Ma la fortuna aiuta gli audaci.
O almeno così dicono.
Non c'è nessuno dietro di me.
Perfetto.
Riesco già a immaginarmi mentre salgo elegantemente sulla collina e mi dirigo verso casa.
Quando all'improvviso...
Un tizio esce da un parcheggio in retromarcia.
Metà della sua auto è già in strada.
Ovviamente devo fermarmi.
Perché la mia vita dovrebbe mai essere semplice?
Il tizio se ne va.
E lì sono io.
Io.
L'auto.
La collina.
E Samantha.
Provo ad avviare.
L'auto si spegne.
Ci riprovo.
Niente.
Terza volta.
Niente .
Quarta volta.
Niente.
Continuo a girare la chiave.
Il panico cresce.
Le gambe mi tremano.
Le mani mi tremano.
Il cervello si dimette.
Inizia il mio monologo interiore:
"— QUESTA VOLTA NON SI AVVIA DAVVERO."
"— NON CE LA FACCIO."
"— NON CE LA FACCIO."
A quel punto Samantha inizia seriamente a considerare l'idea di trasferirsi definitivamente su quella collina.
Poi mi ricordo del freno a mano.
Accendo le luci di emergenza. Scendo
dall'auto.
Con le gambe che sento a malapena.
E poi...
Come se il Cielo stesso lo avesse mandato...
Appare un uomo.
❌ Non posso ammettere che una collina mi abbia sconfitto.
❌ Non posso ammettere di essere nel panico.
❌ Non posso ammettere di aver dimenticato come si avvia una macchina.
💡 Ho un'idea.
"— Sai... non è la macchina... ho un crampo alla gamba..."
🤣🤣🤣
L'uomo guarda.
L'auto sembra.
Il traffico sembra.
Solo io sapevo che il vero crampo non era alla gamba.
Era alla mia autostima.
Si avvicina con un sorriso gentile e chiede:
"Signora, ha bisogno di aiuto?".
E in una frazione di secondo rispondo:
"Oh, grazie... Ho un crampo terribile alla gamba e non riesco proprio ad avviare la macchina".
Improvvisamente comincio a zoppicare.
L'Oscar come migliore attrice va a me.
Mi stringo la gamba.
Faccio una smorfia.
Sembro una donna che sta provando il dolore più grande della sua vita.
Onestamente?
Dare alla luce La Piccola e Urlatore è stata una passeggiata rispetto alla quantità di "dolore" che stavo simulando in quel momento.
L'uomo mi guarda e dice:
"Non si preoccupi. Le avvio la macchina e la parcheggio più in alto sulla collina".
Solo allora mi guardo alle spalle.
Una coda.
Non una piccola coda.
Una coda che si estendeva praticamente fino al centro commerciale.
Parlo.
Balbetto.
Lo ringrazio.
Chiedo scusa.
Prego che nessuno mi riconosca.
L'uomo sale in macchina.
La accende.
Al primo tentativo.
Ovviamente.
La parcheggia in cima alla collina in dieci secondi.
DIECI SECONDI.
Ero così in preda al panico che mi sono letteralmente inventata un'invalidità temporanea.
😂😂😂
Torno al volante.
Me ne vado.
E fingo che non sia mai successo niente.
Come se non avessi appena finto un crampo alla gamba davanti a mezza città.
Come se non avessi seriamente pensato di cambiare identità e trasferirmi in un altro continente.
E mentre guido verso casa, una domanda continua a girarmi in testa:
Gente...
Sono normale?
O è di nuovo Samantha che guida?
E quell'uomo probabilmente ha passato giorni a raccontare a tutti di come ha aiutato una povera donna che soffriva di un terribile crampo alla gamba.
Se solo sapesse che il crampo più grande era nella mia testa.
🧐
Da quel giorno in poi, non scelgo più la strada più breve.
No.
No.
NO.
Non c'è GPS al mondo che possa convincermi.
GPS:
"— Tra 500 metri, girare a sinistra. Percorso più breve. 12 chilometri."
Io:
"— Oh certo. E finire su un'altra collina? Silenzio e trovami un'altra strada."
GPS:
"— Tra 50 chilometri, girare a sinistra."
Perfetto.
Meraviglioso.
Nessuno è più felice di me.
Guiderò un'ora in più se necessario.
Attraverserò mezzo continente.
Passerò per tre paesi diversi.
Qualsiasi cosa pur di evitare una sola collina.
Se la macchina deve fermarsi, che si fermi in pianura.
Almeno quella sarebbe una sconfitta dignitosa.
Dopo tutto questo, ho iniziato a chiedermi se in qualche modo mi fossi instillata quella paura da sola.
O forse sono semplicemente nata così.
Onestamente non lo so. Ma
i miei traumi da traffico non finiscono con le salite.
Sono terrorizzata anche dagli attraversamenti pedonali.
E a ragione.
Un'estate , un uomo mi ha investita con la sua auto mentre attraversavo sulle strisce pedonali. Semplicemente non mi ha vista. Stavo attraversando la strada tranquillamente. Lui stava guidando tranquillamente la sua auto. Ed eccoci lì. A incontrarci. Nel peggiore dei modi. Per fortuna, non è stato niente di grave. Una gamba leggermente gonfia. Un braccio leggermente gonfio. E un ego leggermente ferito. Ma l'ambulanza è arrivata comunque. Mi hanno portata al pronto soccorso. Il dottore mi ha chiesto: "— Il braccio sta bene?" "— La gamba sta bene?" "— Fratture?" E io, ancora sotto shock, ho detto la prima cosa che mi è venuta in mente: "— Come faccio a pulire gli appartamenti adesso?" Il dottore mi ha guardata. Io ho guardato il dottore. Silenzio. Probabilmente stava pensando: "Signora, è appena stata investita da un'auto". E io pensavo: "Ma chi cambierà tutte le lenzuola domani ?". Sono abbastanza sicura che quello sia stato il momento esatto in cui ha deciso che non ero del tutto normale. E onestamente? Forse aveva ragione. Perché una persona normale, dopo essere stata investita da un'auto, si preoccupa della propria salute. Io mi preoccupavo di pulire l'appartamento. E oggi , dopo tutte le salite, le auto in panne, gli attraversamenti pedonali e i traumi del traffico... continuo a guidare. Certo, se vedo una salita, inizio subito a cercare un percorso alternativo. Alcune cose non si possono curare. Chiedetelo a Samantha. Dopo quell'incidente, ogni volta che devo attraversare la strada, aspetto che sia passata anche l'auto che viene dalla città vicina. Dieci minuti dopo , dopo aver finalmente finito la mia ispezione sinistra-destra, sinistra-destra, sinistra-destra, attraverso la strada di corsa come una pazza in fuga da una prigione. Ma non pensate che io sia migliore quando si tratta di parcheggiare. Quando il Piccolo aveva dieci anni e l'Urlatore tre, stavo facendo retromarcia per parcheggiare e ho chiesto a mio figlio: "— Tesoro, di' alla mamma quanto più indietro può andare." L'Urlatore: "— Di più." "— Bene." "— Di più." "— Bene." "— Di più." "— Bene." "— Bata."" "— Cosa?" "— Bata." "— Cosa significa bata?" "— BATA! BATA!"
Solo dopo che lui ebbe urlato "Basta" per la quinta volta mi resi conto che la mia piccolo Urlatore stava cercando di dire "Basta!" ("Basta!"), mentre io ero già a metà strada per diventare un'aggiunta permanente al muro del vicino.
La mia Piccola alzò semplicemente gli occhi al cielo e pronunciò una frase che usa ancora contro di me vent'anni dopo :
"— Mamma, hai davvero chiesto a LUI? Ha tre anni."
Oh, donna...
Donna...
Oggi la Piccola ha ventinove anni, e ogni singola volta che salgo in macchina con lei, sento subito:
"— Mamma, ti butto fuori dalla macchina."
E io?
"— ATTENZIONE!"
"— ATTENZIONE!"
"— QUESTO!" "
— QUELLO!"
"— ATTENZIONE!!!"
Circa centoquarantasette volte durante ogni viaggio.
E per non farvi pensare che mi comporto così solo con lei...
C'è anche la mia migliore amica.
La mia vicina.
La madrina del Urlatore.
Quella di cui avete già sentito parlare.
La stessa donna con cui mi intrufolavo di nascosto dietro i cespugli quando eravamo più giovani, perché nessuna delle due riusciva ad aspettare di arrivare a casa.
Beh, viaggiare in macchina con lei è praticamente uno sport di contatto.
Rischio una commozione cerebrale ogni volta che cambia marcia.
Ogni cambio di marcia mi sembra che le vertebre si spostino di mezzo centimetro in direzioni opposte.
L'altro giorno siamo andate dall'estetista.
Arrivate sul posto, ci siamo rese conto che in realtà non avevamo bisogno di farci le unghie.
Avevamo bisogno di un chiropratico.
Lei ne aveva bisogno per via della sua guida.
Io ne avevo bisogno perché ero sopravvissuta alla sua guida.
Dopo tutti quei movimenti bruschi della testa e del collo, la mia colonna vertebrale era praticamente tornata al punto di partenza.
E così, a cinquantatré anni, sono finalmente giunta a una conclusione.
Non ho paura di invecchiare.
Non ho paura delle rughe.
Non ho nemmeno paura dei capelli grigi.
Ho paura delle salite.
Del parcheggio in retromarcia.
Delle rotonde.
E della guida degli altri.
Se mai dovessi scomparire un giorno, non cercatemi in qualche centro benessere o su un'isola esotica.
Cercatemi sul sedile del passeggero.
Aggrappato alla maniglia sopra la porta.
Con il piede premuto su un pedale del freno che non esiste nemmeno.
Mentre ripeto a bassa voce:
"— Ancora..."
"— Ancora..."
"— Ancora..."
E poi, dal più profondo dei miei pensieri, sento la voce del piccolo Urlatore di tre anni:
"— BATA!"
E so che è finalmente ora di smettere.
😁
PSE se mai mi vedeste attraversare la strada...
sentitevi liberi di sedervi, ordinare un caffè e tornare dieci minuti dopo .
Rimarrò lì impalato.
Guardo a sinistra.
Guardo a destra.
Guardo a sinistra.
Guardo a destra.
Giusto per sicurezza.
🤣🤣🤣
LA CARRIERA DI UNA MAMMA SINGLE, CHIACCHIERONA E SINDACA SENZA MANDATO!!!!!
Alcune persone hanno una carriera.
Io ho avuto una carriera da mamma single.
E credetemi, è un lavoro per il quale non ricevi né una laurea, né un aumento di stipendio, né ferie.
Ricevi occhiaie, capelli bianchi, qualche esaurimento nervoso 😱🤣 e la capacità di cucinare il pranzo, parlare al telefono e urlare contemporaneamente:
"URLATOOORE, dove sei adesso?!"
Per anni ho lavorato perché alla Piccola e all'Urlatore non mancasse nulla.
Ci sono stati giorni in cui ho pianto dalla stanchezza.
Giorni in cui avevo paura.
Giorni in cui non avevo la minima idea di come riuscire a fare tutto.
Ma ci sono state anche tante risate.
Tantissime risate.
Perché che Samantha sarebbe se non provassi a risolvere anche i problemi più grandi con una battuta?
Non dico che sia sempre il modo più intelligente.
Ma a me ha aiutato a sopravvivere.
Sono una di quelle persone che non mollano mai.
Testa contro il muro.
Se il muro cede, bene.
Se non cede, crollo io.
Poi mi rattoppo e continuo ad andare avanti.
In 28 anni di lavoro ho collezionato una bella serie di mestieri.
Sono stata commessa.
Cameriere.
Ho lavorato negli hotel.
Ho lavorato in un call center in lingua italiana, dove lavoro ancora oggi .
Quando ho iniziato a lavorare nel call center, i miei figli e tutti quelli che mi stavano intorno pensavano:
"Adesso finalmente la mamma parlerà di meno."
Come posso dirvelo...
È successo esattamente il contrario.
Dopo otto ore passate a parlare al lavoro, tornavo a casa ancora più carica di voglia di chiacchierare.
Parlo come un macinacaffè.
Senza interruzioni.
C'è chi ricarica le batterie nel silenzio.
Io parlando.
Oggi divido le mie giornate tra il call center dal lunedì al venerdì e la pasticceria il sabato .
E quando faccio i conti, mi rendo conto che la vita non mi ha mai lasciata ferma nello stesso posto.
E forse è proprio questa la sua bellezza.
Uno dei periodi più belli l'ho vissuto in una piccola cittadina istriana.
I ragazzi erano ormai cresciuti.
Ognuno aveva la propria vita.
O almeno più o meno.
Perché una mamma è sempre una mamma.
Nel telefono della Piccola sono salvata come "Mamma".
Nel telefono dell'Urlatore come "FBI".
E ancora oggi non ho idea di come gli sia venuta quella trovata.
Non sapevo niente.
Eppure, in qualche modo, sapevo sempre tutto.
Chi era dove.
Con chi era.
Quando tornava.
Quando non tornava.
Quando stava combinando qualcosa.
Le mamme hanno un servizio segreto di cui si parla troppo poco.
All'epoca lavoravo in un hotel.
Vivevo in una villa accanto all'albergo.
Per la prima volta dopo tanto tempo non dovevo pensare a cosa cucinare oggi , domani e dopodomani .
Mare.
Sole.
Lavoro.
Qualche Somersby la sera .
E quattro coinquiline di età diverse.
Eravamo una strana e simpatica piccola famiglia.
E sapete una cosa?
Non mi mancava il lusso.
Mi mancava la spensieratezza.
È quella la cosa che molte donne desiderano segretamente.
Non le borse firmate.
Non le auto di lusso.
Solo un giorno senza preoccupazioni.
Un giorno senza fare conti.
Un giorno senza chiedersi:
"E se..."
Ma la vita dei genitori single raramente si ferma.
Quando pensi di poter finalmente tirare il fiato, arriva un nuovo problema.
Una nuova bolletta.
Una nuova preoccupazione.
E così per anni.
C'è stato anche un periodo della mia vita in cui non vendevo pane, non rispondevo alle telefonate e non correvo da un lavoro all'altro.
C'è stato un tempo in cui vivo per la musica, le coreografie, gli spettacoli e le competizioni.
Per anni ho lavorato come coreografa e mi divertivo a creare esibizioni con le mie ragazze e il mio gruppo.
Era uno di quei lavori in cui non guardi mai l'orologio e non conti i minuti che mancano alla fine del turno.
Ti diverti e basta.
La Piccola, come sapete, ha ballato con me fino al giorno del matrimonio.
E anche l'Urlatore, per un certo periodo, era un ballerino niente male.
Sì, avete letto bene.
Il mio Urlatore.
Un hip hopper.
E pure molto bravo.
Da piccoli sono praticamente cresciuti in sala prove.
Venivano con me agli allenamenti, alle gare, alle prove e agli spettacoli.
Amavano la danza.
Amavano la musica.
Amavano quel nostro piccolo caos.
Poi un giorno l'Urlatore ha deciso di essere diventato grande.
E che non avrebbe più ballato.
Ha deciso di passare al pugilato.
Va bene.
Non mi sono lamentata.
Troppo.
Solo un pochino.
Perché è comunque più facile guardare tuo figlio fare una piroetta che riceve intenzionalmente pugni.
Ma che ci vuoi fare.
I figli crescono.
Trovano la loro strada.
E noi mamme restiamo con i ricordi, le fotografie e le storie che raccontiamo a chiunque sia abbastanza sfortunato da sedersi accanto a noi per un caffè.
A proposito di danza, devo confessarvi una cosa.
Ballare so farlo.
Creare coreografie so farlo.
Condurre allenamenti so farlo.
Ma cantare...
Madonna santa.
Quello è un talento speciale.
Un talento che non possedevo.
Quando le mie ragazze decidevano che non potevano fare di meglio, avevo un metodo educativo tutto mio.
Cominciavo a cantare.
Apposta.
Una voce alta.
Con tutto il cuore.
Non saprei nemmeno descrivervi quel suono.
Come se un elefante aveva scoreggiato nell'orecchio di un canarino mentre qualcuno gli passava sopra con una fisarmonica.
Più o meno così.
Dopo dieci secondi della mia esibizione, le ragazze iniziarono a farsi prendere dal panico:
"Ti prego!"
"Non cantare!"
"Possiamo fare meglio!"
"Rifacciamolo!"
"Anche cinque volte se serve!"
E così, miracolosamente, la coreografia migliorava.
Oggi non ricordo solo medaglie e trofei.
Ricordo le risate.
Quelle vere.
Quelle che ti fanno venire il mal di pancia.
E sinceramente penso che le ragazze abbiano più paura del mio canto che della gara stessa.
E così, per tornare dal passato al presente, dopo gli hotel e la piccola cittadina istriana sono finita in una pasticceria famosa per avere la capa più pazza del mondo.
Naturalmente lo dico con affetto.
La chiameremo La Mora Scura.
Una donna che con uno sguardo ti fa subito capire cosa devi fare.
Ordine.
Lavoro.
Disciplina.
E sotto tutto questo, un cuore enorme.
Ancora oggi il sabato do una mano.
E sinceramente?
Mi piace.
Mi sento a casa.
Mentre vendiamo pane, dolci e torte, sforniamo croissant, prepariamo caffè e corriamo da una parte all'altra del locale, le risate non finiscono mai.
Quando arriva la confusione ei clienti iniziano ad agitare le mani per farsi notare, La Mora Scura urla:
"Perché alzate le mani? Avete caldo e vi state facendo aria?"
E a quel punto scoppiamo tutti a ridere.
I clienti.
Noi.
L'intero giro.
Perché la vita è più leggera quando non la prendi troppo sul serio.
E io?
Io continuo a parlare.
Con tutti.
Con i clienti.
Con i colleghi.
Con i fornitori.
Perfino con i passanti, se restano abbastanza a lungo vicino al bancone.
Da un po' di tempo un cliente mi chiama la sindaca.
Non perché governo una città.
Ma perché parlo.
Sempre.
Di tutto.
Con tutti.
E sapete una cosa?
Forse ha ragione.
Perché dopo tutti questi anni non ho imparato solo a vendere pane, servire clienti o rispondere alle telefonate.
Ho imparato qualcosa di molto più importante.
Alla gente piace essere ascoltata.
E io, a quanto pare, non ho mai smesso di parlare.
E forse è proprio questo il segreto.
A volte una persona non ha bisogno di una soluzione.
Ha bisogno di qualcuno che si fermi, la ascolti e la faccia sorridere per due minuti.
Se sono riuscita almeno in questo, allora la mia carriera da mamma single, chiacchierona e sindaca senza mandato non è stata inutile.
Credetemi, per esperienza.
Le persone che hanno il sorriso più grande, una parola gentile per tutti e una spalla su cui piangere sono spesso quelle che portano il peso più grande sulle proprie spalle.
Anch'io a volte piango.
Nel silenzio della mia stanza.
Quando nessuno mi vede e nessuno mi sente.
Ma poi arriva un nuovo giorno.
Una nuova battaglia.
Una nuova sfida.
Mi asciugo le lacrime, mi metto il sorriso e vado avanti.
Basta drammi per oggi . 🧐
PS
Grazie al mio cliente che mi ha nominata sindaca.
Devo ammettere che suona bene. 😁
Però non entrerei mai in politica.
La politica è... diciamo semplicemente:
"BIP!" 🤣😱
Preferirei essere portavoce dei diritti umani.
Oppure avvocato.
Ho sempre odiato le ingiustizie.
E a quel punto il mio Urlatore mi dice:
"Mamma, saresti un avvocato povero."
E probabilmente ha ragione.
Perché io continuo ancora ingenuamente a credere che la giustizia vinca.
E la vita continua ostinatamente a cercare di convincermi che non è sempre così.
E così...
Domani è un altro giorno.
E un altro giorno di lavoro.
All'Eurojackpot non ho vinto niente.
È vero, non ho nemmeno giocato, ma i dettagli sono irrilevanti. 😃
Quindi continuo diligentemente ad andare a lavorare.
Perciò, se un sabato mi vedete vendere dolci, chiacchierare, ridere e distribuire consigli di vita che nessuno mi ha chiesto...
Beh, quella sono io. ❤️❣️
E sentitevi liberi di salutarmi.
Come dice una mia collega:
"Scusa stella, non ti avevo riconosciuta!" 😃 :::
THE CAREER OF A SINGLE MOM A CHATTERBOX AND A MAYOR WHITHOUT A MANDATE
. Alcune persone hanno una carriera.
Io ho avuto una carriera come mamma single.
E credetemi, è un lavoro che non prevede diplomi, aumenti di stipendio o ferie pagate.
Quello che si ottiene sono occhiaie, capelli grigi, un paio di esaurimenti nervosi 😱🤣 e la capacità di cucinare il pranzo, parlare al telefono e urlare allo stesso tempo:
"URLA, dove sei adesso?!"
Per anni, ho lavorato per assicurarmi che la Piccola e l'Urlatrice non mancassero mai di nulla.
Ci sono stati giorni in cui ho pianto per la stanchezza.
Giorni in cui avevo paura.
Giorni in cui non avevo la minima idea di come avrei fatto a fare tutto.
Ma c'erano anche risate.
Tante risate.
Perché che tipo di Samantha sarei se non cercassi di risolvere anche i miei problemi più grandi con una battuta?
Non dico che sia sempre l'approccio più intelligente.
Ma mi ha aiutato a sopravvivere.
Sono una di quelle persone che non si arrendono mai.
Sfondare il muro a testa in giù.
Se il muro cede, bene.
Se non cede, cedo io.
Poi mi rimetto insieme e vado avanti.
In 28 anni di vita lavorativa, ho fatto un bel po' di lavori.
Sono stata commessa.
Cameriera.
Ho lavorato in hotel.
Ho lavorato in un call center in lingua italiana, dove lavoro ancora oggi.
Quando ho iniziato a lavorare al call center, i miei figli e tutti quelli che mi stavano intorno pensavano:
"Ora la mamma finalmente parlerà di meno".
Come posso spiegarlo...
È successo esattamente il contrario.
Dopo otto ore di chiacchiere al lavoro, tornavo a casa ancora più desiderosa di parlare.
Parlo come un macinacaffè.
Senza sosta.
Alcune persone ricaricano le batterie con il silenzio.
Io le ricarico parlando.
Oggi la mia vita è divisa tra il call center dal lunedì al venerdì e il panificio il sabato.
E quando faccio i conti, mi rendo conto che la vita non mi ha mai tenuta ferma in un solo posto.
E forse è proprio qui che sta la sua bellezza.
Uno dei periodi più felici della mia vita l'ho trascorso in un piccolo paese in Istria.
I bambini erano già cresciuti.
Ognuno aveva la sua vita.
Beh, più o meno.
Perché una mamma è sempre una mamma.
Nel telefono del Piccolo, sono salvata come "Mamma".
Nel telefono dell'Urlatore, sono salvata come "FBI".
Ancora oggi non ho idea di dove gli sia venuta quest'idea.
Non ho mai saputo niente.
Eppure, in qualche modo, ho sempre saputo tutto.
Chi era dove.
Con chi erano.
Quando tornavano a casa.
Quando non tornavano.
Quando ne combinavano qualcuna.
Le madri hanno un servizio segreto di cui nessuno parla abbastanza.
All'epoca lavoravo in un hotel.
Vivevo in una villa lì accanto.
Per la prima volta dopo tanto tempo, non dovevo pensare a cosa avrei cucinato oggi, domani e dopodomani.
Il mare.
Il sole.
Il lavoro.
Un Somersby ogni tanto la sera.
E quattro coinquilini di età diverse.
Eravamo una piccola famiglia strana e adorabile.
E sapete una cosa?
Non mi mancava il lusso.
Mi mancava la tranquillità.
È quello che molte donne desiderano segretamente.
Non borse costose.
Non auto di lusso.
Solo un giorno senza preoccupazioni.
Un giorno senza calcolare le spese.
Un giorno senza chiedersi:
"E se..."
. Ma la vita di un genitore single raramente si ferma.
Proprio quando pensi di poter finalmente riprendere fiato, appare un nuovo problema.
Una nuova bolletta.
Una nuova preoccupazione.
E così via per anni.
C'è stato anche un periodo della mia vita in cui non vendevo pane, non rispondevo al telefono e non correvo tra due lavori.
C'è stato un tempo in cui vivevo per la musica, la coreografia, gli spettacoli e le competizioni.
Per anni ho lavorato come coreografa e ho amato creare coreografie con le mie ragazze e il mio team.
Era uno di quei lavori in cui non guardi mai l'orologio e non conti mai i minuti che mancano alla fine del turno.
Semplicemente ti godi il momento.
Come sapete, la Piccola ha ballato con me fino al matrimonio.
E per un periodo, anche l'Urlatore è stato un ballerino provetto.
Sì, avete letto bene.
Il mio Urlatore.
Un ballerino hip-hop.
E molto bravo.
Quando erano piccoli, entrambi sono praticamente cresciuti nella sala da ballo.
Venivano con me agli allenamenti, alle competizioni, alle prove e agli spettacoli.
Amavano ballare.
Amavano la musica.
Amavano il nostro piccolo caos.
Poi un giorno, l'Urlatore ha deciso di essere grande.
E che non avrebbe più ballato.
Ha deciso di passare alla boxe.
Va bene.
Non mi sono lamentata.
Non troppo.
Solo un pochino.
Perché è più facile guardare tuo figlio fare una piroetta che incassare volontariamente dei pugni in faccia.
Ma cosa ci si può fare?
I bambini crescono.
Trovano la loro strada.
E a noi madri restano ricordi, fotografie e storie che raccontiamo a chiunque abbia la sfortuna di sedersi accanto a noi per un caffè.
A proposito di ballo, devo confessare una cosa.
So ballare.
So creare coreografie.
So come condurre sessioni di allenamento.
Ma cantare...
Santo cielo.
È un talento speciale.
Un talento che io non possiedo.
Ogni volta che le mie ragazze decidevano di non poter fare di meglio, avevo una tecnica motivazionale molto particolare.
Iniziavo a cantare.
Di proposito.
A voce alta.
Con tutto il cuore.
Onestamente non so come descrivere quel suono.
Immaginate un elefante che scoreggia nell'orecchio di un canarino mentre qualcuno passa sopra una fisarmonica.
Qualcosa del genere.
Dopo dieci secondi di canto, le ragazze iniziavano a farsi prendere dal panico:
"Per favore!"
"Non cantare!"
"Possiamo fare di meglio!"
"Riproviamoci!"
"Altre cinque volte se necessario!"
E così, la coreografia migliorava miracolosamente.
Oggi non ricordo solo medaglie e trofei.
Ricordo le risate.
Quel tipo di risate genuine che ti fanno venire il mal di stomaco.
E onestamente, credo che le ragazze avessero più paura del mio canto che della competizione stessa.
Quindi, tornando dal passato al presente, dopo gli hotel e il piccolo paese istriano, sono finita in un panificio famoso per avere la capa più pazza del mondo.
Ovviamente, lo dico con affetto.
Chiamiamola La Bella dai Capelli Scuri.
Ha uno sguardo che ti dice subito cosa bisogna fare.
Ordine.
Lavoro.
Disciplina.
E sotto tutto questo, un cuore enorme.
Ancora oggi, il sabato, do una mano.
E onestamente?
Lo adoro.
Mi sento a casa.
Mentre vendiamo pane, torte e pasticcini, inforniamo croissant, prepariamo il caffè e corriamo da un capo all'altro del negozio, le risate non si fermano mai.
Quando c'è molta gente e i clienti iniziano ad agitare le braccia per attirare la nostra attenzione, La Bella dai Capelli Scuri grida:
"Perché agitate le braccia? Avete caldo e cercate di rinfrescarvi?".
E poi scoppiamo tutti a ridere.
I clienti.
Noi.
Tutto il turno.
Perché la vita è più facile quando non la prendi troppo sul serio.
E io?
Parlo ancora.
Con tutti.
Con i clienti.
Ai colleghi.
Ai fattorini.
Persino ai passanti occasionali, se si fermano abbastanza a lungo vicino al bancone.
Un cliente mi chiama "il sindaco" da un bel po' di tempo.
Non perché io governi la città.
Ma perché parlo.
Costantemente.
Di tutto.
Con tutti.
E sapete una cosa?
Forse ha ragione.
Perché dopo tutti questi anni, non ho imparato solo a vendere il pane, servire i clienti o rispondere al telefono.
Ho imparato qualcosa di molto più importante.
Alla gente piace essere ascoltata.
E a quanto pare, non ho mai smesso di parlare.
E forse è proprio questo il segreto.
A volte le persone non hanno bisogno di una soluzione.
Hanno solo bisogno di qualcuno che si fermi, le ascolti e le faccia sorridere per due minuti.
Se sono riuscita a fare almeno questo, allora la mia carriera di madre single, chiacchierona e sindaco senza mandato non è stata vana.
Credetemi quando dico questo:
le persone con i sorrisi più grandi, le parole più calde e le spalle più forti su cui piangere sono di solito quelle che portano i fardelli più pesanti.
E sì, a volte piango anch'io.
Nel silenzio della mia stanza.
Quando nessuno mi vede.
Quando nessuno mi sente.
Ma poi sorge un nuovo giorno.
Una nuova battaglia.
Una nuova sfida.
Asciugo le lacrime, mi metto un sorriso e vado avanti.
Basta drammi per oggi. 🧐
PS
Grazie al cliente che mi ha incoronata sindaco.
Devo ammettere che suona piuttosto bene. 😁
Ma comunque non mi dedicherei alla politica.
La politica è... beh, diciamo solo:
"BEEP!" 🤣😱
Preferirei essere un'attivista per i diritti umani.
O un avvocato.
Ho sempre odiato l'ingiustizia.
Al che il mio piccolo urlatore risponde:
"Mamma, saresti un pessimo avvocato".
E probabilmente ha ragione.
Perché credo ancora ingenuamente che la giustizia vinca.
E la vita continua a cercare di convincermi che non funziona sempre così.
E quindi...
Domani è un altro giorno.
E un altro giorno di lavoro.
Non ho vinto niente all'Eurojackpot.
È vero, non ho nemmeno comprato un biglietto, ma i dettagli sono irrilevanti. 😃
Quindi devo comunque andare a lavorare.
E se per caso mi vedete di sabato a vendere torte, chiacchierare, ridere e dare consigli di vita che nessuno ha chiesto...
Beh, quella sono io. ❤️❣️
E sentitevi liberi di salutarmi.
Come ama dire il mio collega:
"Scusa, superstar, non ti avevo riconosciuto!" 😃 :::
NON SIAMO STATE NOI A INIZIARE A PARLARE DI SESSO. SONO STATI LORO. COME SEMPRE!!! 🤣
Eccomi di nuovo...
Oggi parleremo un po’ di buoni rapporti di vicinato, della madrina dell’Urlatore, della mia migliore amica e delle nostre cosiddette metà migliori.
(Almeno così amano farsi chiamare. 😛)
Una o due volte alla settimana ci ritroviamo, ci sediamo attorno a un tavolo, beviamo un caffè o qualcosa di un po’ più forte e, naturalmente, ci lamentiamo della vita.
Noi due, di solito, parliamo di cose serie.
Lavoro.
Bollette.
Futuro.
Salute.
Tutti quegli argomenti che fanno sì che gli adulti passino la notte a fissare il soffitto invece di dormire.
Oppure a contare le pecore perché non riescono più a dormire come una volta... per via dell’età. 😃
(Di quale età stiamo parlando?!)
E poi...
Poi le nostre “metà migliori” aprono bocca.
E in quel preciso istante ogni discussione seria smette ufficialmente di esistere.
Non so come ci riescano, ma una conversazione che due minuti prima riguardava economia, politica o problemi di vita finisce sempre nello stesso identico posto.
Il sesso.
E non perché siamo noi a portarci la conversazione.
No.
Loro hanno un talento speciale.
Potremmo parlare delle previsioni del tempo.
– Dicono che sta arrivando una perturbazione da ovest.
Quei due geni riuscirebbero a collegarla al sesso in meno di dieci secondi.
Potremmo parlare dei prezzi al supermercato.
– Avete visto quanto è aumentato il prezzo dell’olio d’oliva?
E in qualche modo finiremmo comunque a parlare di sesso.
A volte mi chiedo se gli uomini nascano con questa capacità oppure se esista una specie di accademia segreta che frequentano appena compiono diciotto anni.
A questo punto è intervenuto il fidanzato della mia amica.
Chiamiamolo “The Serious Man”. 🤣
Ovviamente è intervenuto.
Non puoi tirare in ballo un uomo in un blog e aspettarti che stia zitto.
Ed ecco cosa dice:
“Se esiste un’accademia, allora tu ti sei laureata all’Accademia della Distorsione dei Fatti.
Noi non vi abbiamo mai chiesto di chiamarci ‘metà migliori’ perché, semplicemente, lo siamo.
E come facciamo a non parlare di sesso quando voi due iniziate con:
– F... il lavoro.
– F... le bollette.
– Che f... di futuro ci aspetta.
– La salute è f...
– Non riesco a dormire, devo guardare quel f... di soffitto.
– F... la politica.
– F... i prezzi alti.
E allora, naturalmente, per amore vostro, visto che nominate così spesso tutte queste f..., noi riportiamo la conversazione sul vero sesso.
Quello autentico, quello di cui si gode quando l’idraulica funziona.
E se non funziona, almeno possiamo ricordarci che il sesso è una bella cosa e che ci piace ricordarlo.” 🤣🤣
Qualcuno deve pur tenere viva la fiamma del romanticismo.
E chiaramente non sarete voi due mentre discutete di bollette della luce, colesterolo e situazione economica.
E così...
A questo punto “The Serious Man” si è anche vantato che il sesso dura due minuti.
Compreso il tempo per spogliarsi. 🤣🤣🤣
“E voglio chiarire subito una cosa...
Questo è solo l’inizio.”
E così...
Mentre noi due cerchiamo di risolvere i problemi quotidiani, loro due cercano di risolverne uno solo.
Avete capito quale. 🤭
Ma la storia non finisce qui.
Dopo “The Serious Man” interviene anche l’altra metà maschile. 🤣
(Perché dovreste essere solo voi uomini a chiamare noi donne ‘mezze cartucce’?)
E poi rincara la dose.
E quando quei due iniziano a sostenersi a vicenda, non c’è più fine.
A dire la verità, credo che senza di loro ci annoieremmo.
Noi due allora iniziamo a guardare cosa c’è di nuovo su Shein.
Vestitini.
Costumi da bagno.
Borsette.
Piccole cose che, realisticamente, non ci servono, ma che guardiamo comunque.
E loro cosa fanno?
Guardano Shein anche loro.
Solo che nella barra di ricerca non scrivono vestiti.
No.
Le loro ricerche prendono una direzione completamente diversa.
“Dildo.”
“C’è qualcosa di artificiale?”
Ecco qualche esempio.
Noi due parliamo di mani e dolori.
La mia amica:
– Mi fa male la gamba!
Io:
– A me fanno male le mani!
E loro due:
– Va bene finché non vi fa male la cosa più importante...
🤭
Ed eccoci di nuovo allo stesso argomento.
Altra situazione.
Noi due guardiamo costumi da bagno su Shein.
Io dico:
– Questo è bello.
Lei:
– Questo nasconde la pancia.
E loro:
– A noi interessa quello che non nasconde...
– E soprattutto sapere se il modello è compreso nel prezzo del costume. 🙄🤣
E di nuovo si ride fino alle lacrime.
Perché i commenti che seguono sono sufficienti per farsela addosso dal ridere.
E sinceramente, a me ormai basta poco.
Vi ricordate il raffreddore.
La tosse.
E qualche perdita involontaria dovuta allo sforzo.
A volte persino qualche fuga di gas. 🤣😱
Ho iniziato a sospettare che anche loro stiano attraversando una specie di pubertà della mezza età.
Anzi, ho persino le prove.
Una volta “The Serious Man” era convinto che qualcuno avesse vissuto una grande notte di passione.
Non so su quali basi fosse arrivato a questa conclusione.
E non gliel’ho nemmeno chiesto.
Perché quando “The Serious Man” costruisce una teoria, i fatti smettono di avere importanza.
Comunque, la mattina seguente è arrivato un messaggio:
"Buongiorno! Stanotte non abbiamo dormito per rumori e vibrazioni! I portali riferiscono che si è riattivato il Vulcano Vaginus–Vicinus! Pare che l'oggetto Penicus sia penetrato nella grotta vulcanica provocando una forte attività sismica!
Temo che possa esservi successo qualcosa perché il fenomeno si è verificato proprio dalle vostre parti.
Sapete qualcosa oppure devo continuare a informarmi sui portali?” 😱🤣
E adesso ditemi voi...
CHI È QUELLO SERIO?!
Oppure stanno semplicemente difendendo la loro teoria del complotto.
Nel loro caso:
“La teoria del sesso.” 😃
Ma va bene...
Non possiamo nemmeno dire di essere particolarmente serie.
Perché la verità è che noi quattro non ci incontriamo solo per il caffè.
Né per i dolci.
Né per risolvere i problemi del mondo.
Ci incontriamo perché insieme ridiamo.
A volte parliamo di lavoro.
A volte di salute.
A volte di bollette.
E a volte finiamo a parlare del vulcano Vaginus–Vicinus, di costumi da bagno su Shein e di teorie che non hanno assolutamente nulla a che vedere con la realtà.
Ed è proprio per questo che torniamo sempre allo stesso tavolo.
Perché a questa età tutti abbiamo le nostre preoccupazioni.
Ma non sono le preoccupazioni quelle che ricordiamo più tardi.
Ricordiamo le persone con cui abbiamo riso così tanto da farci venire il mal di pancia.
O, nel mio caso...
Da farmi fare un po’ di pipì nei pantaloni. 🤣😱
E, sarete d’accordo con me, questo non ha prezzo.
P.S.
Già che ci siamo...
Me l’avete trovato quello sponsor per i pannoloni per l’incontinenza?
Lo chiedo di nuovo per un’amica. 🤣😱❤️
WE DIDN'T START TALKING ABOUT SEX. THEY DID. AS ALWAYS!!! 🤣
Here I am again...
Today we're going to talk a little about good neighborly relations, The Screamer's godmother, my best friend, and our so-called better halves.
(At least that's what they like us to call them. 😛)
Once or twice a week, we get together, sit around a table, have a coffee or something a little stronger and, of course, complain about life.
The two of us usually talk about serious things.
Work.
Bills.
The future.
Health.
All those topics that make grown adults stare at the ceiling at night instead of sleeping.
Or count sheep because they can't sleep the way they used to... thanks to age. 😃
(What age?!)
And then...
Then our "better halves" open their mouths.
And at that exact moment, every serious discussion officially ceases to exist.
I don't know how they do it, but a conversation that two minutes earlier was about economics, politics, or life's problems somehow always ends up in the same place.
Sex.
And not because we took it there.
No.
They have a special talent.
We could be talking about the weather.
– They say a cold front is coming from the west.
Those two geniuses would find a way to connect it to sex within ten seconds.
We could be talking about grocery prices.
– Have you seen how expensive olive oil has become?
And somehow we'd still end up talking about sex.
Sometimes I wonder whether men are born with this ability or if there's some secret academy they all attend the moment they turn eighteen.
At this point, my friend's boyfriend chimed in.
Let's call him "The Serious Man." 🤣
Of course he chimed in.
You can't mention a man in a blog post and expect him to stay quiet.
So here's what he had to say:
"If there's an academy, then you've earned a Master's degree from the Academy of Twisting Facts.
We've never asked you to call us 'better halves' because, quite simply, we are.
And how are we supposed not to talk about sex when you two start saying things like:
– F... work.
– F... the bills.
– We've got a really f... future ahead of us.
– Our health is f...
– I can't sleep, I have to stare at the f... ceiling.
– F... politics.
– F... high prices.
So naturally, out of love for you, since you're constantly talking about all that f..., we steer the conversation toward actual sex.
The real kind.
The kind that's enjoyable when the hydraulics are still working.
And if they're not, at least we can remember that sex is a beautiful thing and reminisce about it fondly." 🤣🤣
Someone has to keep romance alive.
And clearly it won't be you two while you're discussing electricity bills, cholesterol, and the state of the economy.
And then...
The Serious Man proudly informed us that sex lasts two minutes.
Including undressing. 🤣🤣🤣
"And let me make one thing clear...
This is only the beginning."
So...
While the two of us try to solve everyday problems, the two of them are trying to solve just one.
You can probably guess which one. 🤭
But the story doesn't end there.
After The Serious Man, the other male half joined in. 🤣
(Why should only men be allowed to call women "used models"?)
And then he piled on.
And when those two start backing each other up, there is simply no end to it.
Honestly, I think we'd be bored without them.
So the two of us start browsing Shein.
Dresses.
Swimsuits.
Handbags.
Little things we definitely don't need but look at anyway.
And what do they do?
They browse Shein too.
Only they don't search for dresses.
No.
Their searches go in a completely different direction.
"Dildo."
"Anything artificial?"
Just to give you a few examples.
The two of us are talking about aches and pains.
My friend says:
– My leg hurts!
I say:
– My hands hurt!
And the two of them reply:
– It's fine as long as the most important thing doesn't hurt...
🤭
And there we are again.
Back to the same topic.
Another situation.
We're looking at swimsuits on Shein.
I say:
– This one is pretty.
My friend says:
– This one hides the tummy.
And they say:
– We're interested in what it doesn't hide...
– And we'd like to know whether the model comes with the swimsuit. 🙄🤣
And once again, we're laughing until we cry.
Because the comments that follow are enough to make someone pee their pants.
And honestly, it doesn't take much for me these days.
You remember the cold.
The coughing.
And the occasional stress-induced bladder leak.
Sometimes even the occasional gas leak. 🤣😱
I've started suspecting that they're going through some kind of middle-aged puberty.
In fact, I have proof.
One time, The Serious Man became convinced that some major romantic action had taken place.
I have no idea what made him think that.
And I didn't ask.
Because once The Serious Man develops a theory, facts are no longer relevant.
Anyway, the next morning a message arrived:
"Good morning! We couldn't sleep last night because of the noises and vibrations! News reports say that Mount Vaginus-Vicinus has become active again! Apparently, the object known as Penicus entered the volcanic cave and triggered seismic activity!
Reports say it became active when an object known as Penicus penetrated the volcanic cave.
I'm worried something may have happened to you because it seems to have occurred somewhere near your area.
Do you know anything about it, or should I keep reading the news?" 😱🤣
Now you tell me...
WHO'S THE SERIOUS ONE HERE?!
Or maybe they're simply defending their favorite conspiracy theory.
In their case:
The Theory of Sex. 😃
But honestly...
We can't exactly claim to be completely serious either.
Because the truth is that the four of us don't get together just for coffee.
Or cake.
Or to solve the world's problems.
We get together because we laugh.
Sometimes we talk about work.
Sometimes about health.
Sometimes about bills.
And sometimes we end up discussing Volcano Vaginus–Susjedus, swimsuits on Shein, and theories that have absolutely nothing to do with real life.
And that's exactly why we keep returning to the same table.
Because at this age, we all have our worries.
But worries aren't what we remember later.
We remember the people who made us laugh so hard our stomachs hurt.
Or, in my case...
So hard that I pee my pants a little. 🤣😱
And I think you'll agree...
That's priceless.
P.S.
By the way...
Have you found me that sponsor for incontinence diapers yet?
I'm asking for a friend. 🤣😱❤️
IL VULCANO DI LATTE, URLATORE E IL KARMA CHIAMATO STELLINA 🐮🤣❣️
Questa volta scrivo di Urlatore e Piccola quando erano ancora dei neonati e, naturalmente, di un argomento molto importante: l'alimentazione e quel liquido essenziale per la vita che si chiama LATTE. 😱🐮😂
C'è poi tutto il resto del cibo, come le verdure, che i bambini di solito guardano come se stessi cercando di servirgli del veleno invece che il pranzo. 🙄🥦
Nel lontanooooo 1997 è nata la mia Piccola e nel lontanooooo 2004 è arrivato il mio Urlatore!
Sinceramente, sarebbe stato meglio il contrario.
Perché ancora oggi Urlatore richiede più energia e più nervi di sua sorella. Soprattutto se consideriamo il numero di esaurimenti nervosi che è riuscito a regalarmi nel corso degli anni. 🤣🤣
E vista la mia età, posso tranquillamente dire di essere diventata una specie protetta.
Se un giorno mi vedete nel mio habitat naturale mentre bevo un caffè in pace, vi prego di non disturbarmi.
È uno spettacolo raro. 🐮😂
Credo che molte mamme si ritroveranno in questa storia, soprattutto quando si parla di quel liquido chiamato LATTE.
La mia Piccola, dal secondo mese di vita, non poteva nemmeno guardarlo.
E la principale responsabile di quel trauma da latte ero io. 😱Perché
?
Semplice.
Quando hai il tuo primo figlio e non hai la minima esperienza, sei convinta che esista una sola spiegazione per ogni pianto.
Fama.
Il bambino piange? Ha fame.
Fa una smorfia? Ha fame.
Ha il singhiozzo? Sicuramente ha fame.
Guarda il muro? Probabilmente ha fame.
Più o meno funzionavo così.
Piccola piangeva e io la prendevo immediatamente in braccio e la mettevo al seno.
Nella mia testa risuonava sempre la stessa frase:
"Tesoro della mamma, hai di nuovo fame."
Peccato che la mia Piccola avesse semplicemente le coliche, come la maggior parte dei neonati.
Ma provate voi a convincere una testarda come me che il bambino non ha fame! 🙄😂
Un giorno la riempii così tanto di latte che il suo pancino sembrava aver ingoiato un'anguria in miniatura.
Naturalmente andai nel panico e finimmo al pronto soccorso.
La dottoressa le massaggiava il pancino, cercava di misurarle la temperatura ea un certo punto le preme leggermente l'addome.
E poi...
Catastrofe.
Eruzione.
Vulcano di latte.
Tutto quello che Piccola aveva mangiato finì direttamente sul camice bianco immacolato della dottoressa. 😱🤣
Io rimasi immobile come una statua.
La dottoressa mi guardò, si pulì il camice e disse con assoluta calma:
"Cara mamma, la bambina ha semplicemente bevuto troppo latte."
In quel momento desiderai che si aprisse una voragine sotto i miei piedi e mi inghiottisse all'istante.
E Piccola?
Credo che proprio allora abbia preso una decisione per la vita.
Quando è cresciuta un po' e ha capito cos'era davvero il latte, ha pronunciato il suo grande NO.
Non l'ha più toccato.
Non sono mai riuscita a convincerla a berne nemmeno un sorso.
Forse, da qualche parte nel profondo, ricordava ancora la dottoressa, il camice bianco e lo tsunami di latte che le aveva provocato nei suoi primi mesi di vita. 🤣🤣
Da quel giorno ho dovuto inventarmi di tutto pur di convincerla a bere qualcosa che contenesse latte.
È andata avanti così finché non è cresciuta abbastanza da capire che quel liquido bianco, meglio conosciuto come latte, proprio non le piaceva. 😱
Nemmeno con le verdure andava molto meglio.
A quel punto dovetti ricorrere a tattiche degne dei servizi segreti: frullavo le verdure e le mescolavo di nascosto negli altri cibi, sperando che non se ne accorgessero. 😛
Una volta ricordo di aver provato a fare la furba.
Comprai del latte al cioccolato convinta che finalmente l'avrebbe bevuto.
Insomma, chi non ama il cioccolato?
Lo versai in un bicchiere e glielo posai davanti con la solennità di chi sta offrendo il tesoro più prezioso del mondo.
Lei guarda il bicchiere.
Guardami.
Poi di nuovo il bicchiere.
Annusò il contenuto come un piccolo cane poliziotto alla frontiera.
E infine dichiarò:
— Mamma, questo è latte travestito da cioccolato.
Credo che sia stato il primo momento in cui mio figlio mi abbia battuta in astuzia.
così Piccola è cresciuta senza latte. 🐮
Dall'altra parte c'era Urlatore, che invece amava tutto.
Mangiava più volte al giorno e la sera , prima di andare a dormire e di iniziare a "urlare" – perché non bisogna dimenticare questa parte fondamentale della sua routine serale 😊 – beveva sempre il suo biberon di latte.
Era un vero e proprio rituale.
Ma la cosa che amava più di ogni altra erano le caramelle gommose.
Non gliene bastavano mai.
Urlatore era tutta un'altra storia.
Lui non chiedeva cosa ci fosse da mangiare.
Lui chiedeva se ce n'era ancora.
A volte avevo l'impressione di stare allevando due creature completamente diverse.
Una esaminava ogni singolo boccone come un ispettore sanitario.
L'altra avrebbe mangiato l'ispettore, il verbale e pure il tavolo se il pranzo tardava ad arrivare.
E ancora oggi è così.
Appena entra in casa o apre gli occhi al mattino, arriva sempre la stessa domanda:
— (Vecchia) Mamma, cosa c'è da mangiare?
E io, ormai da anni, gli risponde sempre:
— Ti do io una vecchia stereo sberla! 😡😃
Naturalmente questo non gli ha mai impedito di rifarmi la stessa domanda cinque minuti dopo .
Con il passare degli anni ho capito che la natura aveva deciso di fare un esperimento su di me.
Prima mi ha dato una figlia che non voleva nemmeno guardare il latte.
Poi mi ha dato un figlio che avrebbe mangiato qualsiasi cosa non fosse fissata al pavimento.
Una sopravviveva a pasta.
L'altro avrebbe mangiato la pasta, la pentola e perfino il libro di ricette.
E io, in mezzo a loro, cercavo disperatamente di fare la madre normale.
Con risultati piuttosto discutibili.
Mentre lui beveva il latte tutto soddisfatto, Piccola lo guardava e gridava:
— Bleah!
Il suo cibo preferito era la pasta in cento modi diversi.
A dire il vero, se dobbiamo essere sinceri, lo è ancora oggi .
E così siamo arrivati al 2020.
È allora che è nata mia nipote.
Chiamiamola Stellina.
Il sole della sua nonna. 🥰
Ed è stato proprio in quel momento che Piccola ha finalmente capito quanto fosse importante il latte.
Ogni volta che dava da mangiare alla sua piccola principessa Stellina, siva ricorda di sé stessa, delle sue guerre personali contro il latte e di tutti i miei tentativi disperati di farle arrivare almeno una goccia di quella sostanza nello stomaco.
E Stellina?
Stellina mangia tutto.
Oggi ha quasi sei anni e fin da piccolissima è stata una bambina che ha sempre accettato con entusiasmo qualsiasi nuovo alimento.
Anzi, in modo piuttosto insolito, preferisce la frutta ai dolci.
Ma la parte migliore deve ancora arrivare.
Per lei è assolutamente normale fare merenda con pancetta e cipolla.
Proprio così, alla vecchia maniera, senza troppe filosofie. 😃😃
E lo fa da quando aveva tre anni.
Provate a immaginare la scena.
Una bambina seduta a tavola.
Davanti a lei un tagliere di legno.
Sul tagliere un pezzo di pancetta e una cipolla.
Mentre gli altri bambini chiedono il cioccolato, la mia Stellina sgranocchia pancetta.
Ecco chi è la mia Stellina. ❣️
E quando la guardia mangia con gusto tutto ciò che sua madre ha rifiutato per anni, non posso fare a meno di sorridere.
La vita ha davvero un grande senso dell'umorismo.
A volte ci restituisce tutto quello che abbiamo vissuto con i nostri figli.
Solo che questa volta lo fa attraverso i nipoti.
A volte guardo Piccola mentre cerca di convincere Stellina a mangiare un altro boccone e mi limita a sorridere.
Non dico nulla.
Il karma funziona meglio quando resta in silenzio.
IL VULCANO DI LATTE, L'URLATORE E IL KARMA CHIAMATO PICCOLA STELLA 🐮🤣❣️
Questa volta scrivo dell'Urlatore e di Malena quando erano ancora neonati e, ovviamente, di un argomento molto importante: l'alimentazione dei bambini e quel liquido vitale chiamato LATTE. 😱🐮😂
E poi c'è tutto l'altro cibo, come le verdure, che i bambini di solito guardano come se stessi cercando di servirgli del veleno invece del pranzo. 🙄🥦
Nel lontano 1997 è nata la mia Malena, e nel lontano 2004 è arrivato il mio Urlatore!
Onestamente, sarebbe stato meglio il contrario.
Perché ancora oggi , l'Urlatore richiede più energia e più pazienza di sua sorella. Soprattutto se consideriamo il numero di esaurimenti nervosi che è riuscito a provocarmi nel corso degli anni. 🤣🤣
E considerando la mia età, posso tranquillamente affermare di essere diventata una specie in via d'estinzione.
Se un giorno doveste vedermi sorseggiare tranquillamente un caffè nel mio habitat naturale, per favore non disturbatemi.
È uno spettacolo raro. 🐮😂
Credo che molte madri si riconosceranno in questa storia, soprattutto quando si tratta di quel liquido chiamato LATTE.
La mia Malena non riusciva nemmeno a guardare il latte dall'età di due mesi.
E la principale responsabile di quel trauma da latte ero io. 😱
Perché?
Beh, è semplice.
Quando hai il tuo primo figlio e non hai assolutamente alcuna esperienza, sei convinta che ci sia solo una spiegazione per ogni pianto.
Fame.
Il bambino piange? Fame.
Fa una smorfia? Fame. Ha il
singhiozzo? Sicuramente ha fame.
Fissa il muro? Probabilmente ha fame.
È più o meno così che funzionava il mio cervello.
Malena iniziava a piangere e io la prendevo subito in braccio e la attaccavo al seno.
Dentro di me, sentivo:
"Mia piccola raggio di sole, hai di nuovo fame".
Il problema era che la mia piccola raggio di sole aveva davvero le coliche, come la maggior parte dei neonati.
Ma provate a convincere una donna testarda come me che la bambina non ha fame! 🙄😂
Un giorno l'ho allattata così tanto che la sua pancina sembrava avesse ingoiato una piccola anguria.
Naturalmente, sono andata nel panico e l'ho portata di corsa al pronto soccorso.
Il dottore le ha massaggiato la pancia, ha provato a misurarle la temperatura e a un certo punto le ha premuto delicatamente sullo stomaco.
E poi...
Disastro.
Eruzione.
Un vulcano di latte.
Tutto quello che Malena aveva mangiato è finito sul camice bianco immacolato del dottore. 😱🤣
Sono rimasta lì immobile come una statua.
Il dottore mi ha guardata, si è asciugata il camice e ha detto con calma:
"Cara mamma, la sua bambina ha semplicemente bevuto troppo latte".
In quel momento, avrei voluto che il pavimento si aprisse e mi inghiottisse intera.
E Malena?
Credo che sia stato allora che ha preso una decisione che le ha cambiato la vita.
Quando è cresciuta un po' e ha capito cos'era davvero il latte, ha dichiarato un sonoro NO.
Non l'ha più toccato.
Non sono riuscita a convincerla a berne nemmeno un sorso.
Forse in fondo si ricordava ancora del dottore, del camice bianco e dello tsunami di latte che avevo scatenato durante i suoi primi mesi di vita. 🤣🤣
Da quel giorno in poi, ho dovuto fare miracoli per convincere Malena a consumare qualsiasi cosa anche solo lontanamente riconducibile al latte.
Questo è durato finché non è cresciuta abbastanza da capire che quel liquido bianco chiamato latte semplicemente non faceva per lei. 😱
Le cose non sono andate molto meglio con le verdure.
A quel punto ho dovuto ricorrere a tattiche degne di un agente segreto. Frullavo le verdure e le mescolavo di nascosto ad altri cibi, sperando che non se ne accorgesse. 😛
Ricordo una volta in cui ho cercato di essere furba.
Ho comprato del latte al cioccolato, convinta che finalmente l'avrebbe bevuto.
Voglio dire, a chi non piace il cioccolato?
Ho versato il latte in un bicchiere e gliel'ho messo davanti con orgoglio, come se le stessi offrendo il tesoro più grande del mondo.
Lei ha guardato il bicchiere.
Ha guardato me.
Poi di nuovo il bicchiere.
L'ha annusato come un piccolo cane poliziotto al confine.
E poi ha annunciato:
"Mamma, questo è latte travestito da cioccolato".
Credo che quella sia stata la prima volta che mia figlia mi abbia completamente fregata.
E così Malena è cresciuta senza latte. 🐮
D'altra parte, il piccolo urlatore amava tutto.
Mangiava diverse volte al giorno e ogni sera prima di andare a letto – e prima che iniziasse a urlare, non dimentichiamoci di questa parte importante della sua routine notturna 😊 – beveva sempre un biberon di latte.
Era il suo rituale.
Ma ciò che amava di più erano le caramelle gommose.
Non ce n'erano mai abbastanza.
Il piccolo urlatore era tutta un'altra storia.
Non chiedeva cosa stessimo mangiando.
Chiedeva se ce n'era altro.
A volte mi sembrava di allevare due specie completamente diverse.
Uno controllava ogni boccone di cibo come un ispettore sanitario.
L'altro si sarebbe mangiato l'ispettore, il rapporto e il tavolo se il pranzo fosse stato ritardato troppo.
E onestamente?
È ancora lo stesso oggi .
Nel momento in cui entra in casa, o apre gli occhi al mattino , mi pone sempre la stessa domanda:
"Mamma, cosa c'è da mangiare?".
E per anni la mia risposta è stata:
"Ti regalo un vecchio stereo!".
Questo non gli ha mai impedito di rifare esattamente la stessa domanda cinque minuti dopo .
Nel corso degli anni ho capito che la natura aveva chiaramente deciso di fare un esperimento su di me.
Prima mi ha dato un figlio che non voleva nemmeno guardare il latte.
Poi mi ha dato un figlio che avrebbe mangiato qualsiasi cosa non fosse inchiodata al pavimento.
Uno è sopravvissuto a pasta.
L'altro avrebbe mangiato la pasta, la pentola e il libro di ricette.
E io ero lì, da qualche parte nel mezzo, che cercavo di recitare la parte di una madre normale.
Con scarso successo.
Mentre lui beveva felicemente il latte, Malena lo guardava e gridava:
"Che schifo!" .
Il suo cibo preferito era la pasta preparata in cento modi diversi.
E onestamente, lo è ancora.
E così arriviamo all'anno 2020.
È l'anno in cui è nata mia nipote.
Chiamiamola Piccola Stella.
Il mio raggio di sole nonno. 🥰
Ed è stato allora che Malena ha finalmente capito quanto sia importante il latte.
Ogni volta che dava da mangiare alla sua piccola principessa Piccola Stella, si ricordava di sé stessa, delle sue guerre contro il latte e di tutti i miei disperati tentativi di farle ingoiare almeno una goccia.
E Piccola Stella?
Piccola Stella mangia di tutto.
Oggi ha quasi sei anni e fin da piccola ha accettato con gioia ogni nuovo cibo.
Stranamente, preferisce la frutta ai dolci.
Ma il bello deve ancora venire.
Per lei, è perfettamente normale mangiare pancetta e cipolle come spuntino.
Fatte in casa, senza fare domande. 😃😃
E lo fa da quando aveva tre anni.
Immaginate la scena.
Una bambina seduta a un tavolo.
Un tagliere di legno davanti a lei.
Sul tagliere, una fetta di pancetta e una cipolla.
Mentre gli altri bambini chiedono la cioccolata, la mia Piccola Stella sgranocchia felicemente la pancetta.
Questa è la mia Piccola Stella. ❣️
E quando la guardo mentre si gusta tutti i cibi che sua madre ha rifiutato per anni, non posso fare a meno di sorridere.
La vita ha davvero un meraviglioso senso dell'umorismo.
A volte ci restituisce tutto quello che abbiamo passato con i nostri figli.
Solo che questa volta lo fa attraverso i nostri nipoti.
A volte guardo Malena che cerca di convincere la Piccola Stella a dare un altro morso e semplicemente sorrido.
Non dico una parola.
Il karma funziona al meglio quando rimane in silenzio.
QUANDO DIVENTI NONNA IL KARMA SI SIEDE DAVANTI A TE ETI DICE. "ADESSO GUARDA"
C'è un momento nella vita in cui pensi:
"Ecco, ho fatto la mia parte."
I figli sono cresciuti.
Hai superato pannolini, febbre, adolescenza, primi amori, primi esaurimenti nervosi e hai pronunciato almeno cinquecento volte la leggendaria frase:
"Non costringermi a ripetertelo un'altra volta!"
E poi arriva una nipotina.
Pensi:
"Adesso sarò una nonna dolce."
Quella che coccola. Che prepara le crêpes. Che legge le favole. Che, a differenza della mamma, avrà tanta pazienza.
E invece la vita ti manda Stellina.
E capisci che non è arrivato per farti riposare.
È arrivata per farti ridere di nuovo.
La mia Stellina tra poco compiera' sei anni.
Dire che è piena di energia è dire poco.
Credo che potrebbe alimentare metà della Croazia se la collegassimo a una prolunga.
Dalla mattina alla sera parla. Fa domande. Tratta. Spiega. Commento.
E, molto spesso, lascia gli adulti senza parole.
Quando era una neonata era un piccolo miracolo.
Piangeva pochissimo.
Dormiva quasi tutta la notte fin dal primo giorno.
Tutti dicevano:
"Che bambina tranquilla!"
Eh già...
Stava soltanto ricaricando le batterie.
Nessuno ci aveva avvisati di quello che sarebbe successo qualche anno dopo. 😄
La cosa che mi affascina di più è il suo modo di mangiare.
Mentre gli altri bambini sognano cioccolata e caramelle, la mia signorina chiede la frutta.
E poi, con la massima naturalezza, mangia carne, pancetta e cipolla come se fosse appena scesa da una barca a Žman. 🥓🧅🥩
A volte la guardia e penso:
"Questa bambina non è normale..." 🥰😃
...ma, grazie al cielo, non lo è.
Qualche giorno fa stava parlando con suo zio Urlatore.
Gli fa una domanda.
Lui non sa rispondere.
Ci penso.
Scuote la testa.
Cerca le parole.
Lei lo guarda come una professoressa davanti a uno studente impreparato e gli dice:
"Zio... sei grande, ma non capisci proprio niente."
Ridevo così tanto che mi mancava il respiro.
Urlatore l'ha guardata per qualche secondo.
Credo che in quel momento abbia rimesso in discussione tutto il suo percorso scolastico.
Da quel giorno non sono più stata sicura di chi stesso educando chi. 🤣
Naturalmente ha già il fidanzatino.
Lo aveva già all'asilo nido.
E adesso ce l'ha anche alla scuola dell'infanzia.
Quando le chiedo com'è,iniziare a ridere e dire:
"Ho il fidanzato... è bellissimo!" 👱
Punto.
Per i bambini l'amore è semplice.
Poi cresci e non basta più che qualcuno sia "bellissimo".
Deve avere un lavoro.
Un'auto.
Il senso dell'umorismo.
E saper cambiare una lampadina.
Quando chiamo Piccola, molto spesso è Stellina a rispondermi per prima.
E invece di sentirmi dire:
"Ciao, nonna!"
mi sento rispondere:
"Nonna... perché mi chiami proprio adesso? Sto guardando una cosa."
Con il tono di chi è stata appena interrotta durante una riunione importantissima. 🤣🤣
Quando viene a casa mia, la prima cosa che fa è andare a salutare la mia banda a quattro zampe.
Ma uno di loro ha un posto speciale nel suo cuore.
Leone. 🐱
Non è un gatto.
È il grande amore della sua vita.
Lo abbraccia.
Lo bacio.
Gli dice:
"Amore mio."
Gli mette le sue piccole statuine sulla testa.
Gli dà da mangiare.
Lo accarezzare.
E Leo sopporta tutto con un'espressione che sembra dire:
"Va bene... sopravviverò anche a questa."
Se ci provassi io...
probabilmente perderei mezzo braccio.
Nemmeno Rokiè da meno. 🐕
È innamorato di lei.
La segue ovunque con quei suoi occhi dolci da vitellino.
Se lei si siede, si siede anche lui.
Se lei si alza, si alza anche lui.
Sono convinto che la seguirebbe fino alla fine del mondo...
...a patto di ricevere un biscotto lungo la strada.
Fin da piccolissima si vedeva che aveva uno spiccato senso dell'ordine.
Mentre gli altri bambini trascinavano peluche o macchinine, Stellina prendeva l'aspirapolvere.
Beh...
"Prendeva" forse è un'esagerazione.
L'aspirapolvere era quasi più grande di lei.
Ma questo non la fermava.
Lo spingeva per tutta la casa con la serietà di una vera padrona di casa, convinta di svolgere il lavoro più importante del mondo.
La guardavo e pensavo:
"Samantha, una bambina di due anni passa l'aspirapolvere volontariamente. Non raccontarlo a nessuno... potrebbe chiederti di prestargliela."
Oggi non passa più l'aspirapolvere con lo stesso entusiasmo.
Evidentemente anche lei ha scoperto che la polvere torna molto più in fretta di quanto sparisca. 🤣
Una volta è rimasta da me per qualche giorno. Aveva circa due anni.
Le avevo tagliato una banana, una mela e dell'uva. 🍌🍎🍇
Era seduta a tavola, prende un pezzetto di banana con quella sua manina paffuta e lo porta verso la bocca.
Proprio nel momento in cui apre la bocca...
la banana cade.
Ci riprova.
Cade di nuovo.
Una terza volta.
Una quarta.
Una quinta.
Io ormai faccio fatica a trattenermi dal ridere.
Lei invece mi guardava serissima, come se stesse combattendo la battaglia più importante della sua vita.
Alla fine si è arrabbiata.
Ma non prendermi in giro.
E nemmeno perché non ci riuscivamo.
Si è arrabbiata con la banana!
Ha iniziato a rimproverarla nel suo linguaggio da bambina, come se le stesse facendo una vera ramanzina.
E poi...
all'improvviso ha iniziato a ridere di sé stessa.
Una risata sincera, di quelle che ti arrivano al cuore.
Naturalmente mi sono messa a ridere anch'io.
Alla fine la banana ha perso la battaglia.
Ma noi due abbiamo vinto uno di quei ricordi che ti accompagnano per tutta la vita. ❤️🍌
Quando Stellina viene a dormire da me, quindi già come sarà la mattina .
Niente risvegli lenti.
Niente caffè bevuto in pace.
Appena apre gli occhi, apre anche la porta della terrazza.
Fa un bel respiro, come se dovesse tenere un discorso a tutto il quartiere, e urlare con tutta la voce che ha:
"Mimaaaaaaa! Posso venire da te?"
Se seguite il mio blog, Mima ormai la conoscete.
È la mia migliore amica e la madrina di Urlatore.
Naturalmente, quasi sempre la risposta è:
"Certo!"
E la signorina parte subito.
Perché Mima, proprio come la nonna, ha un piccolo difetto.
Non sa dire di no.
Naturalmente...
sempre entro i limiti della normalità.
E se poi entra in scena anche un cellulare con i cartoni animati...
allora Mima viene ufficialmente proclamata la migliore vicina del mondo.
Poco dopo le raggiungo anch'io.
Ed ecco che nasce la nostra piccola chiacchierata del mattino.
Due donne adulte...
...e una piccola signorina che partecipa a ogni conversazione, dice la sua anche quando nessuno glielo chiede e si comporta come se fosse un membro ufficiale del gruppo.
E, a dire il vero...
a volte ho l'impressione che sia proprio lei a comandare tutti. 🤭
E quando litiga con sua zia di Dignano...
non è una semplice litigata.
È un vero dibattito presidenziale.
Si ferma.
Mani sui fianchi.
Espressione serissima.
E parte.
Non mollare mai.
La sua parola deve essere l'ultima.
Io le guardo e, con la saggezza dell'esperienza, rimango in silenzio.
Gli anni mi hanno insegnato che è molto più intelligente non intervenire in certe discussioni. 😄
E poi, la sera , quando tutto torna tranquillo, mi ritrovo a riflettere.
Quando ero mamma correvo sempre.
Mi preoccupavo che avessero mangiato.
Che stessi bene.
Che hanno fatto i compiti.
Mi chiedo continuamente se fossi una brava mamma.
Da nonna, invece, ho un lusso meraviglioso.
Ho il tempo di fermarmi.
Di ridere.
Di ricordare tutte le sue battute.
E di rendermi conto che la vita ha davvero fatto un giro completo.
Forse un giorno il karma si siede davvero davanti a te e ti dice:
"Adesso guarda."
Ma non è arrivato per farmi rivivere tutto quello che ho passato da mamma.
È arrivato sotto forma di una bambina che ama la frutta più della cioccolata, pensa che la cipolla sia una delle cose più buone del mondo, adora Leo e Roki, discute con gli adulti senza il minimo timore e dice con assoluta naturalezza a suo zio:
"Sei grande, ma non capisci proprio niente."
E, sinceramente...
non cambierei il mio karma con niente al mondo. ❤️
When You Become a Grandma, Karma Sits Across from You and Says, "Now Watch."
There comes a moment in life when you think:
"Well... I've done my part."
Your children have grown up.
You've survived diapers, fevers, puberty, first loves, first nervous breakdowns, and you've said the legendary sentence at least five hundred times:
"Don't make me tell you one more time!"
And then a granddaughter arrives.
You think:
"Now I'll be the sweet grandma."
The one who gives cuddles.
Who makes pancakes.
Who reads bedtime stories.
Who, unlike her mother, will always have endless patience.
And then life sends you Stellina.
And you realize she didn't come so you could finally rest.
She came to make you laugh all over again.
My Stellina will soon turn six.
Saying she's full of energy would be an understatement.
I honestly think she could power half of Croatia if we plugged her into an extension cord.
From morning until night she talks.
She asks questions.
She negotiates.
She explains.
She comments on everything.
And most of the time, she leaves adults speechless.
When she was a baby, she was an absolute little angel.
She hardly ever cried.
She slept through the night almost from day one.
Everyone kept saying:
"What a wonderful baby!"
Well...
She was just recharging her batteries.
Nobody warned us what would happen a few years later. 😄
What amazes me most is the way she eats.
While other children dream about chocolate and candy, my little lady asks for fruit.
And then, without blinking an eye, she happily eats meat, bacon, and onions as if she'd just stepped off a fishing boat in Žman. 🥓🧅🥩
Sometimes I look at her and think:
"This child is definitely not normal..." 🥰😃
...and thank goodness she isn't.
The other day she was talking to her uncle The Screamer.
She asked him something.
He didn't know the answer.
He thought about it.
Shook his head.
Searched for the right words.
She looked at him like a teacher looking at a student who hadn't studied and said:
"Uncle... you're big, but you don't understand anything at all."
I laughed so hard I could barely breathe.
The Screamer stared at her for a few seconds.
I honestly think he questioned his entire education in that very moment.
From that day on, I wasn't sure who was raising whom anymore. 🤣
Of course, she already has a boyfriend.
She had one in nursery school.
And now she has one in kindergarten too.
Whenever I ask her what he's like, she starts laughing and says:
"I have a boyfriend... he's so handsome!" 👱
That's it.
For children, love is simple.
Then you grow up, and suddenly it's no longer enough for someone to be "really handsome."
He needs a job.
A car.
A good sense of humor.
And he should know how to change a light bulb.
When I call Piccola, it's often Stellina who answers first.
And instead of hearing:
"Hi, Grandma!"
I get:
"Grandma... why are you calling now? I'm watching something."
As if I'd just interrupted the CEO during a very important business meeting. 🤣🤣
Whenever she comes to my house, the first thing she does is visit my four-legged gang.
But one member has a very special place in her heart.
Leo. 🐱
He's not just a cat.
He's the love of her life.
She hugs him.
She kisses him.
She tells him,
"My love."
She puts little toys on his head.
She feeds him.
She cuddles him.
And Leo puts up with all of it wearing the expression of someone thinking:
"Alright... I'll survive this too."
If I tried the same thing...
I'd probably lose half an arm.
And Roki isn't any different. 🐕
He's completely in love with her.
He follows her around the house with those big, gentle calf-like eyes.
If she sits down, he sits down.
If she gets up, he gets up.
I'm convinced he'd follow her to the ends of the earth...
...as long as there was a dog biscuit somewhere along the way.
You could tell from a very young age that this little lady liked everything to be neat and tidy.
While other children dragged stuffed animals or toy cars around the house, Stellina chose the vacuum cleaner.
Well...
"Chose" might be a bit of an exaggeration.
The vacuum cleaner was almost bigger than she was.
But that didn't stop her.
She pushed it around the house with the seriousness of a professional housekeeper, completely convinced she was doing the most important job in the world.
I'd watch her and think:
"Samantha, a two-year-old is vacuuming voluntarily. Don't tell anyone... they might ask to borrow her."
These days she doesn't vacuum with quite the same enthusiasm.
Apparently, she's discovered what all adults eventually learn...
Dust comes back much faster than it disappears. 🤣
One time she stayed with me for a few days. She was about two years old.
I cut up a banana, an apple, and some grapes for her. 🍌🍎🍇
She sat at the table, picked up a piece of banana with her tiny chubby hand, and carefully brought it toward her mouth.
Just as she opened her mouth...
the banana fell.
She tried again.
It fell again.
A third time.
A fourth.
A fifth.
By then I could hardly stop myself from laughing.
She, on the other hand, looked completely serious, as if she were fighting the biggest battle of her life.
Finally, she got angry.
But not at me.
And not because she couldn't do it.
She got angry at the banana!
She started scolding it in her own little toddler language, as if she were giving it the lecture of a lifetime.
And then...
all of a sudden, she started laughing at herself.
A real, heartfelt laugh.
Of course, I started laughing too.
In the end, the banana lost the battle.
But the two of us won one of those precious memories that stay with you forever. ❤️🍌
Whenever Stellina comes to sleep over, I already know exactly what the morning will look like.
No slow wake-up.
No peaceful cup of coffee.
The moment she opens her eyes, she opens the terrace door too.
She takes a deep breath as if she's about to address the entire neighborhood and shouts at the top of her lungs:
"Mimaaaaaaa! Can I come over?"
If you've been following my blog, you already know Mima.
She's my best friend and The Screamer's godmother.
And, of course, the answer is almost always:
"Of course you can!"
Off she goes.
Because Mima, just like Grandma, has one tiny weakness.
She simply doesn't know how to say "no."
Of course...
within reason.
And if cartoons on a mobile phone become part of the plan...
Well, then Mima is officially crowned the best neighbor in the world.
Before long, I follow them too.
And that's how our little morning gossip session begins.
Two grown women...
...and one tiny little lady who happily joins every conversation, shares her opinion even when nobody asks for it, and behaves as though she's an equal member of the group.
And honestly...
sometimes I have the feeling she's the one actually running the meeting. 🤭
When she argues with her aunt from Vodnjan...
it's not just a little argument.
It's a full-blown presidential debate.
She stands there.
Hands on her hips.
A very serious expression on her face.
And she starts.
She never gives up.
She absolutely has to have the last word.
I simply watch them and wisely keep quiet.
Life has taught me that some discussions are much safer to observe than to join. 😄
And then, in the evening, when everything finally becomes quiet, I find myself thinking.
When I was a mother, I was always rushing somewhere.
Worrying whether they had eaten.
Whether they were healthy.
Whether they had finished their homework.
Wondering if I was doing a good enough job.
As a grandma, I have one wonderful luxury.
I have time.
Time to stop.
Time to laugh.
Time to treasure all of Stellina's little pearls of wisdom.
And time to realize that life has come full circle.
Maybe one day karma really does sit across from you and say:
"Now watch."
But it didn't come back to make me relive everything I went through as a mother.
It came in the shape of a little girl who loves fruit more than chocolate, believes onions are one of the greatest foods on Earth, adores Leo and Roki, debates with adults without the slightest hesitation, and looks at her uncle The Screamer and calmly says:
"You're all grown up... but you don't understand anything at all."
And honestly...
I wouldn't trade my karma for anything in the world. ❤️
❤️🐱 AMORE A PRIMA VISTA
Tra Arthur (il membro più esagitato della mia Banda 🐱) e Bella (la prima vera signora felina della famiglia 🤓)
Da dove cominciare...
Ogni storia d'amore ha un inizio.
E anche questa... una storia decisamente felina. 😄
Come ormai sapete, la mia vita non è mai tranquilla. Ogni volta che penso: "Finalmente un po' di pace...", la vita decide che sarebbe troppo noioso lasciarmi riposare e mi manda una nuova avventura.
Questa volta è arrivata su quattro zampe, con lunghi baffi, un morbido mantello bianco e uno sguardo capace di conquistare chiunque al primo istante.
La mia "dolce" metà (ve la ricordate ancora dalle storie precedenti, vero? 😱) adora i gatti.
Tengo però a precisare: quelli con quattro zampe!
Perché se fossero quelli con due... mmm... temo che questo blog finirebbe direttamente nella cronaca nera! 🤣🐱
Da giorni dava da mangiare davanti a un negozio a una splendida gatta bianca che qualcuno, senza il minimo cuore, aveva abbandonato.
Era una meravigliosa Angora Turca.
Tra l'altro, anche il nostro Leo appartiene alla stessa razza, quindi abbiamo subito concluso che, evidentemente, c'è qualcosa di speciale nel pelo bianco.
Naturalmente le ho dato subito un nome:
Bella. 🥰
Per giorni Bella è rimasta davanti al negozio vicino alla casa dove vive la mia "dolce" metà insieme ad Arthur.
Quasi tutto il quartiere le portava da mangiare.
Ma nei suoi occhi si leggeva chiaramente che le mancava la cosa più importante.
Non una ciotola piena.
Non un pezzetto di prosciutto.
Una casa.
Alla fine è finita in un rifugio.
E noi?
Non ci abbiamo pensato due volte.
Siamo saliti in macchina, siamo andati a prenderla e l'abbiamo portata a casa.
Ed è proprio qui che entra in scena il vero protagonista di questa storia.
Arthur.
Meglio conosciuto come...
Il Brontolone.
Se vi ricordate dei racconti precedenti, sapete già che Arthur riesce a brontolare persino quando è felice.
Borbotta come una vecchia radio che non riesce mai a trovare la frequenza giusta e, quando qualcosa non gli va a genio, si trasforma nel Puffo Brontolone in persona. 🤣
È un vero solitario.
È sempre stato convinto che tutta la casa fosse esclusivamente sua e che noi fossimo semplicemente degli inquilini incaricati di pagargli l'affitto... rigorosamente in croccantini, scatolette e qualche premio.
Poi...
Un giorno...
Nella sua vita è arrivata Bella.
Anzi...
Non è semplicemente entrata.
Ha fatto il suo ingresso.
Testa alta.
Coda fiera.
Passo elegante, come se stesse inaugurando una sfilata di moda a Milano.
Uno sguardo che sembrava dire:
"Caro... eccomi. Sono arrivata." ❤️
Arthur?
Si è rizzato tutto il pelo come un riccio.
La guarda.
La osserva.
Non sbatte nemmeno le palpebre.
Il cervello è in piena attività.
"Aspetta un attimo... Ma chi è questa? E soprattutto... chi l'ha fatta entrare in CASA MIA?" 🤨🐱
Bella si avvicina lentamente.
Si annusano.
Un po' di soffi.
Qualche occhiata di sfida.
Noi, nel frattempo, li osserviamo come due arbitri prima dell'inizio di un incontro di pugilato.
E poi...
Silenzio.
In quel preciso momento Arthur capisce due cose.
La prima...
In casa è arrivata una femmina.
La seconda...
La sua tranquilla vita da scapolo è ufficialmente finita. 😱🤣
Secondo me, Re Arthur e la Regina Bella si sono piaciuti fin dal primo istante. ❤️
Solo che non sono così sicura che Arthur abbia capito subito di essersi innamorato...
Forse pensava semplicemente di avere avuto un piccolo esaurimento nervoso. 🤣
REGOLA NUMERO UNO:
Addio alla vita da scapolo.
Arthur esce tranquillo di casa, fa il suo solito giro d'ispezione nel quartiere, controlla che sia tutto in ordine, scambia due "chiacchiere" con gli altri gatti e poi torna a casa.
E chi trova ad aspettarlo?
La Regina Bella.
Sdraiata sul divano come se fosse il suo trono.
Arthur entra...
PAM!
Una zampata.
Così...
Giusto per ricordargli chi comanda.
Come se gli dicesse:
"Allora... dove sei stato fino adesso?" 😼
Arthur si gira, la guarda con un enorme punto interrogativo sulla testa e probabilmente pensa:
"Amore... sono uscito solo cinque minuti!" 🤣
Poveretto...
Non può più nemmeno fare un giro nel quartiere senza essere sottoposto a un interrogatorio.
REGOLA NUMERO DUE:
Le signore hanno sempre la precedenza.
Quando arriva l'ora della pappa, Bella ha adottato la ciotola di Arthur nel giro di pochi secondi.
Noi riempiamo due ciotole.
Arthur arriva.
Si ferma.
Aspetta.
Non mangia.
Prima deve vedere in quale ciotola la Regina decide di infilare il muso.
Solo dopo...
Lui si dirige educatamente verso l'altra.
Senza protestare.
Beh...
Quasi.
Con Arthur un po' di brontolio è inevitabile.
Ormai non è più un difetto.
È l'impostazione di fabbrica. 🤣
REGOLA NUMERO TRE:
La Regina sceglie il letto.
Bella dorme sul divano.
Arthur sulla poltrona.
E quando nemmeno quello gli basta...
Sale sopra l'armadio.
Si siede lassù come una telecamera di sorveglianza e osserva tutto quello che succede in casa.
A volte ho l'impressione che stia pensando:
"Com'è possibile che da padrone di casa sia diventato il guardiano del mio stesso appartamento?" 🤣
Ma, in fondo...
L'amore richiede qualche sacrificio.
Anche quando hai quattro zampe, una lunga coda e un paio di baffi. ❤️🐱
REGOLA NUMERO QUATTRO:
In ogni discussione, alla fine, l'ultima parola spetta sempre alla donna. Almeno così si dice... 😏
Quando Bella è arrivata, all'inizio c'è stato qualche soffio, qualche occhiata di sfida e il classico dialogo felino:
"Non provarci nemmeno..."
"Nemmeno per sogno..."
Io e la mia "dolce" metà li osservavamo come se stessimo assistendo alla finale di un incontro di pugilato.
Peccato che il combattimento sia durato pochissimo.
Arthur guarda Bella.
Bella guarda Arthur.
Arthur la guarda un'altra volta...
...e capisce che, forse, è meglio ritirarsi con dignità. 🤣
Si gira lentamente, percorre un paio di metri con tutta la fierezza possibile e si accomoda sulla sua poltrona, continuando a brontolare come un vecchio motore diesel che fatica a mettersi in moto. 😹
Bella?
Lei lo osserva con tutta la calma del mondo.
Uno sguardo che sembra dire:
"Abbiamo finito?" 😼
E naturalmente...
L'ultima parola è sempre la sua.
A dire il vero, non ho ancora conosciuto un maschio – che sia uomo o gatto – capace di vincere una discussione quando una donna ha già deciso come andranno le cose. 🤣
E Bella, guarda caso, ha scelto proprio me.
Mi segue ovunque.
Mi gira continuamente intorno alle gambe.
Si lascia spazzolare ogni giorno senza protestare, anche se dopo averla pettinata mi ritrovo addosso così tanti peli bianchi che potrei tranquillamente costruire... una seconda Bella! 🤣
Credo che, in fondo, conosca anche lei una regola antica quanto il mondo:
Le donne fanno squadra. Sempre. 😛
REGOLA NUMERO CINQUE:
Gli uomini sono convinti di prendere le decisioni... 😇
Questa, secondo me, è una delle più grandi illusioni dell'universo.
Noi donne non facciamo altro che orientarli con molta discrezione...
Uno sguardo.
Un sospiro.
Qualche secondo di silenzio.
Una piccola smorfia.
E, come per magia...
Sono loro a prendere esattamente la decisione che noi avevamo già preso mezz'ora prima. 🤣
Succede anche ai nostri due reali di casa.
Arthur è convinto di decidere dove dormire.
Bella lo sa già molto prima di lui.
Arthur pensa di scegliere da quale ciotola mangiare.
Bella ha già preso quella decisione ancora prima che noi aprissimo la confezione delle crocchette. 😹
Lui aspetta pazientemente.
Osserva.
Aspetta che Sua Maestà scelga.
Solo allora si avvicina all'altra ciotola.
E naturalmente...
Brontola.
Ma, a pensarci bene...
Se un giorno Arthur smettesse di brontolare, probabilmente lo porterei subito dal veterinario.
Vorrebbe dire che c'è davvero qualcosa che non va! 🤣🐱
REGOLA NUMERO SEI:
L'uomo è convinto di comandare... finché non incontra la Regina giusta. 👑🐱
Prima dell'arrivo di Bella, Arthur era assolutamente convinto di essere il re indiscusso della casa.
Andava dove voleva.
Dormiva dove voleva.
Mangiava quando voleva.
E nessuno osava contraddirlo.
Poi...
È arrivata Bella.
E, da quel momento, il regno ha cambiato sovrana. 🤣
Arthur continua a pensare di essere lui il capo.
E noi, sinceramente, non abbiamo alcuna intenzione di rovinargli questa bellissima illusione.
Lasciamolo felice...
Ogni tanto anche i re hanno bisogno di sognare. 😹
A Bella basta uno sguardo.
Nemmeno un miagolio.
Un solo sguardo.
E il programma della giornata cambia immediatamente.
Si sa chi mangia per primo.
Chi sceglie il posto migliore sul divano.
Chi passa per primo dalla porta.
E Arthur?
Arthur segue il protocollo reale senza nemmeno accorgersene.
A volte ho l'impressione che non sia stato lui ad adottare Bella...
Ma che sia stata Bella ad adottare lui. 🤣
E sapete qual è la cosa più bella?
Arthur non sembra affatto infelice.
Anzi.
Da quando c'è Bella brontola un po' meno.
Quando lei dorme, si sdraia sempre abbastanza vicino da poterla osservare.
E quando Bella cambia stanza...
Dopo pochi minuti, guarda caso...
Compare anche Arthur.
Naturalmente...
Per puro caso! 🤭😹
Credo che Arthur abbia finalmente capito quello che, prima o poi, capiscono quasi tutti gli uomini:
Il difficile non è innamorarsi...
Il difficile è accettare che, da quel momento in poi, non deciderai più proprio tutto tu! 🤣
E così...
Una splendida gatta bianca abbandonata ha trovato finalmente una casa.
Un eterno brontolone ha trovato la sua Regina.
E io ho ricevuto l'ennesima conferma che l'amore arriva sempre quando meno te lo aspetti.
Solo che, nel nostro caso, non c'erano rose.
Né candele.
Né musica romantica.
C'erano soffi.
Brontolii.
Ciotole contese.
Qualche zampata.
Una guerra silenziosa per conquistare il divano.
E un testardo di nome Arthur, convinto di essere il padrone di casa...
...fino al giorno in cui Bella ha deciso di entrarci. 🤣
Oggi li guardo mentre dormono vicini.
Mentre esplorano la casa insieme.
Mentre muovono la coda quasi all'unisono.
E penso...
Forse l'amore a prima vista esiste davvero.
Solo che, a volte, invece di nascere tra due esseri umani...
Nasce tra due gatti.
E, a essere sincera...
La loro storia d'amore è molto più semplice di tante storie d'amore umane.
Niente promesse impossibili.
Niente grandi discorsi.
Bastano una ciotola condivisa...
Un angolo sul divano...
Qualche brontolio...
E qualcuno che ti aspetta sempre quando torni a casa. ❤️🐱
P.S. Arthur continua a sostenere ufficialmente di essere lui il capo della casa.
Noi non abbiamo avuto il coraggio di contraddirlo...
Del resto...
Bella ci ha gentilmente fatto capire che è meglio lasciarglielo credere. 🤭🤣
❤️🐱 LOVE AT FIRST SIGHT
Arthur (the feistiest member of my Gang 🐱) and Bella (the first feline lady in the family 🤓)
So... where do I even begin?
Every love story has a beginning.
And so does this one... although ours happens to be a very feline love story. 😄
As you already know, my life is never boring. Every time I think, "Finally... a little peace and quiet," life decides that would be far too easy and sends me another adventure.
This time, it arrived on four paws, with long whiskers, silky white fur, and a look that could melt anyone's heart at first sight.
My "better" half (I'm sure you still remember him from my previous stories 😱) absolutely adores cats.
Let me be clear...
The ones with four legs!
Because if we were talking about the two-legged kind... well... let's just say this blog would probably end up in the crime section of the newspaper. 🤣🐱
For days, he had been feeding a beautiful white cat outside a small neighborhood shop.
Someone had abandoned her without a second thought.
She was a gorgeous Turkish Angora.
Coincidentally, our Leo belongs to the very same breed, so we immediately came to one obvious conclusion:
There must be something magical about white fur.
Of course, I gave her a name the moment I saw her.
Bella. 🥰
For days, Bella stayed near the shop close to the house where my "better" half lives with Arthur.
Almost everyone in the neighborhood brought her food.
But whenever you looked into her eyes, it was obvious that she wasn't looking for another bowl of food...
She was looking for a home.
Eventually, she ended up in an animal shelter.
And us?
We didn't hesitate for a second.
We got into the car, went to pick her up...
...and brought her home.
And this is where the real star of today's story finally enters the scene.
Arthur.
Better known as...
Mr. Grumpy.
If you've read my previous stories, you already know Arthur can grumble even when he's perfectly happy.
He growls like an old radio that can never find the right station, and whenever something doesn't go his way, he instantly turns into the grumpiest Smurf you've ever seen. 🤣
He's a true loner.
He has always believed the entire house belongs to him...
...and the rest of us are merely tenants whose rent must be paid in canned food, treats, and endless admiration.
And then...
One day...
Bella walked into his life.
Actually...
She didn't simply walk in.
She made an entrance.
Head held high.
Tail proudly in the air.
A walk worthy of opening Milan Fashion Week.
And a look that clearly said:
"Well... I'm here now." ❤️
Arthur?
Every single hair on his body stood up.
He stared.
He watched.
He didn't even blink.
You could almost hear his brain working overtime.
"Wait a second... Who is THIS? And... who let her into MY house?" 🤨🐱
Bella slowly walked toward him.
They sniffed each other.
A little hissing.
A few challenging stares.
Meanwhile, we were standing there watching them like referees before the opening round of a heavyweight boxing match.
And then...
Silence.
At that exact moment, Arthur realized two very important things.
First...
A female had just entered the house.
Second...
His peaceful bachelor life had officially come to an end. 😱🤣
I'm convinced King Arthur and Queen Bella clicked from the very first moment. ❤️
The only thing I'm not sure about...
...is whether Arthur realized he had just fallen in love...
...or simply suffered a minor nervous breakdown. 🤣
RULE NUMBER ONE:
Bachelor life is officially over. 😹
Every day, Arthur calmly walks outside, patrols the neighborhood, checks if everything is under control, exchanges a few silent greetings with the local cats, and eventually comes back home.
And who's waiting for him?
Queen Bella.
Comfortably stretched out on the couch as if it were her royal throne.
The moment Arthur walks through the door...
SMACK!
A quick paw across the shoulder.
Nothing dramatic.
Just a gentle reminder of who's in charge.
As if she were saying:
"Well... where exactly have you been?" 😼
Arthur simply turns around, stares at her with the biggest question mark floating above his head and probably thinks:
"Woman... I was outside for five minutes!" 🤣
Poor guy.
He can't even patrol his own neighborhood anymore without being questioned afterward.
RULE NUMBER TWO:
Ladies always come first. 👑
When it's time to eat, Bella immediately claims Arthur's food bowl as if she'd owned it her entire life.
We fill two bowls.
Arthur walks over.
Stops.
Waits.
He doesn't eat.
First, he has to see which bowl Her Majesty chooses.
Only then does he politely walk over to the other one.
Without complaining.
Well...
Almost.
A little grumbling is simply part of Arthur's personality.
Actually...
It's no longer part of his personality.
It's his factory setting. 🤣
RULE NUMBER THREE:
The Queen chooses the bed.
Bella sleeps on the couch.
Arthur sleeps in the armchair.
And when even that doesn't seem good enough...
He climbs on top of the wardrobe.
He sits there like a security camera, silently supervising everything happening in the house.
Sometimes I honestly think he's sitting up there wondering:
"How did I go from being the king of this house... to becoming its security guard?" 🤣
But then again...
Love always requires a few sacrifices.
Even when you have four paws...
A long tail...
And a magnificent set of whiskers. ❤️🐱
RULE NUMBER FOUR:
In every argument, the woman gets the last word. Or so they say... 😏
When Bella first arrived, there was a little hissing, a few suspicious stares, and the classic feline conversation:
"Don't even think about it..."
"Oh really? Watch me..."
My "better" half and I stood there watching them as if we had front-row seats to the heavyweight championship.
The problem was...
The fight was over almost before it began.
Arthur looked at Bella.
Bella looked back at Arthur.
Arthur looked at Bella one more time...
...and suddenly decided that retreating was probably the wisest option. 🤣
He slowly turned around, walked away with as much dignity as he could possibly save, flopped into his armchair, and continued grumbling like an old diesel engine trying to start on a freezing winter morning. 😹
Bella?
She simply looked at him with complete confidence.
The kind of look that says:
"Are we done here?" 😼
And, naturally...
She always gets the last word.
Honestly, I've never met a male—whether human or feline—who has ever won an argument once a woman has already made up her mind. 🤣
And, believe it or not...
Bella chose me.
She follows me everywhere.
She rubs against my legs.
She lets me brush her beautiful long white coat every single day.
Although, by the time I'm finished, I'm covered in so much white fur that I could probably build... another Bella. 🤣
I think she instinctively understands one of the oldest rules in the world:
Women always stick together. 😛
RULE NUMBER FIVE:
Men think they make the decisions. 😇
In my opinion, that's one of life's greatest illusions.
We women simply guide them...
A look.
A sigh.
A few seconds of silence.
One tiny expression.
And—like magic—
they end up making exactly the same decision we made half an hour earlier. 🤣
The same thing happens with our royal cats.
Arthur still believes he decides where he's going to sleep.
Bella already knows.
Arthur thinks he chooses which bowl he'll eat from.
Bella made that decision before we even opened the bag of cat food. 😹
He patiently waits.
Watches.
Waits for Her Majesty to make her choice.
Only then does he quietly walk to the remaining bowl.
And of course...
He grumbles.
But honestly...
If Arthur ever stopped grumbling, I'd probably rush him straight to the veterinarian.
Because that would definitely mean something was seriously wrong! 🤣🐱
RULE NUMBER SIX:
A man thinks he's in charge... until he meets the right Queen. 👑🐱
Before Bella came into his life, Arthur was absolutely convinced he was the undisputed king of the house.
He went wherever he wanted.
He slept wherever he wanted.
He ate whenever he wanted.
And no one dared question his authority.
Then...
Bella arrived.
And from that very moment...
The kingdom had a new Queen. 🤣
Arthur still believes he's the boss.
And honestly...
We have no intention of ruining that beautiful illusion.
Sometimes even kings deserve to keep their dreams alive. 😹
Bella doesn't need to meow.
She doesn't need to growl.
She doesn't even have to move.
One look is enough...
...and the entire daily schedule changes.
Everyone immediately knows:
Who eats first.
Who gets the best spot on the couch.
Who walks through the door first.
And Arthur?
Arthur simply follows the royal protocol...
Without even realizing it. 🤣
Sometimes I honestly think Arthur didn't adopt Bella...
Bella adopted Arthur. 😹
And do you know the sweetest part?
Arthur doesn't seem unhappy at all.
Quite the opposite.
Since Bella came into his life, he grumbles a little less.
When she's sleeping, he always lies close enough to keep an eye on her.
And whenever Bella walks into another room...
A few minutes later...
Guess who just happens to wander in too?
Arthur.
Pure coincidence, of course. 🤭🤣
I think Arthur has finally discovered something that most men eventually learn sooner or later:
Falling in love isn't the difficult part...
The difficult part is realizing that, from that moment on, not everything is your decision anymore! 🤣❤️
And so...
One abandoned white beauty found a forever home.
One professional grump found his Queen.
And I received yet another reminder that love always arrives when you least expect it.
Only in our case...
There were no roses.
No candlelight.
No romantic music.
There was hissing.
Grumbling.
Arguments over food bowls.
The occasional royal paw-slap.
A silent battle for ownership of the couch.
And one incredibly stubborn cat named Arthur, who truly believed he ruled the house...
...until Bella gracefully walked into his life. 🤣
Today I watch them sleeping side by side.
Exploring the house together.
Their tails gently swaying in perfect rhythm.
And I can't help thinking...
Maybe love at first sight really does exist.
Sometimes...
It just happens between two cats.
And honestly?
Their love story is far simpler than most human relationships.
No impossible promises.
No dramatic speeches.
Just a shared food bowl...
A cozy spot on the couch...
A little harmless grumbling...
And someone who's always waiting for you when you come home.
❤️🐱
P.S. Arthur still officially insists that he's the one in charge of the house.
We simply didn't have the heart to tell him otherwise...
After all...
Bella has politely made it very clear that it's better if we let him keep believing that. 🤭🤣
QUANDO I GENITORI DIVENTANO BAMBINI… E TU, ALL'IMPROVVISO, DIVENTI IL GENITORE DEI TUOI GENITORI! ❤️😃
Mentre si avvicinano il compleanno della mia mamma, la mia eterna bambina, e l'anniversario della morte del mio papà – sono già passati diciotto lunghi anni – mi rendo conto sempre di più di quanto sia un privilegio immenso avere ancora i propri genitori.
Quando siamo giovani pensiamo che ci saranno per sempre.
Che, in qualsiasi momento, potremo prendere il telefono, comporre un numero e sentire quella voce che dice:
"Figlia mia, come stai? C'è qualcosa che non va? Raccontami..."
A volte non serviva altro.
Bastava sentire la sua voce perché tutto sembrasse improvvisamente un po' meno pesante.
Non vi mentirò.
Li amo entrambi con tutto il cuore.
Oggi la mia mamma è il mio punto di riferimento, il mio sostegno più grande, la mia migliore amica... e, con il passare degli anni, è diventata sempre di più la mia bambina, quella di cui adesso mi prendo cura io.
Ma con il mio papà avevo un legame speciale.
Era il mio protettore.
Il mio complice.
Il mio più grande tifoso.
E l'uomo che riusciva sempre a farmi ridere, anche quando io non avevo alcuna voglia di farlo.
Però...
Non sarei Samantha se trasformassi questa storia in un racconto triste.
Nemmeno per sogno! 😄
E poi...
Il mio papà non me lo permetterebbe mai.
Se potesse vedermi da lassù, sono sicura che direbbe:
"Dai, figlia mia... basta piangere. Racconta qualcosa che faccia ridere la gente!"
Ed è proprio quello che farò.
Perché il mio papà non voglio ricordarlo per la malattia.
Voglio ricordarlo per il suo sorriso.
Per le sue follie.
Per le sue battute che ci facevano ridere fino alle lacrime.
Per quella sua straordinaria capacità di scegliere sempre il sorriso, anche nei momenti più difficili.
Come vi ho già raccontato, il mio papà era italiano, nato a Roma.
Si chiamava Maurizio, ma quasi nessuno lo chiamava così.
Per tutti era semplicemente... Murče.
Era tatuato "come una cotoletta", come diceva sempre lui. ❤️🔥😂
Era un burlone nato, uno di quelli che aveva sempre la battuta pronta.
Ma la cosa più bella di lui non era il suo umorismo.
Era il suo cuore.
Aiutava chiunque ne avesse bisogno.
Non chiedeva mai nulla in cambio.
E, purtroppo, metteva quasi sempre sé stesso all'ultimo posto.
Già...
Forse è proprio per questo che dico di essere sua figlia.
Perché molto spesso commetto lo stesso identico errore.
Ma adesso torniamo indietro nel tempo...
A quando la mamma e il papà erano giovani, follemente innamorati e convinti che il mondo fosse tutto loro.
A pensarci bene...
Credo di aver ereditato proprio da loro l'amore per il ballo, la compagnia e le follie.
E quello che riuscivano a combinare insieme...
Ve lo assicuro...
Nemmeno il miglior sceneggiatore di una commedia avrebbe potuto inventarlo! 🤣
Quando l'amore diventava uno spettacolo... gratuito! 🤣❤️
La mamma e il papà erano due persone che non sapevano vivere a metà.
Amavano ballare.
Amavano stare in compagnia.
Amavano cantare.
E, soprattutto, amavano la vita.
Quando ero bambina e frequentavo le scuole elementari, il Capodanno a casa nostra non durava una sola sera.
Macché...
Durava almeno tre giorni! 🤣
La casa era sempre piena di parenti, amici, vicini, risate e musica.
C'era sempre qualcuno che cantava, qualcuno che ballava, qualcuno che preparava da mangiare e qualcun altro che, alle tre del mattino, era ancora convinto di cantare meglio dell'artista originale... ovviamente senza riuscirci! 😂
E il mio Murče?
Lui era il direttore dell'orchestra.
L'anima della festa.
Con lui era praticamente impossibile annoiarsi.
C'è un episodio che i miei genitori mi hanno raccontato così tante volte che ormai mi sembra di esserci stata anch'io.
Erano sposati da poco.
Giovani.
Follemente innamorati.
E, come tutte le coppie innamorate, si abbracciavano e si scambiavano qualche bacio sulla terrazza di casa. ❤️
Peccato che avessero una vicina molto... particolare.
Anzi, diciamolo pure.
Era la versione umana di una telecamera di sorveglianza attiva ventiquattr'ore su ventiquattro. 🤣🤣
Appena mamma e papà uscivano sulla terrazza...
Eccola comparire alla finestra.
Un abbraccio?
Lei c'era.
Un bacio?
Lei c'era.
Probabilmente conosceva i loro orari meglio di loro.
Oggi avrebbe fatto carriera nei servizi segreti. 😂
Per un po' il mio papà fece finta di niente.
Poi, un giorno, decise che era arrivato il momento di mettere fine a quello "spettacolo gratuito".
La vicina, come sempre, era già pronta dietro la finestra.
Aspettava pazientemente il prossimo episodio della telenovela.
Il mio Murče uscì tranquillamente sulla terrazza...
Aspettò qualche secondo...
E poi...
Si presentò completamente nudo! 🤣🤣🤣
Credo che la signora abbia battuto ogni record di velocità.
Sparì dalla finestra in un lampo e si rifugiò in casa senza voltarsi indietro.
Da quel giorno...
La nostra terrazza perse definitivamente la sua telecamera personale. 🤣
Problema risolto.
Ancora oggi, ogni volta che ripenso a questa storia, rido come se la sentissi per la prima volta.
E ogni volta penso la stessa cosa...
Il mio Murče era completamente matto.
Ed è proprio per questo che tutti gli volevano bene. ❤️
Murče, il calcio... e la "consegna del pacco"! 🤣⚽📦
Il mio papà non era soltanto il re degli scherzi.
Era anche un grande appassionato di calcio.
Ogni volta che aveva un po' di tempo libero, si ritrovava con i colleghi: una partita, una grigliata, due risate e... qualche bicchiere di vino.
O forse sarebbe più corretto dire... qualche bicchiere in più! 🤣
Ricordo una storia che mi ha sempre fatto morire dal ridere.
Dopo una partita di calcio, la compagnia si fermò a mangiare qualcosa.
Come succede spesso tra amici, tra una chiacchiera e l'altra, un bicchiere diventò due... poi tre... e il resto potete immaginarlo. 😄
A un certo punto decisero di tornare a giocare.
Il mio Murče era talmente convinto di avere ai piedi le scarpe da ginnastica...
...che giocò tutta la partita con un paio di scarpe eleganti nuove di zecca! 🤣🤣
Non chiedetemi come abbia fatto a non accorgersene.
Me lo sono chiesta anch'io per anni!
Per lui, in quel momento, era tutto assolutamente normale. 😂
Nel frattempo io e la mamma lo aspettavamo a casa.
Le ore passavano e iniziavamo a preoccuparci.
Poi...
Verso le due di notte...
Suonò il campanello.
La mamma aprì la porta e io sbirciai da dietro.
La scena che ci trovammo davanti era indimenticabile.
Due dei suoi migliori amici erano perfettamente in piedi...
...e in mezzo a loro c'era il mio papà, completamente abbandonato, che penzolava come un sacco di patate! 🤣🤣
Lo sorreggevano uno da una parte e uno dall'altra.
Lui, invece, sembrava aver deciso che camminare fosse un'attività decisamente sopravvalutata. 😂
Con la faccia più seria del mondo dissero a mia madre:
"Ecco... vi abbiamo riportato il pacco!" 📦🤣
Credo che in quel momento mia madre non sapesse se arrabbiarsi o scoppiare a ridere.
Il papà si lasciò cadere sul divano, prese una sigaretta e cercò di accenderla.
Peccato che, invece dell'accendino...
...avesse in mano una penna. 🤣🤣
Provò una volta.
Niente.
Provò una seconda.
Ancora niente.
Alla fine guardò la penna come se fosse colpa sua e sembrava quasi sul punto di dirle:
"Ma che ti prende stasera?!" 🤣🤣
Questo era il mio Murče.
Un uomo capace di trasformare una normalissima serata con gli amici in un ricordo che la nostra famiglia racconta ancora oggi.
E sapete una cosa?
Quando ci ritroviamo insieme, non parliamo del lavoro che faceva.
Non parliamo dei soldi che guadagnava.
Non parliamo di quello che possedeva.
Parliamo di questi momenti.
Perché, alla fine, ciò che resta davvero sono le risate condivise, i ricordi più folli... e le persone che continuano a farci sorridere anche quando non sono più accanto a noi. ❤️
L'uomo che riusciva a trasformare tutto in una risata ❤️🤣
Se fino adesso avete pensato che il mio Murče avesse un limite quando si trattava di fare scherzi...
...vi sbagliavate. 🤣
Credo che nel suo vocabolario la parola "serietà" non esistesse proprio.
Uno dei giorni che non dimenticherò mai è quello in cui stava per nascere la mia Piccola.
Era notte.
All'improvviso si ruppero le acque.
Mia madre, completamente nel panico, iniziò a correre per casa gridando:
"Maurizio! Si sono rotte le acque!" 😱
E lui, ancora mezzo addormentato, rispose con la massima tranquillità:
"Quali? Quelle del bagno o della cucina?" 🤣🤣
Ecco...
Questo era il mio papà.
Nemmeno quando sua figlia stava per partorire riusciva a rinunciare a una battuta.
Quando nacque la mia Piccola, lui se ne innamorò all'istante.
Era la sua principessa.
La sua nipotina adorata.
La portava ovunque.
Per lei avrebbe davvero preso le stelle dal cielo.
E conoscendo il mio Murče...
Sono convinta che avrebbe trovato anche una scala abbastanza alta per riuscirci. ❤️
Ma non erano solo noi della famiglia a divertirci con lui.
Tutto il quartiere conosceva il suo carattere.
Soprattutto durante il Carnevale.
Mamma mia...
Quello era uno spettacolo! 🤣
Si metteva un vestito da donna, indossava gli orecchini e sfilava con una naturalezza incredibile, come se fosse la cosa più normale del mondo.
Noi ridevamo fino alle lacrime.
E chiunque lo vedesse finiva inevitabilmente per ridere insieme a lui.
Poi c'era la nostra vicina Mimi, o meglio... Vilma, come la chiama oggi la mia Stellina.
Appena sentiva il profumo del caffè o la vedeva uscire sul terrazzo, urlava a gran voce:
"Va bene, Vilma! Non serve gridare! Abbiamo capito che il caffè è pronto! Arriviamo subito!" 🤣🤣
La povera donna...
Non aveva detto una parola.
Ma questo, per il mio Murče, era un dettaglio del tutto irrilevante. 😂
L'importante era riuscire a far sorridere qualcuno.
E ci riusciva sempre.
Oggi, ripensando a tutti quei momenti, mi rendo conto che il mio papà possedeva un dono raro.
Non era famoso.
Non era ricco.
Ma sapeva fare una cosa che non tutti imparano nella vita.
Trasformare una giornata qualunque in un ricordo che ti accompagna per sempre.
E, col passare degli anni, ho capito che sono proprio questi ricordi il patrimonio più prezioso che ci lascia una persona. ❤️
Murče… l'uomo che non ha mai permesso alla malattia di rubargli il sorriso ❤️
Poi, un giorno, la vita decise di metterci davanti alla prova più difficile.
Arrivò il cancro.
Ricordo ancora quel momento come se fosse ieri.
Il medico disse a mio padre che, secondo le previsioni, gli sarebbero rimasti circa sei mesi di vita.
Per noi fu come se il mondo si fosse fermato.
Per lui...
No.
Certo, aveva paura. Era un uomo, non un supereroe.
Ma c'era una cosa che non avrebbe mai permesso alla malattia di portargli via:
il suo sorriso.
Iniziňò a leggere, a informarsi, a cercare qualsiasi cosa che potesse aiutarlo. Tra i libri che lesse c'era anche quello di Rudolf Breuss, "Guarigione del cancro e della leucemia e di altre malattie apparentemente incurabili con mezzi naturali".
Decise di seguire il metodo descritto nel libro.
Per quarantadue giorni bevve soltanto succhi di verdura e tisane.
Perse quindici chili.
Ma sapete qual è il ricordo che porto nel cuore?
Non la dieta.
Non la perdita di peso.
Ricordo mio padre in cucina, mentre preparava il pranzo per tutta la famiglia.
Sentiva il profumo del cibo, sorrideva e diceva rivolgendosi al tumore:
"Non sarai tu a mangiare me... sarò io a mangiare te! Non avrai nemmeno una briciola! Mmm... che profumo meraviglioso!" 🤣
Questo era il mio Murče.
Tengo a precisare che sto raccontando soltanto la sua esperienza personale.
Non posso sapere cosa abbia contribuito al fatto che, invece dei sei mesi previsti, abbia vissuto quasi altri tre anni.
Forse le cure mediche.
Forse la sua incredibile forza d'animo.
Forse il suo atteggiamento positivo.
Forse un insieme di tutte queste cose.
Quello che so con certezza è che non ha mai permesso alla malattia di vincere dentro di lui.
Ogni volta che qualcuno gli chiedeva:
"Come stai, Murče?"
Lui rispondeva sempre con il suo sorriso:
"Mai stato meglio!" ❤️
Un giorno mi mostrò una fotografia.
Aveva una plafoniera in testa al posto del cappello, degli enormi orecchini, gli occhi storti e la lingua fuori.
Mi guardò, scoppiò a ridere e disse:
"Figlia mia... quando morirò, mettete questa foto sulla mia lapide. Così, quando vi verrà da piangere, guarderete la foto... e invece di piangere vi metterete a ridere!" 🤣🤣
Solo lui poteva dire una cosa del genere.
E sapete una cosa?
Non ci è riuscito.
Perché ancora oggi, dopo diciotto anni, ci sono giorni in cui le lacrime arrivano lo stesso.
Mi manca la sua voce.
Mi mancano le sue battute.
Mi manca il suo abbraccio.
Mi manca sapere che, qualunque cosa fosse successa, lui sarebbe stato lì.
Si dice che il tempo guarisca ogni ferita.
Io non ci credo.
Il tempo non guarisce.
Ci insegna soltanto a convivere con la mancanza.
Ci sono persone che non se ne vanno mai davvero.
Semplicemente...
Cambiano indirizzo.
Il mio Murče oggi non è più accanto a me.
Ma vive in ogni mio sorriso.
In ogni mia battaglia.
In quella testardaggine che mi impedisce di arrendermi.
Ogni volta che penso di non farcela più...
Penso a lui.
A quell'uomo che, anche davanti alla sfida più difficile della sua vita, continuava a dire:
"Mai stato meglio!"
Papà...
Il mio Leone.
So che sei da qualche parte lassù.
E so che continui ancora a proteggermi.
E sono sicura che, proprio adesso, mi stai guardando sorridendo e mi stai dicendo:
"Dai, figlia mia... basta lacrime. Sorridi."
Ti voglio bene.
Oggi.
Domani.
Per sempre. ❤️
WHEN YOUR PARENTS BECOME CHILDREN… AND SUDDENLY YOU BECOME THE PARENT OF YOUR OWN PARENTS ❤️😃
As my mum's birthday approaches—my forever little girl—and the anniversary of my dad's passing draws near, eighteen long years already, I find myself thinking more and more about what an incredible blessing it is to have your parents.
When we're young, we somehow believe they'll always be there.
That no matter what happens, we'll always be able to pick up the phone, dial their number, and hear that familiar voice saying:
"How are you, sweetheart? What's new? Is something bothering you?"
Sometimes, that was all I needed.
Just hearing his voice was enough to make everything feel a little less frightening.
I won't lie.
I love them both with all my heart.
Today, my mum is my rock, my greatest support, my best friend... and as the years go by, she's slowly become my little girl—the one I now take care of.
But my dad...
What we had was something truly special.
He was my protector.
My partner in crime.
My biggest supporter.
And the man who could always make me laugh, even when I felt there was nothing to laugh about.
But...
I wouldn't be Samantha if I turned this into a sad story.
Not a chance! 😄
Besides...
My dad would never allow it.
If he could see me from up there, I'm sure he'd say:
"Come on, sweetheart... enough crying. Tell them something that will make them laugh!"
And that's exactly what I'm going to do.
Because I don't want people to remember my dad for his illness.
I want them to remember his smile.
His crazy ideas.
His jokes that made us laugh until we cried.
His incredible ability to choose laughter, even in the darkest moments.
As I've already told you, my dad was Italian, born in Rome.
His name was Maurizio, but hardly anyone called him that.
To everyone, he was simply... Murče.
He was tattooed "from head to toe," as he loved to joke. ❤️🔥😂
He was a born prankster, always ready with a joke or a witty comeback.
But the most beautiful thing about him wasn't his sense of humour.
It was his heart.
He helped everyone he possibly could.
He never expected anything in return.
And sadly, he almost always put himself last.
Yes...
Maybe that's why I always say I'm definitely my father's daughter.
Because I make exactly the same mistake.
But now...
Let's go back to a time when Mum and Dad were young, hopelessly in love, and convinced the whole world belonged to them.
Come to think of it...
I'm pretty sure I inherited my love of dancing, fun and crazy adventures from the two of them.
And the things they managed to get themselves into...
Believe me...
Not even the best comedy writer could have invented them! 🤣
When Love Became the Neighbourhood's Favourite TV Show 🤣❤️
My mum and dad were the kind of people who never did anything halfway.
They loved dancing.
They loved being surrounded by family and friends.
They loved music.
And above all...
They loved life.
When I was in primary school, New Year's Eve at our house didn't last just one night.
Oh no...
It lasted at least three days! 🤣
Our home was always full of relatives, friends, neighbours, laughter and music.
Someone was singing.
Someone was dancing.
Someone was grilling meat.
And there was always someone who, at three o'clock in the morning, was convinced they could sing better than the original artist...
Spoiler alert: they couldn't! 😂
And my Murče?
He was the life of the party.
The entertainer.
The one who made sure nobody had a chance to get bored.
There's one story my parents told me so many times that I feel as if I had actually been there myself.
They had only recently gotten married.
Young.
Madly in love.
Like every young couple, they loved hugging and stealing little kisses whenever they had the chance. ❤️
The only problem?
They had a neighbour.
Not just any neighbour...
She was basically the human version of a 24-hour surveillance camera. 🤣🤣
The moment Mum and Dad stepped onto the terrace...
There she was.
A hug?
She appeared.
A kiss?
There she was again.
I'm convinced she knew their daily routine better than they did.
These days, she'd probably have a successful career in intelligence services! 😂
My dad ignored it for a while.
He watched.
He waited.
And then one day he decided he'd had enough.
As usual, the neighbour was standing behind her window, waiting for the next episode of her favourite live romantic show.
My Murče calmly walked out onto the terrace...
Waited for the perfect moment...
And then...
He walked outside completely naked! 🤣🤣🤣
I think that woman broke every speed record ever set.
She disappeared from that window faster than lightning and ran back inside without looking back.
From that day on...
Our terrace officially lost its private "security camera." 🤣
Problem solved.
Even today, every time I think about that story, I laugh as if I were hearing it for the very first time.
And every single time I end up thinking exactly the same thing...
My Murče really was crazy.
And that's exactly why everyone loved him. ❤️
Murče, Football... and a Very Special Delivery! 🤣⚽📦
My dad wasn't just the king of practical jokes.
He was also a huge football fan.
Whenever he had a bit of free time, he and his workmates would get together for a football match, a barbecue, plenty of laughs... and, of course, a few drinks.
Well...
Let's just say that sometimes "a few" turned into "quite a few!" 🤣
One particular story still makes me laugh every time I think about it.
After one of their football matches, the whole group stayed for a barbecue.
There was food.
There was wine.
There were jokes.
And as usually happens among good friends, one drink became two... then three... and after that, nobody was really counting anymore. 😄
At some point, they decided to continue playing football.
My Murče was so convinced he was wearing his trainers...
...that he played the entire match in a brand-new pair of elegant leather shoes! 🤣🤣
Don't ask me how he didn't notice.
I've been asking myself the same question for years!
To him, it all seemed perfectly normal. 😂
Meanwhile, Mum and I were waiting for him at home.
As the hours passed, we started getting worried.
Then...
Around two o'clock in the morning...
The doorbell rang.
Mum opened the door while I peeked from behind her.
What we saw was unforgettable.
Two of his best friends were standing there...
Holding up my dad between them like a sack of potatoes! 🤣🤣
One friend had him under his left arm.
The other under his right.
And my Murče...
Well...
He had clearly decided that walking was highly overrated. 😂
With perfectly serious faces they looked at my mum and said:
"We've delivered your package!" 📦🤣
I honestly think Mum couldn't decide whether to laugh or be furious.
Dad simply collapsed onto the sofa, took out a cigarette and tried to light it.
The only problem was...
Instead of a lighter...
He was holding a pen. 🤣🤣
He tried once.
Nothing.
He tried again.
Still nothing.
Then he looked at the pen as if it had betrayed him after years of loyal service.
I swear he looked ready to say:
"What's wrong with you tonight?!" 🤣🤣
That was my Murče.
A man who could turn an ordinary evening with friends into a family story that would be told for decades.
And you know what's beautiful about memories?
Today, when we all get together, we don't talk about how much he worked.
We don't talk about how much money he earned.
We don't talk about what he owned.
We talk about moments like these.
Because, in the end, those are the things that truly stay with us.
The laughter.
The crazy memories.
And the people who continue making us smile... even long after they're gone. ❤️
The Man Who Could Turn Anything into a Joke ❤️🤣
If you've started thinking that my Murče must have had some limits when it came to joking around...
Well...
He didn't. 🤣
I'm pretty sure the word "serious" simply didn't exist in his vocabulary.
One day I'll never forget was the day my daughter, Piccola, decided it was time to come into the world.
It was the middle of the night.
My water suddenly broke.
Mum panicked and started running around the house shouting:
"Maurizio! Her water has broken!" 😱
And my dad, still half asleep, calmly replied:
"What? A water pipe?" 🤣🤣
That was my dad.
Even when his daughter was about to give birth, he couldn't resist making a joke.
When Piccola was born, she instantly became the love of his life.
His little princess.
His favourite granddaughter.
He took her everywhere with him.
If he could have brought the stars down from the sky for her...
He would have done it without thinking twice.
And knowing my Murče...
I'm sure he would have found a ladder tall enough to reach them. ❤️
But it wasn't only our family who enjoyed his crazy sense of humour.
The whole neighbourhood knew exactly what he was like.
Especially during Carnival.
Oh my goodness...
What a show that was! 🤣
He would put on a dress, wear earrings and walk around as if he were on a fashion runway.
Completely serious.
The rest of us?
We were crying...
Not from sadness.
From laughing so hard! 🤣🤣
No one could keep a straight face when Murče was around.
And then there was our neighbour Mimi...
Or rather Vilma, as my granddaughter Stellina calls her.
The moment he smelled fresh coffee or spotted her on the terrace, he'd shout across the entire neighbourhood:
"Alright, Vilma! You don't have to shout! We know the coffee's ready! We'll be right over!" 🤣🤣
The poor woman...
She hadn't even said a single word.
But to my dad, that tiny detail didn't matter at all. 😂
The important thing was making someone smile.
And somehow...
He always did.
Looking back today, I realise my dad had a very special gift.
He wasn't famous.
He wasn't rich.
But he knew something many people never learn.
He knew how to turn an ordinary day into a memory that would last a lifetime.
And as the years go by, I've realised that memories like these are the greatest inheritance anyone can leave behind. ❤️
Murče... The Man Who Never Let Cancer Steal His Smile ❤️
Then one day...
Life decided to play a joke that none of us found funny.
Cancer arrived.
I still remember that day as if it were yesterday.
The doctor told my dad that, based on everything they knew at the time, he probably had about six months left to live.
For us...
It felt as if the whole world had fallen apart.
For my Murče...
It hadn't.
Of course he was scared.
He was a human being, not a superhero.
But there was one thing he refused to let cancer take away from him...
His smile.
He started reading, researching and looking for anything that might help him. One of the books that caught his attention was Rudolf Breuss' The Cure for Cancer and Leukemia and Other Apparently Incurable Diseases Using Natural Means.
He decided to follow the nutritional approach described in the book.
For forty-two days, he drank only vegetable juices and herbal teas.
He lost fifteen kilograms.
But do you know what I remember most?
Not the diet.
Not the weight loss.
I remember my dad standing in the kitchen, cooking lunch for the whole family.
The delicious smell of food filled the house while he stirred the pot, smiled and said to his cancer:
"You're not going to eat me... I'm going to eat you! You're not getting even a single crumb! Mmm... that smells amazing!" 🤣
That was my Murče.
I want to make it clear that I'm sharing only his personal experience.
I can't say what contributed to the fact that, instead of the six months he had been given, he lived for almost three more years.
Maybe it was the medical treatment.
Maybe it was his incredible determination.
Maybe it was his positive attitude.
Maybe it was a combination of many different things.
What I do know is this:
He never allowed the illness to defeat him emotionally.
Whenever someone asked him:
"How are you, Murče?"
His answer was always exactly the same:
"Never been better!" ❤️
One day he showed me a photograph.
He had a ceiling lampshade on his head instead of a hat, huge earrings, crossed eyes and his tongue sticking out.
He looked at me, burst out laughing and said:
"Sweetheart... when I die, put this photo on my tombstone. Whenever you feel like crying, just look at it... and you'll end up laughing instead." 🤣🤣
Only my dad could have come up with something like that.
And you know what?
He didn't succeed.
Because even today, eighteen years later, there are still days when I cry.
I miss his voice.
I miss his silly jokes.
I miss his hugs.
I miss knowing there was always someone standing behind me, no matter what happened.
People say that time heals everything.
I don't believe that.
Time doesn't heal.
It simply teaches us how to live with the emptiness.
Some people never really leave us.
They simply...
Change their address.
My Murče is no longer here beside me.
But he lives on in every smile I wear.
In every battle I refuse to give up.
In every stubborn part of me that keeps moving forward.
Whenever I feel like I can't go on anymore...
I think of him.
The man who, even in the hardest battle of his life, kept saying:
"Never been better!"
My dear Dad...
My Leo.
I know you're somewhere up there.
And I know you're still watching over me.
And I'm sure that, right now, you're smiling and saying:
"Come on, sweetheart... enough tears. Smile."
I love you.
Today.
Tomorrow.
Forever. ❤️
GLI AMICI DOPO I 50 ANNI – Quando ti rendi conto che puoi contarli sulle dita di una mano
O forse ancora meglio...
Non sono stati i nemici a deludermi.
Sono state le persone che chiamavo amiche.
O, ancora più semplicemente...
L'amicizia non ha una data di scadenza.
Ma alcune persone sì.
Non voglio che questo racconto sembri un'accusa, un'offesa o un regolamento di conti con qualcuno. Chi mi conosce sa che non sono fatta così. Ma sa anche che non sarei Samantha se, almeno una volta, non affrontassi il tema dell'amicizia.
Perché, diciamoci la verità...
Nel corso della vita cambi diversi lavori, conosci centinaia di persone, bevi un'infinità di caffè accompagnati dalla frase più famosa del mondo:
"Dobbiamo vederci più spesso!"
Certo...
Finché uno dei due non cambia lavoro.
E allora di quel "più spesso" rimangono solo un like per il compleanno, un cuoricino su Instagram e il classico commento:
"Dobbiamo prenderci un caffè!"
Sì...
Appena passano altri cinque anni. 🤣🤣🤣
Ci sono amicizie che durano una vita intera e altre che non sopravvivono nemmeno al periodo di preavviso.
E sapete una cosa?
Va benissimo così.
Le persone arrivano e se ne vanno.
Alcune lasciano un segno nel cuore.
Altre ti lasciano soltanto una domanda:
"Aspetta un attimo... ma noi due come siamo diventate amiche?" 😃
Io ho quel mio famoso sesto senso per le persone.
O mi piaci nei primi cinque minuti...
...oppure non mi piacerai nemmeno dopo cinque anni.
Con me non esiste il "forse".
O scatta la scintilla...
...oppure semplicemente non scatta.
Recitare non l'ho mai saputo fare.
Potrei imparare tante cose nella vita, ma fingere proprio no.
Sono una di quelle persone che, come si dice, parlerebbero perfino con il sedere pur di dire quello che pensano. 🤣
Quello che penso...
Lo dico.
A volte è il mio pregio più grande.
A volte il mio difetto più grande.
Ma almeno le persone sanno sempre con chi hanno a che fare.
Ed è esattamente quello che apprezzo negli altri.
Dimmelo in faccia.
Non è detto che mi piaccia.
Magari litigheremo anche.
Ma preferirò sempre la sincerità alla bugia più bella.
Chiariamoci...
Nessuno è perfetto.
A parte me. 🤣🤣🤣
Ma va...
Sto scherzando!
Anch'io ho i miei difetti, le mie stranezze e quei momenti in cui vorrei mettermi da sola in punizione a riflettere su quello che mi è appena uscito di bocca.
Ma c'è una cosa che non ho mai saputo fare e che non voglio nemmeno imparare...
Fingere che qualcuno mi piaccia quando, semplicemente, non è così.
Non so indossare maschere.
E, sinceramente...
Dopo i cinquant'anni non ho più né la pazienza né l'energia per il carnevale.
Come ormai sapete, io ho la mia Mima.
La mia amica di una vita.
La persona di cui so che ci sarà sempre quando avrò bisogno.
Proprio come lei sa che potrà sempre contare su di me.
Tra noi due non esistono peli sulla lingua.
Niente giri di parole, niente diplomazia e niente finzione.
Per questo, dopo ogni caffè, ci diciamo tranquillamente:
"Oggi sei stata proprio breve... e pure noiosa!" 🤣🤣
Naturalmente...
A chi non ci conosce può sembrare assurdo.
Ma è il nostro modo di prenderci in giro.
Ed è proprio questo che ci fa capire così bene.
Così oggi eravamo sedute a bere un caffè mentre lei preparava il pranzo e io mi ero portata le mie verdure per la peperonata, tagliandole con impegno mentre, ovviamente, chiacchieravo senza sosta. 😃
Devo confessare una cosa...
Quelle verdure erano lì, nel frigorifero, dentro il loro sacchetto di plastica, da ben tre giorni.
E ormai mi stavano implorando:
"Samantha... o mi cucini oppure lasciami concludere la mia carriera con un po' di dignità!" 🤣
Ma della cucina durante la settimana, quando torno dal lavoro verso le cinque del pomeriggio, parleremo un'altra volta...
Quello è un caso clinico a parte. 😱😂
Così ho aspettato saggiamente la domenica, il mio giorno libero.
Ho tagliato tutto da Mima, abbiamo bevuto il caffè, raccontato metà delle nostre vite e poi sono tornata a casa solo per finire di cucinare.
Ecco...
Questo è il bello dell'amicizia.
Quando non serve avere la casa perfettamente in ordine.
Quando non serve nemmeno una scusa per vedersi.
Basta un caffè, qualche risata, qualche peperone tagliato...
E quella meravigliosa sensazione di essere tra le proprie persone. ❤️
Con me si vede tutto in faccia.
Proprio tutto.
Quando mi sveglio storta perché gli ormoni della menopausa hanno deciso di fare di nuovo una festa senza invitarmi. 😱
Quando passo la notte facendo la disciplina olimpica dello scoprirsi e ricoprirsi.
Un minuto muoio di caldo.
Quello dopo tremo dal freddo.
E il minuto successivo non so più nemmeno io che cosa mi stia succedendo.
Nel frattempo il povero piumone vola per il letto come se fosse finito dentro un tornado. 🤣🤣🤣
Arrivo al lavoro...
Non ho ancora detto una parola.
E una collega mi guarda e mi chiede subito:
"Che hai? Perché sei arrabbiata? Ti si legge tutto in faccia." 😃
Eh...
Questa sono io.
Non so nascondere né il buon umore né quello cattivo.
La mia faccia lavora più veloce della mia bocca.
E, credetemi...
È un talento non da poco. 🤣
Mi ricordo il periodo in cui ho lavorato per quasi dieci anni in un grande centro commerciale.
Lì non ho trovato soltanto un lavoro.
Ho trovato degli amici.
Quelli veri.
Persone con cui oggi magari non mi sento tutti i giorni, perché la vita ci ha portato su strade diverse.
Ma ogni volta che ci incontriamo...
Riprendiamo a parlare come se avessimo finito il turno insieme proprio ieri.
È lì che ho conosciuto anche l'amica con cui ancora oggi inseguo i concerti del nostro cantante preferito.
Sono convinta che un giorno Tony Cetinski si trasferirà in un altro continente pur di liberarsi di noi. 🤣🤣🤣
Con quelle persone ho condiviso anni di lavoro, risate, feste, turni folli, momenti di stress, celebrazioni e ricordi che non si dimenticano.
E ancora oggi, quando ci incontriamo, non esiste quel silenzio imbarazzante.
C'è soltanto un sorriso sincero.
Forse erano davvero altri tempi.
Oppure eravamo semplicemente noi una generazione diversa...
Ricordo anche i lunghi anni trascorsi in un call center.
Ancora oggi lavoro con alcune persone di quel periodo e siamo rimasti in ottimi rapporti.
Perché, alla fine della giornata, non conta dove lavori.
Conta con quali persone condividi il tuo tempo.
La qualità che apprezzo di più nelle persone è la sincerità.
Non sopporto i pettegolezzi.
Non sopporto i sorrisi finti.
Non sopporto chi ti accoglie con un sorriso da un orecchio all'altro e, appena ti giri, dimentica che due minuti prima ti stava abbracciando.
Avete presente quelli che iniziano con:
"Ma ciaaaao! Come stai? Come sei bella! Però... mi sembra che tu sia ingrassata un pochino... Tutto bene? Raccontami tutto!"
E io, dentro di me, penso:
"Benissimo. Ho solo svuotato tutto il mio frigorifero... e siccome non mi bastava, ho continuato con quello della vicina." 🤣🤣🤣
Per il resto sono una persona assolutamente normale.
A parte quei giorni in cui penso seriamente di prenotare un soggiorno in una clinica psichiatrica a cinque stelle.
All inclusive.
Tre pasti al giorno, pace, terapia... e nessuno che mi faccia domande. 😱🤣
Peccato che, mentre la bocca sorride...
Gli occhi raccontino tutta un'altra storia.
"Guarda come si è ridotta..."
"Quanto mi dà sui nervi..."
"Chissà cosa combina adesso nella sua vita..."
E poi arriva la frase più famosa dei Balcani:
"Sai... ho sentito dire..."
E io rispondo subito:
"Un attimo! Raccontalo anche a me! A quanto pare sono sempre l'ultima a sapere cosa succede nella mia stessa vita!" 🤣🤣🤣
Oppure l'altra versione:
"Ma dai! Non è possibile che tu abbia 53 anni! Li porti benissimo!"
Grazie.
Fa sempre piacere sentirlo.
Ma mi fa ancora più piacere quando dietro quel complimento non c'è quel "però..." non detto.
Gli anni mi hanno insegnato una cosa importante.
Non posso controllare quello che gli altri diranno di me.
Ma posso decidere se la cosa mi interessa oppure no.
E la risposta è...
No.
Una volta ci pensavo per giorni.
Ho detto qualcosa di sbagliato?
Ho ferito qualcuno?
Perché quella persona ha detto questo o quello?
Oggi?
Faccio spallucce.
Sorrido.
E continuo a vivere.
Perché ho capito che la gente avrà sempre qualcosa da dire.
Se stai zitta... parleranno.
Se parli... parleranno lo stesso.
Se dimagrisci... commenteranno.
Se ingrassi... commenteranno comunque.
Quindi, se proprio devono parlare...
Che almeno abbiano un argomento interessante. 🤣🤣🤣
E io?
Io continuerò a essere la stessa.
Senza maschere.
Senza finzioni.
E con le mie risposte sempre dritte in faccia.
Chi resiste...
Resiste.
Chi non resiste...
Probabilmente non è mai stato la mia persona. ❤️
Ed eccomi qui...
Dopo tutto quello che ho vissuto, la vita mi ha portata ancora una volta tra persone grazie alle quali non vado al lavoro soltanto per fare il mio turno.
Ci vado anche per ridere.
Da quando lavoro in quella famosa pasticceria dentro un centro commerciale (vergognatevi... ancora nessuno mi ha scritto per dirmi che mi ha riconosciuta! 😛), ho ritrovato ciò che per me è sempre stato la cosa più importante.
Le persone giuste.
Quelle che mi sono piaciute fin dal primo istante.
E credetemi...
Non succede così spesso.
Ormai conoscete la mia Mora Scura.
La mia Mrkica.
E chi segue i miei racconti ricorderà sicuramente la sua frase ormai leggendaria:
"Scusa, Stella... non ti avevo riconosciuta!" 🤣🤣🤣
Dal primo giorno mi sono sentita come se fossi arrivata in famiglia.
Confusione.
File.
Clienti.
Turisti.
La gente del posto.
Ordini che arrivano da tutte le parti.
E noi...
Lavoriamo.
Ci aiutiamo.
Ridiamo.
E in qualche modo tutto scorre con naturalezza.
Beh...
Quasi sempre. 🤣
Perché quando la fila arriva fino al parcheggio è un po' difficile fare la maestra zen.
Ma, in qualche modo, ce la facciamo.
Proprio ieri Mora Scura ha detto talmente tante sciocchezze che abbiamo riso come due pazze.
Quelle risate con le lacrime agli occhi.
Quelle in cui non capisci più se ti manca l'aria o se hai perso completamente la testa.
Forse un po' entrambe le cose. 🤣🤣🤣
Poco prima delle due arriva il secondo turno.
Entra Mrkica.
E i nostri clienti abituali iniziano ad applaudirla.
Gli altri li guardano senza capire cosa stia succedendo.
Probabilmente pensano che sia appena entrata una famosa attrice.
E invece no.
È semplicemente la nostra Mrkica.
Ma, sinceramente...
Per noi vale più di mezza televisione. 🤣🤣🤣
Adesso ci manca soltanto la nostra Helenita.
La stiamo aspettando con tutto il cuore perché guarisca presto e torni da noi.
Perché anche lei fa parte di questa nostra piccola, rumorosa e meravigliosa famiglia.
Anche lei non ha peli sulla lingua.
Ed è proprio per questo che le vogliamo così bene.
Finalmente ho capito perché io, Mora Scura e qualcuna delle altre abbiamo un lato B un po' più... importante. 🤣🤣🤣
Ma certo!
È ovvio!
Noi parleremmo perfino con il sedere, quindi tutta la letteratura che non abbiamo mai detto ad alta voce doveva pur accumularsi da qualche parte! 😃
Quante frasi non dette, quanti commenti ingoiati e quanti "lascia perdere..." possano stare dentro un solo sedere...
Questo sì che meriterebbe il Guinness dei Primati! 🤣🤣🤣
E io che, per tutto questo tempo, ero convinta che fosse colpa di tutti quei dolci buonissimi che vendiamo in pasticceria! 😱🤣
Da noi non esistono finzioni.
Se ci piaci, lo sai.
Se fai una sciocchezza...
Te lo diciamo.
E cinque minuti dopo stiamo già ridendo insieme della stessa cosa.
Forse è proprio per questo che ogni volta che entro al lavoro ho la sensazione di tornare a casa.
E una sensazione del genere non si può recitare.
O la senti...
Oppure no.
Ma poi arrivano i cinquant'anni.
E all'improvviso ti rendi conto che non hai più né il tempo né la voglia di tenere in piedi rapporti che sono sopravvissuti solo perché eri sempre tu a mantenerli vivi.
Smetti di chiamare per prima.
Smetti di scrivere per prima.
Smetti di organizzare gli incontri.
E succede una cosa molto interessante...
Il silenzio.
Quel silenzio forte, quasi assordante, che ti fa capire quante persone erano nella tua vita solo perché eri tu a tenere unito tutto.
Non è rabbia.
Non è nemmeno delusione, come sarebbe stato una volta.
È semplicemente...
Consapevolezza.
Capisci che certe amicizie non finiscono per un litigio.
Finiscono per indifferenza.
E sapete una cosa?
Va bene anche così.
Perché, con gli anni, non cerchi più la quantità.
Cerchi la qualità.
Preferisco bere un solo caffè con una persona che mi ascolta davvero, senza guardare continuamente l'orologio, piuttosto che dieci caffè con persone che non vedono l'ora che io finisca di parlare per raccontare soltanto di sé.
Dopo i cinquant'anni non senti più il bisogno di impressionare nessuno.
Se mi accetti così come sono – rumorosa, chiacchierona, sincera e un po' matta – benvenuto.
Se invece non fa per te...
Va bene lo stesso.
Non mi rimpicciolirò più per entrare nelle aspettative degli altri.
Con gli anni ho imparato una lezione importante...
Un vero amico non è quello che ti rimane accanto quando hai soldi, un buon lavoro o sei sempre di buon umore.
Un vero amico resta quando la vita diventa difficile.
Quando hai voglia di piangere.
Quando non hai più forza.
Quando rimani in silenzio.
Ed è proprio in quei momenti che capisci chi è ancora seduto accanto a te...
...e chi, in realtà, si era già alzato da quel tavolo molto tempo prima.
E sapete qual è la cosa più bella?
Dopo i cinquant'anni non corri più dietro alle persone.
Corri soltanto dietro ai bei momenti.
Non collezioni più amici come fossero figurine.
Custodisci con cura quei pochi, preziosi, che sono rimasti.
Quelli che conoscono la versione migliore e quella peggiore di te.
Quelli che puoi chiamare nel cuore della notte.
Quelli da cui puoi presentarti senza preavviso.
Quelli con cui puoi tagliare dei peperoni, bere un caffè e raccontare metà della tua vita.
Perché l'amicizia non è mai stata una questione di quante persone siedono u .
Testarda.
Sincera.
Un po' matta.
E felice.
Se dopo i cinquant'anni hai due o tre persone così...
Credimi...
Sei più ricco di tanti che hanno centinaia di persone intorno.
E io?
Io continuerò a essere la solita Samantha.
Dirò sempre quello che penso.
Riderò più forte di quanto sarebbe opportuno.
Porterò le mie verdure da un'amica per tagliarle insieme.
E ringrazierò la vita per ogni persona che ha scelto di restare.
Perché, alla fine...
L'amicizia non si misura da quante persone conosci.
Ma da quante restano quando smetti di essere tu quella che chiama sempre per prima.
Ed è proprio allora che lo capisci...
Dopo i cinquant'anni gli amici non entrano più facilmente nella tua vita.
Ma quelli che restano...
Restano per sempre. ❤️
FRIENDS AFTER 50 – When You Realize You Can Count Them on One Hand
Or maybe even better...
It wasn't my enemies who disappointed me.
It was the people I once called friends.
Or, even shorter...
Friendship doesn't have an expiration date.
Some people do.
I don't want this story to sound like I'm calling anyone out, insulting anyone, or settling old scores. Anyone who knows me knows that's not who I am. But they also know I wouldn't be Samantha if I didn't, at least once, talk about friendship.
Because let's be honest...
Throughout life you change jobs, meet hundreds of people, drink countless cups of coffee while repeating that legendary sentence:
"We really need to see each other more often!"
Of course...
Right up until one of you changes jobs.
Then "more often" turns into a birthday like, a heart on Instagram, and the classic comment:
"We have to grab a coffee sometime!"
Yeah...
Maybe in another five years. 🤣🤣🤣
Some friendships last a lifetime.
Others don't even survive the notice period.
And you know what?
That's perfectly okay.
People come.
People go.
Some leave a mark on your heart.
Others leave you with just one question:
"Wait a second... how did we even become friends in the first place?" 😃
I have that famous sixth sense when it comes to people.
Either I like you within the first five minutes...
...or I won't like you even after five years.
With me, there is no "maybe."
We either click...
...or we simply don't.
I've never been good at pretending.
I could learn many things in life, but acting isn't one of them.
I'm one of those people who, as we say back home, would even "talk through my backside" if that's what it took to say what I really think. 🤣
What I think...
I say.
Sometimes that's my greatest strength.
Sometimes it's my biggest flaw.
But at least people always know where they stand with me.
And that's exactly what I appreciate in others.
Tell me to my face.
I may not like hearing it.
We might even end up arguing.
But I'll always respect honesty more than the prettiest lie.
Let's be clear...
Nobody's perfect.
Except me. 🤣🤣🤣
Alright...
I'm kidding!
I have my own flaws, my quirks, and those moments when I'd honestly like to send myself to the corner and think about the nonsense I just said.
But there's one thing I've never been able to do, and I never want to learn...
Pretend to like someone when I simply don't.
I'm just not good at wearing masks.
And honestly...
After turning fifty, I no longer have the patience or the energy for that kind of carnival.
As many of you already know, I have my Mima.
My lifelong friend.
The person I know will always be there whenever I need her.
Just as she knows she can always count on me.
Neither of us has a filter.
No beating around the bush.
No diplomacy.
No pretending.
That's why, after every coffee together, we can look each other straight in the eye and say:
"Wow... you were really quiet today. And honestly, pretty boring!" 🤣🤣
To anyone who doesn't know us, that probably sounds strange.
But that's our sense of humor.
And it's exactly why we understand each other so well.
So today the two of us were having coffee while she was cooking lunch, and I had brought along my vegetables for peperonata, happily chopping peppers while chatting away, as usual. 😃
I have to confess something...
Those vegetables had been sitting in a plastic bag in my fridge for three days.
By then they were practically begging me:
"Samantha... either cook me already or let me end my career with some dignity!" 🤣
But we'll talk about cooking during the work week—when I don't get home until around 5 p.m.—another time.
That's a psychological diagnosis all by itself. 😱😂
So I wisely waited until Sunday, my day off.
I chopped everything at my friend's place, we had coffee, talked about half of our lives, and then I went home just to finish cooking.
Now that's friendship.
When you don't need a perfectly clean house.
When you don't need a special occasion to get together.
One cup of coffee, a few laughs, a handful of chopped peppers...
...and that wonderful feeling of being with your people. ❤️
Everything shows on my face.
Everything.
When I wake up grumpy because those crazy menopause hormones have decided to throw another party. 😱
When I've spent the whole night competing in the Olympic event of throwing the blankets off... and pulling them back on.
One minute I'm melting from the heat.
The next I'm freezing.
And the minute after that, I don't even know what's wrong with me anymore.
Meanwhile, my poor blanket is flying around the bed like it's been caught in a tornado. 🤣🤣🤣
I get to work...
I haven't even said a single word.
A colleague takes one look at me and asks:
"What's wrong? Why are you upset? I can read it all over your face." 😃
Yep...
That's me.
I can't hide a good mood.
And I definitely can't hide a bad one.
My face works faster than my mouth.
And honestly...
That's quite a talent. 🤣
I still remember the years I spent working in a large shopping mall.
I didn't just find a job there.
I found friends.
Real friends.
People I may not talk to every single day anymore because life has taken us in different directions.
But every time we meet...
We pick up the conversation as if we had finished our shift together just yesterday.
That's also where I met the friend I still chase concerts with today—our favorite singer's concerts.
I'm convinced Tony Cetinski will eventually move to another continent just to get away from us. 🤣🤣🤣
With those people I shared years of work, laughter, parties, crazy shifts, stressful days, celebrations, and memories that never fade.
Even today, when we see each other, there's no awkward silence.
Just genuine smiles.
Maybe those really were different times.
Or maybe...
We were simply a different generation.
I also remember the many years I spent working in a call center.
Even today I still work with some of the people from that time, and we've remained very close.
Because at the end of the day, it doesn't matter where you work.
What matters is who you spend your days with.
The quality I value most in people is honesty.
I can't stand gossip.
I can't stand fake smiles.
And I definitely can't stand people who greet you with the biggest smile, hug you warmly, and then, the moment you turn around, forget they were hugging you two minutes earlier.
You know the type...
"Oh my God! How are you? You look amazing! Although... it seems like you've put on a little weight. Are you okay? Tell me everything!"
And inside I'm thinking:
"I'm doing great. I just finished eating everything in my own fridge... and when that wasn't enough, I moved on to my neighbor's." 🤣🤣🤣
Other than that, I'm completely normal.
Except on those days when I seriously consider checking myself into a five-star psychiatric resort.
All inclusive.
Three meals a day, peace and quiet, therapy...
...and nobody asking me any questions. 😱🤣
Because while their mouth is smiling...
Their eyes are telling a completely different story.
"Look at her..."
"She gets on my nerves..."
"I wonder what's going on in her life now..."
And then comes the most famous sentence in the Balkans:
"You know... I heard..."
And I immediately reply:
"Hold on! Tell me too! Apparently I'm the last person to find out what's happening in my own life!" 🤣🤣🤣
Or there's the other version:
"No way you're 53! You look incredible!"
Thank you.
It's always nice to hear that.
But it's even nicer when that compliment isn't followed by an unspoken...
"...for your age."
Life has taught me one very important lesson.
I can't control what people say about me.
But I can decide whether I care.
And the answer is...
I don't.
Years ago, I would think about it for days.
Did I say something wrong?
Did I hurt someone?
Why did that person say this or that?
Today?
I just shrug.
Smile.
And keep living.
Because I've realized that people will always have something to say.
If you're quiet...
They'll talk.
If you speak...
They'll still talk.
If you lose weight...
They'll comment.
If you gain weight...
They'll comment anyway.
So if they're going to talk no matter what...
At least let them have an interesting story to tell. 🤣🤣🤣
And me?
I'll keep being exactly who I am.
No masks.
No pretending.
Just my honest answers, straight to the point.
If you can handle that...
Wonderful.
If you can't...
Then maybe you were never really my kind of person in the first place. ❤️
So here I am...
After everything life has thrown my way, it has once again brought me to a place where I don't go to work just to finish my shift.
I go there to laugh, too.
Ever since I started working at that well-known pastry shop in the shopping mall (shame on you... none of you has messaged me yet to say you recognized me! 😛), I've found what has always mattered most to me.
Good people.
The kind who feel like "my people" from the very first moment.
And believe me...
That doesn't happen very often.
By now you all know my Garava Crnka.
You know my Mrkica.
And if you've been following my stories, you'll definitely remember her legendary line:
"Sorry, Star... I didn't recognize you!" 🤣🤣🤣
From my very first day, I felt as if I had come home.
Crowds.
Queues.
Customers.
Tourists.
Locals.
Orders flying in from every direction.
And us...
Working.
Helping each other.
Laughing.
And somehow everything just flows.
Well...
Almost everything. 🤣
Because when the line stretches all the way to the parking lot, it's a little difficult to pretend you're a Zen master.
But somehow...
We manage.
Just yesterday Garava Crnka was saying so many ridiculous things that we both laughed until we cried.
You know those tears-of-laughter moments?
The ones where you can't tell whether you've run out of air or completely lost your mind.
Maybe a little bit of both. 🤣🤣🤣
A little before two o'clock, the afternoon shift arrives.
In walks Mrkica.
And our regular customers start applauding.
Everyone else just stares at them, completely confused.
They probably think some famous actress has just walked in.
She hasn't.
It's simply our Mrkica.
But honestly...
To us, she's worth more than half the celebrities out there. 🤣🤣🤣
Now we're just waiting for our Helenita.
We can't wait for her to recover and come back.
Because she belongs to this little, noisy, wonderful family of ours.
She doesn't have a filter either.
And that's exactly why we love her so much.
Now I finally understand why Garava Crnka, some of the girls, and I have slightly more generous backsides. 🤣🤣🤣
Well, of course we do!
We'd all speak through our backsides if we had to, so apparently that's where we've been storing all the words we've swallowed over the years! 😃
Just imagine how many unspoken sentences, bitten tongues, and "never mind" moments can fit into one backside...
Now that deserves a place in the Guinness World Records! 🤣🤣🤣
And all this time I thought it was because of those delicious cakes we sell in the pastry shop! 😱🤣
There's no pretending where we work.
If we like you, you'll know it.
If you mess something up...
We'll tell you.
And five minutes later we'll all be laughing about it together.
Maybe that's exactly why every time I walk into work, it feels like I'm coming home.
And that's not something you can fake.
You either feel it...
Or you don't.
But then your fifties arrive.
And suddenly you realize you no longer have the time or the energy to keep relationships alive that only existed because you were the one constantly keeping them alive.
You stop being the first to call.
You stop being the first to send a message.
You stop organizing the coffee dates.
And then something interesting happens...
Silence.
That loud, uncomfortable silence that shows you just how many people were in your life only because you were the one holding everything together.
It's not anger.
It's not even disappointment anymore.
It's simply...
Awareness.
You realize that some friendships don't end because of an argument.
They end because of indifference.
And you know what?
That's perfectly okay.
Because as you get older, you stop looking for quantity.
You start looking for quality.
I'd rather have one cup of coffee with someone who truly listens without constantly checking the time than ten coffees with people who can't wait for me to stop talking so they can talk about themselves.
After fifty, you no longer feel the need to impress anyone.
If you accept me just the way I am—loud, talkative, honest, and just a little bit crazy—then welcome.
If you don't...
That's perfectly okay too.
I'm no longer willing to make myself smaller just to fit into someone else's expectations.
Over the years I've learned one very important lesson...
A true friend isn't the one who stays when you have money, a good job, or you're always in a good mood.
A true friend stays when life gets hard.
When you feel like crying.
When you have no strength left.
When all you can do is sit in silence.
That's when you discover who's still sitting beside you...
...and who quietly left the table a long time ago.
And do you know the best part?
After fifty, you stop chasing people.
You only chase beautiful moments.
You no longer collect friends like trading cards.
You treasure the few precious ones who stayed.
The ones who know the very best version of you...
...and the very worst.
The ones you can call in the middle of the night.
The ones whose door you can knock on without calling first.
The ones you can chop peppers with, drink coffee with, and end up talking about half your life.
Because friendship has never been about how many people are sitting around your table.
It's about knowing that, at that table, you can be completely yourself.
Loud.
Stubborn.
Honest.
A little crazy.
And happy.
If, after fifty, you have two or three people like that...
Believe me...
You're richer than many people surrounded by hundreds.
And me?
I'll keep being the same old Samantha.
I'll keep saying exactly what's on my mind.
I'll keep laughing louder than I probably should.
I'll keep bringing my vegetables to a friend's house so we can chop them together.
And I'll keep thanking life for every single person who chose to stay.
Because in the end...
Friendship isn't measured by how many people you know.
It's measured by how many remain when you stop being the one who's always the first to call.
And only then do you truly understand...
After fifty, friends don't come into your life easily anymore.
But the ones who stay...
They stay forever. ❤️
Quando Samantha scappa in montagna... nemmeno le zanzare riescono a trovarla! 🌲😃
Bijela Ruža, piscina e tre giorni lontano dal caos della città: una terapia che nessun medico prescrive.
Non sono andata ai confini del mondo. Sono semplicemente andata nel Gorski Kotar... e sono tornata con le batterie completamente ricaricate.
Chi l'avrebbe mai detto che appena tre giorni potessero rigenerarmi così tanto? Soprattutto me... una donna iperattiva che ama il sole, il mare e abbronzarsi più di qualsiasi altra cosa.
Devo ammetterlo... mi manca prendere il sole, mi manca il profumo del mare e quel sale che rimane sulla pelle dopo un bagno. Mi manca la mia città. Mi manca la mia Isola Lunga , che purtroppo nemmeno quest'estate riuscirò a vedere. Ma quando il lavoro chiama... c'è poco da fare.
Eppure...
Questo posto ha un fascino tutto suo.
Pini.
Boschi.
Silenzio.
Aria fresca.
La mattina e la sera ti ritrovi con le maniche lunghe... in piena estate! E da qualche parte, dietro agli alberi, magari passeggia anche qualche orso. 😃🐻
E sapete una cosa?
A volte è proprio questo ciò di cui una persona ha bisogno.
Allontanarsi dal rumore, dalla confusione e dalla frenesia quotidiana. Respirare a pieni polmoni e ricordarsi che la Croazia nasconde luoghi capaci di rilassarti più di una settimana passata sdraiata in spiaggia.
Ma...
Non sarei Samantha se non combinassi qualche pasticcio già dal primo giorno. 🤣
Arriviamo alla Bijela Ruža.
Check-in alla reception, camera, valigie lanciate sul letto e... naturalmente costume da bagno.
Disfare i bagagli?
Ma quando mai! 🤣
La piscina mi chiamava molto più forte del mio stomaco affamato.
Ho nuotato per due ore.
Beh... diciamo che ho nuotato, mi sono rilassata, ho nuotato di nuovo, per un po' ho fatto la sirena, poi il tricheco... insomma, mi sono divertita come una bambina.
Quando torniamo verso la camera incontriamo alcuni ospiti.
Io, educata come sempre:
"Buongiorno!" 😃
Sorriso da un orecchio all'altro.
Loro ricambiano il saluto... ma continuano a guardarmi in modo un po' strano.
Mi osservano.
Sorridono.
Mi riguardano.
E io penso tra me e me:
"Samantha, calmati... magari hanno appena riconosciuto una futura influencer." 😎
Anche la mia dolce metà sorride.
Ma in quel modo... sospetto.
E non dice una parola.
Entro in camera, mi guardo allo specchio...
Madonna santa! 😱😱
Avevo gli occhi neri come se avessi appena finito il turno di notte nello zoo... insieme ai panda!
Mi ero completamente dimenticata di struccarmi prima di entrare in piscina.
Il mascara era colato su metà faccia... e io, per due ore, avevo nuotato, passeggiato e salutato tutti con la convinzione di sembrare una diva del cinema. 🤣
Altro che!
Adesso capivo perché tutti mi fissavano.
Erano arrivati nel Gorski Kotar sperando di vedere un orso...
...e invece si sono trovati davanti una panda smarrita. 🐼🤣
E la mia dolce metà?
Niente.
Non mi ha avvisata.
Non mi ha detto:
"Amore... ti sei trasformata leggermente in un procione."
No.
Ha taciuto per tutto il tempo perché non vedeva l'ora che fossi io a guardarmi allo specchio.
Così avrebbe avuto materiale per prendermi in giro... almeno per il prossimo anno. 🤣
Da quel momento non ero più Samantha.
Ufficialmente ero diventata...
La Panda della Bijela Ruža. 🐼🤣
Ma sapete una cosa?
Forse il mascara si era sciolto...
...ma finalmente si erano rimessi a posto i miei pensieri.
In quei tre giorni ho praticamente riportato il cervello alle impostazioni di fabbrica.
Niente fretta.
Niente stress.
Niente lavoro.
Niente liste infinite di cose da fare.
A volte basta semplicemente cambiare il panorama fuori dalla finestra, respirare aria pulita e concedersi il lusso di... non fare assolutamente niente.
Non è tempo perso.
È ricaricare le batterie.
E quando tornerò a casa...
Samantha parlerà di nuovo troppo, combinerà qualche altra sciocchezza e vi regalerà altro materiale per farvi due risate.
Ma questa volta...
...con la batteria al 100%. ❤️
Dopo essere sopravvissuta alla mia trasformazione in Kung Fu Panda e al disastro del mascara colato... 😱🤣
...doccia, cambio d'abiti e via a cena!
Ragazzi...
Il cibo?
Spettacolare! 🤤
Inutile fare allenamenti, squat, pesi e sacrifici...
...quando davanti hai piatti così buoni! 🥩🥓
Cena da 10 e lode.
E poi...
Il gelato.
Una persona normale si sarebbe fermata lì.
Ma Samantha?
Neanche per sogno. 😎
Dopo un'oretta ho concluso che nello stomaco c'era ancora un piccolo angolino libero...
...giusto giusto per il loro famoso strudel con marmellata artigianale di mirtilli, preparata direttamente dai proprietari.
Ragazzi...
Quello non si mangiava...
Si scioglieva in bocca. 🥧🫐
La verità?
A sciogliermi non è stato lo strudel...
Sono stata io. 🤣
Mi sono abbuffata talmente tanto che facevo fatica persino a respirare. 😮💨🤣
La dieta inizia lunedì...
Devo solo capire...
...quale lunedì! 🤣
E la sera...
Ti metti una felpa leggera o una maglia a maniche lunghe...
...in piena estate!
Dopo l'afa e l'umidità a cui siamo abituati a casa, quell'aria fresca del Gorski Kotar è un vero toccasana.
Respiri.
Ti guardi intorno.
E pensi:
"Ecco... questo sì che è relax." 🌲❤️
Ma...
La mia dolce metà non sarebbe la mia dolce metà se riuscisse a stare tranquillo per due giorni consecutivi.
È uno di quelli che sostengono di non aver bisogno delle vacanze...
...ma dopo un solo giorno di dolce far niente deve assolutamente inventarsi qualcosa da fare. 🤣
Prima è tornato bambino ed è andato a tuffarsi in piscina con alcuni ragazzini.
Poi, visto che non gli bastava...
...ha preso un retino e ha iniziato a cacciare mosche invisibili in piscina e nell'aria...
...tanto per tenersi occupato! 🤣
Ed è stato lì che ho capito una cosa...
Non sono l'unica ad avere una diagnosi di iperattività.
La differenza è che...
la mia fa semplicemente un po' più rumore! 😂
Come ormai sapete...
io adoro fare il bagno.
E subito dopo...
prendere il sole.
E così per tutta la giornata.
Un po' in piscina...
un po' sul lettino.
Un po' dentro...
un po' fuori.
Questa è la mia diagnosi. 🤣
Non esiste proprio che io riesca a stare ferma nello stesso posto.
A un certo punto la mia dolce metà mi chiede:
"Ma vai di nuovo fuori dalla piscina?"
Io, serissima, rispondo:
"Lo sai che mi piace fare un po' fuori, un po' dentro... un po' fuori, un po' dentro..."
E lui, senza nemmeno battere ciglio:
"Sei proprio come Fata... non riesci mai a deciderti!" 🤣🤣
A quel punto siamo scoppiati a ridere.
Chi conosce le barzellette sui Balcani sa benissimo a cosa si riferiva. 🤭🤣
E del resto...
la mia dolce metà non sarebbe lui se non riuscisse a trasformare qualsiasi frase in un doppio senso.
Sono convinta che nella sua testa esista una sola stazione radio...
Radio Doppio Senso FM. 🤣
Non importa di cosa stiamo parlando.
Se c'è anche la minima possibilità di fare una battuta...
lui la trova.
E pure più in fretta di quanto io riesca a trovare uno strudel ai mirtilli! 🤣🥧
Dopo aver riso come due matti abbiamo deciso di fare le persone serie...
O almeno ci abbiamo provato. 🤣
Siamo saliti in macchina e siamo andati a Delnice.
Abbiamo passeggiato per il centro, curiosato un po', respirato ancora quell'aria fresca di montagna e abbiamo cercato di comportarci da adulti responsabili.
Ci siamo riusciti...
...più o meno per cinque minuti. 😄
Poi siamo tornati alla Bijela Ruža.
Era ora di cena.
Mi sono detta:
"Samantha, stasera mangerai di meno!"
E infatti...
l'ho fatto.
Ho mangiato meno del giorno prima.
🙄
Quanto meno?
Diciamo solo che...
sto ancora cercando di riprendere fiato! 😮💨🤣
A quanto pare, nel Gorski Kotar non è solo l'aria a riempirti i polmoni...
...ci pensa benissimo anche il cibo! 🍖🥗🤣
Ed eccoci arrivati a domenica.
Il giorno della partenza.
Dicono che le cose belle durino poco.
E purtroppo...
hanno ragione.
Tre giorni passano in un attimo.
Più in fretta di quanto si riesca a dire:
"Strudel ai mirtilli." 😄
Ma sapete una cosa?
Non sono tornata a casa soltanto con qualche chilo in più...
Va bene, diciamo mezzo chilo. 🤣
Sono tornata con le batterie completamente ricaricate.
Dopo ben sei anni senza rivedere la mia Isola Lunga , questo era esattamente ciò di cui avevo bisogno.
Quando ci siamo avvicinati a Pola, al traffico, ai semafori e alla solita frenesia cittadina...
...mi è quasi venuto da piangere.
Perché oggi la vita sembra una corsa continua.
Lavori.
Corri.
Hai sempre fretta.
Aspetti il weekend.
E quando finalmente arriva...
...è già finito.
E allora ti chiedi:
Ma quando ho davvero vissuto?
Forse è l'età.
Forse sono i famosi cinquanta.
O forse ho semplicemente capito che il lavoro deve essere una parte della vita...
...non tutta la vita.
Mamma mia...
Perché non sono nata direttamente su un'isola? 🤣
Potrei coltivare patate, pomodori e peperoni, curare l'orto, litigare con i gatti per il pesce...
...e l'unico ingorgo sarebbe un gregge di pecore sulla strada! 😄
Anche se...
conoscendomi...
Samantha riuscirebbe a combinare qualche disastro pure lì.
Probabilmente finirei in mare con la zappa in mano...
...oppure litigherei con un gabbiano perché mi ha rubato il panino. 🤣
Una cosa però la so.
Non è mai troppo tardi per fermarsi.
Respirare.
Partire.
Ricaricare le batterie.
E, almeno per qualche giorno...
mettere se stessi al primo posto.
Perché se non ci prendiamo cura di noi...
...non lo farà nessun altro.
Perciò vi chiedo una cosa, amici miei...
Non aspettate "un giorno".
Partite.
Bevete quel caffè.
Abbracciate le persone che amate.
Lasciate che il sole vi scaldi il viso o respirate il profumo dei boschi.
La vita è davvero troppo breve per sprecarla solo tra lavoro, stress e quel continuo:
"Lo farò quando avrò tempo..."
Il tempo non si trova.
Il tempo si vive.
E Samantha?
È tornata a Pola.
Al lavoro.
Alla solita allegra follia quotidiana.
Ma con un nuovo titolo ufficiale...
La Panda della Bijela Ruža. 🐼🤣
E per concludere...
Se mi chiedete se tornerei alla Bijela Ruža...
La risposta è semplice:
Ci tornerei anche domani! 🤣❤️
Perché una vacanza non è fatta solo di una bella piscina, di camere confortevoli o di ottimo cibo.
Una vera vacanza sono le persone.
Il sorriso con cui ti accolgono.
La gentilezza del personale.
La disponibilità di tutti.
I proprietari che fanno di tutto perché tu ti senta davvero come a casa.
E quell'atmosfera familiare che rende difficile persino preparare la valigia per tornare.
Sul cibo...
Credo di aver già detto abbastanza.
Sono abbastanza sicura che i miei pantaloni stiano ancora cercando di riprendersi. 🤣
Grazie di cuore a tutto lo staff della Bijela Ruža per l'ospitalità, la cordialità e per quei tre giorni durante i quali mi sono completamente dimenticata del lavoro, dello stress e della frenesia quotidiana.
Riparto con le batterie cariche...
Con lo stomaco pieno...
E soprattutto...
Con il cuore pieno. ❤️
E se un giorno doveste vedere una donna che nuota in piscina con il mascara completamente sbavato...
State tranquilli.
Non è un panda.
È semplicemente Samantha...
...tornata a ricaricare le batterie. 🐼🤣
Ci rivedremo... questo è sicuro! 🌹
Alla prossima avventura...
Adios, amici miei! ❤️😊
P.S. Non sono tornata a casa solo con dei bellissimi ricordi... 😎
Ho portato con me anche la loro deliziosa marmellata artigianale di mirtilli. 🫐🤣
Adesso non ho più scuse...
Mi sa che presto proverò a preparare il mio strudel fatto in casa.
Se verrà bene...
...troverete la ricetta sul blog.
Se verrà male...
...beh, avrete semplicemente un altro blog tutto da ridere! 🤣🤣❤️
When Samantha Escapes to the Mountains... Not Even the Mosquitoes Can Find Her! 🌲😃
Bijela Ruža, a swimming pool, and three days away from the noise of the city – the kind of therapy no doctor can prescribe.
I didn't travel to the other side of the world.
I simply went to Gorski Kotar...
...and came back with my batteries fully recharged.
Who would have thought that just three days could make such a difference?
Especially for someone like me – a hyperactive woman who loves the sun, the sea, and lying in the sun more than almost anything else.
I have to admit...
I miss sunbathing.
I miss the smell of the sea.
I miss that salty feeling your skin has after a swim.
I miss my city.
And I miss my beloved Dugi Otok (Long Island), which sadly I won't get to see this summer either.
But that's life...
When work calls, you answer.
Still...
This place has a charm all its own.
Pine trees.
Forests.
Silence.
Fresh mountain air.
Long sleeves in the morning and evening... in the middle of summer!
And somewhere behind those trees...
...there might even be a bear taking a stroll. 😃🐻
And you know what?
Sometimes that's exactly what a person needs.
To get away from the noise, the crowds and the endless rush of everyday life.
To take a deep breath and remind yourself that Croatia hides places capable of relaxing you more than an entire week spent lying on a beach.
But...
I wouldn't be Samantha if I didn't mess something up and create total chaos on the very first day. 🤣
We arrived at Bijela Ruža.
Checked in.
Dropped our bags on the bed.
And, of course...
straight into our swimsuits.
Unpack first?
Who has time for that?! 🤣
The swimming pool was calling me louder than my hungry stomach.
I spent two hours in the water.
Well...
Swimming...
Relaxing...
Swimming again...
Pretending to be a mermaid...
Then a walrus...
Basically, I was enjoying myself like a little kid.
As we were walking back to our room, we passed a few guests.
Me, as polite as ever:
"Good afternoon!" 😃
Big smile from ear to ear.
They greeted me back...
But they kept looking at me in a rather strange way.
They smiled.
Looked at me.
Then looked again.
I thought to myself:
"Samantha... relax. Maybe they've just recognized a future influencer." 😎
My better half was smiling too.
That suspicious kind of smile.
But he didn't say a single word.
I walked into the room, looked in the mirror...
Oh. My. Goodness! 😱😱
My eyes were black...
Like I'd just finished the night shift with the pandas at the zoo!
I'd completely forgotten to remove my makeup before jumping into the pool.
My mascara had run halfway down my face...
And there I was, proudly swimming, strolling around and greeting everyone for two whole hours, convinced I looked like a movie star. 🤣
No wonder everyone was staring!
People had come to Gorski Kotar hoping they might spot a bear...
Instead...
They ran into one lost panda. 🐼🤣
And my better half?
Nothing.
Not a word.
He didn't warn me.
He didn't say,
"Honey... you've turned into a raccoon."
Nope.
He stayed silent the entire time because he couldn't wait for me to discover it myself in the mirror.
That way he'd have enough material to tease me...
...for at least the next year. 🤣
From that moment on...
I was no longer Samantha.
I officially became...
The Panda of Bijela Ruža. 🐼🤣
Part 2
But you know what?
Maybe my mascara had melted...
...but my mind finally fell back into place.
During those three days, I literally reset my brain to factory settings.
No rushing.
No stress.
No work.
No endless "I have to..." lists.
Sometimes all it takes is changing the view outside your window, breathing in fresh air, and allowing yourself to do...
Absolutely nothing.
That's not wasting time.
That's recharging your batteries.
And when I get back home...
Samantha will once again talk too much, get herself into another ridiculous situation, and give you plenty of reasons to laugh.
But this time...
...with a 100% charged battery. ❤️
After surviving my transformation into Kung Fu Panda and the Great Mascara Disaster... 😱🤣
...it was time for a shower, a change of clothes, and dinner.
People...
The food?
Absolutely incredible! 🤤
All those workouts, squats, weights, and healthy eating suddenly meant absolutely nothing...
...because everything was so unbelievably delicious. 🥩🥓
Dinner deserved a perfect 10 out of 10.
And then...
Ice cream.
Now, a normal person would stop right there.
But Samantha?
Of course not. 😎
About an hour later, I decided there was still a tiny bit of room left in my stomach...
...just enough for their famous apple strudel with homemade blueberry jam, lovingly prepared by the owners themselves.
My friends...
You didn't just eat it...
It literally melted in your mouth. 🥧🫐
The truth is...
The strudel wasn't the only thing melting...
I was too! 🤣
I ate so much I could barely breathe. 😮💨🤣
I'm starting my diet on Monday...
I just haven't figured out...
Which Monday! 🤣
And in the evening...
You actually put on a long-sleeved shirt or a light sweater...
In the middle of summer!
After the heat and humidity we're used to back home, that cool mountain air feels like pure therapy.
You take a deep breath...
Look around...
And think:
"Now this is what a real vacation feels like." 🌲❤️
But...
My better half wouldn't be my better half if he could stay still for two whole days.
He's one of those people who always says he doesn't need a vacation...
Yet after just one day of doing absolutely nothing...
...he has to find something to keep himself busy. 🤣
First, he turned into a little kid and started jumping into the pool with some children.
When even that wasn't enough...
He grabbed a pool net and began hunting invisible flies around the pool and through the air...
...just to have something to do! 🤣
That's when I realized something...
I'm not the only one diagnosed with hyperactivity.
The only difference is...
Mine is just a little louder! 😂
Part 3
As you already know...
I absolutely love swimming.
And right after swimming...
I love sunbathing.
And that's pretty much how my whole day goes.
A little time in the pool...
A little time on the sun lounger.
A little inside...
A little outside.
That's my diagnosis. 🤣
There's absolutely no way I can stay in one place for too long.
At one point, my better half asked me:
"What? You're getting out of the pool again?"
I answered, completely serious:
"You know me... I like a little outside, a little inside... a little outside, a little inside..."
Without even blinking, he replied:
"You're just like Fata... you can never make up your mind!" 🤣🤣
And that was it...
We burst into laughter.
Around here, everyone knows the classic Mujo and Fata jokes, so you can probably imagine where his mind went. 🤭🤣
Honestly...
My better half simply can't resist turning almost anything into a joke.
I'm convinced there's only one radio station playing inside his head...
Double Meaning FM. 🤣
It doesn't matter what we're talking about.
If there's even the tiniest opportunity for a cheeky joke...
He'll find it.
Usually faster than I can find blueberry strudel! 🤣🥧
After laughing our heads off, we decided to be serious for a while...
Well...
At least we tried. 🤣
We drove to Delnice.
We wandered around the town, explored the streets, breathed in more of that wonderful mountain air and tried to behave like responsible adults.
It lasted...
About five minutes. 😄
Then we headed back to Bijela Ruža.
Dinner time.
I told myself:
"Samantha, tonight you're going to eat less."
And I did.
I really ate less than the night before.
🙄
How much less?
Well...
Let's just say...
I'm still catching my breath! 😮💨🤣
Apparently, in Gorski Kotar it's not only the fresh air that fills your lungs...
The amazing food does too! 🍖🥗🤣
And then...
Sunday arrived.
Time to go home.
People always say that the best things in life never last long.
Unfortunately...
They're right.
Three days fly by faster than you can say:
"Blueberry strudel." 😄
But you know what?
I didn't come home with just a few extra pounds...
Well...
Maybe half a kilo. 🤣
I came home with my batteries fully recharged.
After six long years without visiting my beloved Dugi Otok, this little escape was exactly what I needed.
As we got closer to Pula...
The traffic.
The traffic lights.
The familiar city rush...
I almost felt like crying.
Because life today feels like one endless race.
You work.
You rush.
You're always in a hurry.
You wait for the weekend.
And just when it finally arrives...
It's already over.
Then you stop and wonder:
When did I actually live?
Maybe it's age.
Maybe turning fifty really changes you.
Or maybe I've finally realized that work should be part of life...
Not your entire life.
Oh, Mother Nature...
Why couldn't I have been born on an island? 🤣
I'd happily grow potatoes, tomatoes and peppers, water my garden, argue with the cats over fish...
And the biggest traffic jam I'd ever see would be a flock of sheep crossing the road. 😄
Then again...
Knowing Samantha...
I'd probably still manage to get myself into trouble.
I'd most likely end up falling into the sea while holding a shovel...
Or start arguing with a seagull because it stole my sandwich. 🤣
One thing I know for sure...
It's never too late to stop.
To breathe.
To travel somewhere.
To recharge.
And, at least for a few days...
Put yourself first.
Because if we don't take care of ourselves...
Nobody else will.
So please...
Don't keep saying,
"One day..."
Take that trip.
Drink that coffee.
Hug the people you love.
Feel the sunshine on your face...
Or breathe in the scent of pine trees.
Life is far too short to spend it chasing deadlines, stress, and constantly saying:
"I'll do it when I have time."
You don't find time.
You make time.
And Samantha?
She came back to Pula.
Back to work.
Back to everyday chaos.
But this time...
With a brand-new title...
The Panda of Bijela Ruža. 🐼🤣
And finally...
If you're wondering whether I'd go back to Bijela Ruža...
I'd go back in a heartbeat! 🤣❤️
Because a perfect holiday isn't just about a beautiful swimming pool, comfortable rooms, or fantastic food.
A real holiday is about the people.
The warm welcome.
The smiles.
The kindness of the staff.
The owners, who genuinely do everything they can to make you feel at home.
And that cozy atmosphere that makes packing your suitcase to leave surprisingly difficult.
As for the food...
I think I've already said enough.
I'm pretty sure my trousers are still trying to recover. 🤣
A huge thank you to the entire Bijela Ruža team for your hospitality, your kindness, and for giving me three wonderful days during which I completely forgot about work, stress and everyday life.
I'm leaving with my batteries recharged...
My stomach full...
And, most importantly...
My heart full. ❤️
And if one day you happen to see a woman swimming in the pool with mascara running all over her face...
Don't worry.
It's not a panda.
It's just Samantha...
Back to recharge her batteries once again. 🐼🤣
See you again... I'm sure of it! 🌹
Until the next adventure...
Adios, my friends! ❤️😊
P.S. I didn't just bring home wonderful memories... 😎
I also brought home their delicious homemade blueberry jam. 🫐🤣
So now I have no excuses...
Looks like I'll be making my own homemade strudel very soon.
If it turns out well...
I'll share the recipe on my blog.
If it doesn't...
Well...
You'll get another funny story to read instead! 🤣🤣❤️
TUGA I ŽALOST ŠTO NI OVO LJETO NEĆU NA DUGI OTOK... (Red, rad i disciplina 😱😢)
I tako... čim dođe kolovoz i pomislim na Dugi otok, a znam da ove godine ne mogu otići... srce mi na trenutak stane.
Ukratko... završim na aparatima od tuge. 😱😢
Ali što ću... nego sve okrenuti na šalu. Jer da ne znam sve pretvoriti u humor, mislim da bih do sada već završila na psihijatriji. 🤣
Kolovoz je tamo nešto posebno.
Fešte na sve strane. Saljske užance. Žmanska fešta za Veliku Gospu 15. kolovoza...
Miris mora, pjesma, ljudi, cvrčci...
I onaj osjećaj da vrijeme jednostavno uspori.
A mene nema.
I baš tada nostalgija odradi svoje.
Pa krenem maštati...
Da sam sada dolje...
Probudili bi me cvrčci.
Natočila bih si čašu hladnog kozjeg mlijeka, otišla do smokve, ubrala nekoliko tek dozrelih smokava za doručak, skuhala kavu, pojela domaći kravlji sir koji je radila moja PRANANA...
...i onda...
gle čuda...
završila bih na toaletu! 🤣🤣
Ispričavam se svim kulturnim osobama ako sam malo pretjerala...
Ali budimo realni...
Svi idemo na toalet.
Samo što ja o tome nemam problem pričati. 😄
Kad se sjetim ljeta na otoku dok smo bili klinci...
U Žmanu je tada postojao samo jedan dućan mješovite robe.
Zapravo...
postoji i danas.
Ali najveći događaj bio je dolazak trajekta iz Zadra.
Prije nego što bi stigao do nas, pristajao je u Salima gdje su ukrcavali domaći pečeni kruh.
Ljudi moji...
još danas pamtim njegov miris.
Onaj miris koji ti uđe u nos...
...a želudac odmah počne pjevati.
Roditelji, bake i djedovi dali bi nam novac da kupimo kruh za obed.
A mi...
dok bismo od rive stigli do sela...
pojeli bismo pola štruce! 🤣🤣
Kad si dijete, nema bolje delicije od još toplog kruha.
Nema Nutelle.
Nema čokolade.
Samo kruh...
i sreća do ušiju.
A da mi ga danas netko stavi ispred nosa...
iskreno?
Opet bih došla kući s pola štruce.
Neke se stvari jednostavno ne mijenjaju.
Jedina razlika je što bih danas poslije tražila tabletu za probavu. 🤣🤣
A imali smo i jednu "genijalnu" dječju zabavu...
Barem je nama tada izgledala genijalno. 😄
Čekali bismo trajekt na parapetu u Žmanu.
Čim bi isplovio, skočili bismo u more, uhvatili se za konop koji je ostao u vodi i pustili da nas trajekt vuče nekoliko trenutaka.
Mi sretni...
kao da smo upravo osvojili Olimpijske igre.
A onda...
pusti konop...
PLJUS u more! 🌊🤣
Samo...
postojao je jedan sitni detalj koji smo svaki put zaboravili.
Taj konop bi nas znao tako opaliti po guzici...
da bi zvijezde vidjeli usred bijela dana! 😱🤣
Ali nema veze.
Sutra?
Opet isto!
Očito dječji mozak stvarno nema tipku "nauči na greškama." 🤣🤣
Danas?
Danas bi me netko pitao da skočim za trajektom i uhvatim taj isti konop...
Prvo bih pitala gdje je najbliža hitna, fizioterapeut i može li se bolovanje otvoriti isti dan.
Godine ipak rade svoje. 🤣🤣
Nakon svih tih ludorija išli bismo kući na obed.
Ili riba na gradele...
ili brodet...
pečeni kumpiri na maslinovom ulju...
domaći pomidor na salatu...
a ja uredno komad onog kruha iz Sali umočim u toć...
Ljudi moji...
dok ovo pišem...
želudac mi upravo šalje zahtjev za hitan godišnji odmor na Dugi otok. 🤤🍅🥖
Sjećam se kako sam uz mocire pokraj kuće brala kupine i jela ih dok mi prsti nisu postali ljubičasti.
S prananom sam odlazila hraniti prasca dok ih je još bilo, magarca, skupljati jaja od kokoši...
A posebno sam voljela otići do Slanog jezera ili u dolac brati pomidore.
To nisu bile obaveze.
To je tada bio život.
Nisi imao mobitel.
Nisi imao društvene mreže.
Nisi morao slikati svaki trenutak da bi dokazao da si sretan.
Jednostavno...
bio si sretan.
I onda se sjetim moga Dida Vjeka.
Pržio se na suncu satima.
Plivao je kao riba...
ali kosu...
nikada nije močio.
Krv nije voda...
ali ja sam ipak malo modernija...
ja barem smočim kosu. 🤣
Kad bi se okupila cijela obitelj, didina braća i sestre iz Amerike dolazili bi ljeti pa smo znali otići na Krknat ili Kornate.
Svako ljeto bilo je isto.
Čim bih došla u selo, nane koje su sjedile ispred kuća odmah bi me zaustavile.
"A čigova si ti muola?"
Ja bih se samo nasmiješila, a one bi nastavile ispitivanje kao pravi otočki detektivi. 🤣
"Jesi ti unuka od Vika Žampere?"
"Kćerka od naše Jadranke Žamperove?"
"Ajme... kako ličiš na pokojnu nanu Luizu, našu Ravljanku."
Na otoku ti osobna iskaznica nije trebala.
Dovoljno je bilo da te netko pogleda u oči ili u nos i odmah je znao čiji si. 🤣
A ono najljepše...
i danas mi mama zna reći:
"Što si starija, sve više sličiš pokojnoj nani Luizi."
Kad pogledam njezine stare fotografije...
moram priznati...
u pravu je.
I znaš što?
Baš mi je drago zbog toga. ❤️🙏
Baš sam pronašla jednu staru fotografiju na kojoj sam s didom na brodu "Marina", koji je nekada plovio na relaciji Pula – Zadar.
Kad pogledam tu sliku, kao da se na trenutak vratim u djetinjstvo.
Nevjerojatno je koliko jedna fotografija može probuditi uspomene za koje si mislio da su odavno zaspale.
Kad danas gledam te stare fotografije i sebe kao malu curicu...
shvatim koliko je Žman ostao u meni.
Neke ljubavi jednostavno nikada ne prođu.
Nostalgija me opere...
kao da me netko bacio ravno u more.
A što je najbolje...
iz svog stana u Puli svaki dan gledam rivu.
I svaki dan u sedam ujutro gledam kako katamaran Krilo plovi prema Zadru.
I svaki put pomislim...
"A što kad bih samo ušla na njega?"
Bez plana.
Bez najave.
Bez povratne karte.
Bez rasporeda.
Bez alarma.
Bez one rečenice:
"Barbara (Samantha) možeš li samo još ovo?"
Ma mogu...
ali sutra!
Danas Samantha bježi na otok! 🤣🤣
Možeš misliti...
Moji ne mogu ni kihnuti bez mene.
Već sljedeći dan bila bih u rubrici "Nestali".
Jeste li vidjeli ženu plave duge kose s pramenovima? Zadnji put viđena na prozoru svog stana s jednom sportskom torbom u jednoj ruci, a u drugoj kupaćim kostimom, ručnikom i preparatima za sunčanje. Nestala u nepoznatom pravcu. Mole se svi koji su je vidjeli da se hitno jave obitelji... ili još bolje – neka joj samo pošalju lokaciju najbliže plaže. 🤣🤣
A ja...
pobjegla kao slijepi putnik od posla, gužve, stresa, računa i civilizacije.
I, iskreno...
barem na nekoliko dana...
od same sebe. 🤣
Kad smo malo odrasli i postali pravi klipani...
preko dana bismo ludovali po plaži i ispred kuće...
a navečer...
pravac IGRIŠČE.
Naše okupljalište.
Naša pozornica.
Naš mali svijet.
Nekad bismo brodićem otišli do Sali.
Nekad pješke.
I vjerovali ili ne...
nije nam bilo teško.
Danas me netko pita da pješačim toliko...
prvo bih provjerila ima li usput kafić svakih petsto metara. 🤣
A nakon kilometar-dva već bih razmišljala jesam li ponijela Voltaren.
Godine ipak polako šalju svoje račune. 🤣🤣
Ali tada?
Bili smo mladi.
Puni snage.
Puni ludih ideja.
I ništa nam nije bilo teško.
Bilo je tu svega...
utrkivanja...
skakanja s mola...
ronjenja tko će dublje...
tko će dulje izdržati pod morem...
i naravno...
tko će prvi pobjeći kad mama vikne da je ručak gotov. 🤣
A osim toplog kruha...
jedva smo čekali vidjeti tko će se iskrcati s trajekta.
Stajali bismo na rivi i promatrali svakoga tko silazi...
kao da smo zaposleni u tajnoj službi.
Vjerujte mi...
ni naše nane iz sela nisu nam bile ravne po znatiželji! 🤣🤣
Nedjeljom sam posebno voljela ići na misu u žmansku crikvu.
Tamo bi se okupilo gotovo cijelo selo.
Svi bi se pozdravljali...
popričali koju minutu...
pitali jedni druge kako su...
i nekako si imao osjećaj da svi pripadaju jedni drugima.
To se danas rijetko viđa.
Zato i danas u svom dnevnom boravku imam uokvirenu sliku žmanske crikve, nacrtanu po narudžbi.
Kad je pogledam...
kao da sam barem na trenutak opet tamo.
Najljepše je bilo navečer sjesti na zidić uz more.
Gledati mjesečinu kako se presijava po površini.
Slušati samo cvrčke.
Baciti se u more...
izaći van...
pa opet unutra...
jer je voda bila toliko dobra da jednostavno nisi mogao odoljeti.
I recite vi meni...
kako čovjeku koji je odrastao uz takve trenutke...
to ne može nedostajati?
A sada...
u ime Isusovo...
teleportiraj me doli!
I to...
zauvik! 🤣❤️
A onda se sjetim i Lea...
Sjećate se mog mačka Lea? Prije šest godina dovela sam ga iz Žmana. Pravi mali Dalmatinac.
Jadničak više ni ne zna što ga čeka kad ga uzmem u naručje. Gnjavim ga, ljubim i stalno mu ponavljam:
"Lijepi moj Žmanac!" ❤️😻
Kao da preko njega barem na trenutak zagrlim i svoj Žman.
Možda on i ne razumije moje riječi... ali ja znam da u njemu uvijek vidim dio svog otoka i svojih korijena.
Za kraj...
malo mog crnog humora.
Rekla sam svojoj djeci:
"Kad jednog dana odem na onaj svijet... kremirajte me i prospite u more ispred Žmana."
Pogledali su me kao da sam upravo pobjegla iz ustanove.
"Mama...
ti stvarno nisi normalna."
Ja sam se samo nasmijala i rekla:
"Pa gdje bih drugo bila doma... nego tamo?"
Možda stvarno nisam normalna.
Ali čovjek nikada ne zaboravi mjesto gdje je bio najsretniji.
Kažu da je dom tamo gdje živiš.
Ja se baš i ne slažem.
Dom je tamo gdje ti srce postane mirno čim ugledaš more.
A moje...
svakog kolovoza otplovi u Žman...
čak i kada ja ostanem u Puli.
Zato...
ako jednog dana stvarno pobjegnem na prvi katamaran...
nemojte zvati policiju.
Samo pogledajte prema Dugom otoku.
Velike su šanse da ćete me pronaći tamo gdje sam oduvijek bila najsretnija.
Jer neka mjesta ne nosiš samo u srcu...
nego ih nosiš u svakoj uspomeni, u svakom osmijehu i u svakom suznom oku kad shvatiš koliko ti nedostaju.
Žmane... vidimo se. ❤️
TUTTA LA TRISTEZZA PERCHÉ NEMMENO QUEST'ESTATE ANDRÒ A DUGI OTOK... (Lavoro, disciplina e dovere 😱😢)
E così...
ogni volta che arriva agosto e penso a Isola Lunga, sapendo che quest'anno non potrò andarci... il cuore si ferma per un istante.
In poche parole... finisco attaccata alle macchine per la disperazione! 😱😢
Che ci posso fare?
L'unica soluzione è prenderla sul ridere.
Perché, se non fossi capace di trasformare tutto in ironia, credo che ormai mi avrebbero già ricoverata in psichiatria. 🤣
Agosto laggiù è qualcosa di speciale.
Le feste del paese ovunque.
Le Saljske užance.
La festa di Žman per la Madonna Assunta il 15 agosto...
Il profumo del mare.
Le canzoni.
La gente.
Le cicale.
E quella sensazione che il tempo rallenti davvero.
E io...
non ci sono.
Ed è proprio in quel momento che la nostalgia prende il sopravvento.
Allora inizio a fantasticare...
Se fossi laggiù in questo momento...
Mi sveglierebbero le cicale.
Mi verserei un bicchiere di latte di capra fresco.
Andrei fino al fico, raccoglierei qualche fico appena maturo per colazione, preparerei il caffè, mangerei il formaggio di mucca fatto dalla mia bisnonna...
...e poi...
indovinate un po'?
Finirei direttamente in bagno! 🤣🤣
Chiedo scusa a tutte le persone più educati se ho esagerato un po'...
Ma diciamoci la verità...
In bagno ci andiamo tutti.
Solo che io non ho alcun problema a parlarne. 😄
Quando ripenso alle estati sull'isola da bambini...
A Žman c'era un solo negozio di alimentari.
Anzi...
c'è ancora oggi.
Ma l'evento più importante era l'arrivo del traghetto da Zara.
Prima di arrivare da noi attraccava a Sali, dove caricavano il pane appena sfornato.
Mamma mia...
ancora oggi mi ricordo il suo profumo.
Quel profumo che ti entrava nel naso...
...e faceva cantare immediatamente lo stomaco.
I nostri genitori, i nonni e le nonne ci davano i soldi per comprare il pane per il pranzo.
E noi...
prima ancora di arrivare dal porto fino al paese...
ne avevamo già mangiata mezza pagnotta! 🤣🤣
Quando sei bambino non esiste niente di più buono del pane ancora caldo.
Niente Nutella.
Niente cioccolata.
Solo pane...
e una felicità immensa.
E se oggi qualcuno me lo mettesse davanti...
sapete una cosa?
Tornerei a casa ancora una volta con mezza pagnotta.
Ci sono cose che non cambiano mai.
L'unica differenza è che oggi, subito dopo, mi servirebbe una pastiglia per digerire. 🤣🤣Avevamo anche un passatempo "geniale"...
Almeno a noi, allora, sembrava geniale. 😄
Aspettavamo il traghetto sul parapetto del porto di Žman.
Appena salpava, ci tuffavamo in mare, afferravamo la cima che rimaneva in acqua e ci lasciavamo trainare per qualche istante.
Noi felici...
come se avessimo appena vinto le Olimpiadi.
E poi...
lascia la cima...
SPLASH! 🌊🤣
Solo che c'era un piccolo dettaglio che ogni volta ci dimenticavamo.
Quella cima sapeva frustarci il sedere così forte...
che vedevamo le stelle in pieno giorno! 😱🤣
Ma non importava.
Il giorno dopo?
Di nuovo la stessa identica cosa!
È evidente che il cervello dei bambini non ha il pulsante "impara dagli errori". 🤣🤣
Oggi?
Se qualcuno mi dicesse di buttarmi dietro a un traghetto per afferrare quella stessa cima...
la prima cosa che chiederei sarebbe:
"Dov'è il pronto soccorso più vicino? C'è un fisioterapista in zona? E il certificato di malattia si può aprire già oggi?" 🤣🤣
Gli anni, purtroppo, si fanno sentire.
Dopo tutte quelle follie tornavamo a casa per il pranzo.
Pesce alla griglia...
oppure brodetto...
patate arrosto condite con olio d'oliva...
pomodori dell'orto in insalata...
e io, puntualmente, prendevo un pezzo di quel pane comprato a Sali e lo intingevo nel sughetto.
Mamma mia...
mentre scrivo queste righe...
il mio stomaco ha appena inoltrato una richiesta urgente di ferie a Isola Lunga. 🤤🍅🥖
Ricordo quando raccoglievo le more vicino ai muretti di pietra accanto a casa e le mangiavo finché le dita non diventavano viola.
Con la mia bisnonna andavo a dare da mangiare al maiale, quando ancora c'era, all'asinello, a raccogliere le uova delle galline...
E adoravo andare fino al Lago Salato oppure nell'orto a raccogliere i pomodori.
Non erano faccende.
Quella...
era semplicemente la vita.
Non avevi il cellulare.
Non avevi i social.
Non dovevi fotografare ogni momento per dimostrare agli altri che eri felice.
Lo eri...
e basta.
Poi mi torna in mente il mio nonno Vjeko.
Passava ore e ore sotto il sole.
Nuotava come un pesce...
ma i capelli...
quelli non li bagnava mai!
Il sangue non è acqua...
ma io sono un po' più moderna...
almeno i capelli me li bagno! 🤣
Quando si riuniva tutta la famiglia, d'estate arrivavano anche i fratelli e le sorelle di mio nonno dall'America.
Così partivamo tutti insieme per Krknat oppure per le Kornati.
Ogni estate era sempre la stessa storia.
Appena arrivavo in paese, le nonne sedute davanti alle case mi fermavano subito.
"Di chi sei, tu, ragazza?"
Io sorridevo...
e loro iniziavano l'interrogatorio come delle vere detective isolane. 🤣
"Sei la nipote di Viko Žampera?"
"La figlia della nostra Jadranka Žamperova?"
"Mamma mia... quanto assomigli alla tua nonna Luiza, la nostra Ravljanka!"
Sull'isola non serviva la carta d'identità.
Bastava che qualcuno ti guardasse negli occhi...
o nel naso...
e sapeva già a quale famiglia appartenevi! 🤣
E la cosa più bella...
ancora oggi mia madre mi dice:
"Più invecchi, più assomigli alla tua nonna Luiza."
Quando guardo le sue vecchie fotografie...
devo ammettere che ha ragione.
E sapete una cosa?
Questa cosa mi rende davvero felice. ❤️🙏
Proprio l'altro giorno ho ritrovato una vecchia fotografia in cui sono insieme a mio nonno sulla nave "Marina", che un tempo faceva la tratta Pola – Zara.
Ogni volta che la guardo...
è come se tornassi bambina per un istante.
È incredibile come una semplice fotografia possa risvegliare ricordi che pensavi si fossero addormentati per sempre.
Quando oggi riguardo quelle vecchie foto e vedo quella bambina che ero...
capisco quanto Žman sia rimasto dentro di me.
Ci sono amori...
che non finiscono mai.
La nostalgia mi travolge...
come se qualcuno mi avesse buttata direttamente in mare.
E la cosa più buffa è che dal mio appartamento a Pola vedo ogni giorno il porto.
E ogni mattina, alle sette, guardo il catamarano Krilo partire verso Zara.
E ogni volta penso:
"E se salissi anch'io?"
Senza programmi.
Senza avvisare nessuno.
Senza biglietto di ritorno.
Senza orari.
Senza sveglia.
Senza sentirmi dire:
"Barbara (Samantha), puoi fare solo quest'ultima cosa?"
Ma certo...
domani!
Per oggi Samantha scappa sull'isola! 🤣🤣
Ma figurati...
I miei non riescono neanche a starnutire senza di me!
Il giorno dopo sarei già nella rubrica delle persone scomparse.
"Avete visto una donna con lunghi capelli biondi e colpi di sole? È stata vista l'ultima volta affacciata alla finestra del suo appartamento con una borsa sportiva in una mano e, nell'altra, costume da bagno, asciugamano e crema solare. È scomparsa in direzione sconosciuta. Chiunque abbia informazioni è pregato di contattare immediatamente la famiglia... oppure, ancora meglio, di inviarle la posizione della spiaggia più vicina!
E io...
ero scappata.
Scappata dal lavoro.
Dal traffico.
Dallo stress.
Dalle bollette.
Dalla civiltà.
E, a dire il vero...
anche un po' da me stessa. 🤣
Quando siamo cresciuti e siamo diventati dei veri monelli...
di giorno facevamo i matti in spiaggia e davanti a casa...
e la sera...
tutti all'IGRIŠČE.
Il nostro punto d'incontro.
Il nostro palcoscenico.
Il nostro piccolo mondo.
A volte andavamo a Sali con la barchetta.
Altre volte...
a piedi.
E, incredibile ma vero...
non ci pesava per niente.
Oggi, se qualcuno mi proponesse di fare tutta quella strada a piedi...
la prima domanda sarebbe:
"Lungo il percorso c'è almeno un bar ogni cinquecento metri?" 🤣
E dopo uno o due chilometri inizierei già a chiedermi se mi sono ricordata di mettere il Voltaren nello zaino.
Gli anni, piano piano, presentano il conto. 🤣🤣
Ma allora?
Eravamo giovani.
Pieni di energia.
Pieni di idee folli.
E niente ci sembrava impossibile.
Facevamo gare di ogni tipo...
chi si tuffava meglio...
chi riusciva ad andare più in profondità...
chi restava più a lungo sott'acqua...
e, naturalmente...
chi scappava per primo quando la mamma gridava che il pranzo era pronto! 🤣
Ma oltre al pane caldo...
non vedevamo l'ora di scoprire chi sarebbe sceso dal traghetto.
Restavamo sul molo a osservare ogni persona che sbarcava...
come se lavorassimo nei servizi segreti. 🤣
Credetemi...
nemmeno le nostre nonne erano curiose quanto noi! 🤣🤣
La domenica adoravo andare a Messa nella chiesa di Žman.
Lì si ritrovava quasi tutto il paese.
Tutti si salutavano.
Scambiavano due parole.
Si chiedevano come stavano.
E avevi davvero la sensazione che tutti appartenessero a un'unica grande famiglia.
Oggi è qualcosa che si vede sempre più di raro.
Per questo, nel mio salotto, ho una cornice con un disegno della chiesa di Žman, realizzato apposta per me.
Ogni volta che la guardo...
è come essere di nuovo lì, anche solo per un momento.
La cosa più bella era sedersi la sera sul muretto vicino al mare.
Guardare il riflesso della luna sull'acqua.
Ascoltare soltanto il canto delle cicale.
Tuffarsi in mare.
Uscire.
Rientrare subito in acqua...
perché era così bella che era impossibile resistere.
E ditemi voi...
come potrebbe non mancare tutto questo a chi ci è cresciuto?
E adesso...
nel nome di Gesù...
teletrasportatemi laggiù!
E già che ci siete...
per sempre! 🤣❤️
Poi mi viene in mente anche Leo...
Vi ricordate del mio gatto Leo?
Sei anni fa l'ho portato con me da Žman.
Un vero piccolo dalmata.
Poverino...
non ha idea di cosa lo aspetti ogni volta che lo prendo in braccio.
Lo riempio di coccole, di baci e continuo a ripetergli:
"Sei il mio bellissimo Žmanac!" ❤️😻
È come se, attraverso lui, potessi abbracciare ancora una volta il mio Žman.
Forse lui non capisce le mie parole...
ma io so che nei suoi occhi rivedo sempre un pezzetto della mia isola e delle mie radici.
E per concludere...
un pizzico del mio solito umorismo nero.
Un giorno ho detto ai miei figli:
"Quando un giorno me ne andrò da questo mondo... fatemi cremare e spargete le mie ceneri nel mare davanti a Žman."
Mi hanno guardata come se fossi appena scappata da un istituto.
"Mamma... tu non sei normale!"
Io ho sorriso e ho risposto:
"E dove altro dovrei sentirmi a casa... se non lì?" ❤️
Forse davvero non sono normale.
Ma una cosa è certa...
nessuno dimentica mai il luogo in cui è stato più felice.
Dicono che casa sia il posto dove vivi.
Io non sono affatto d'accordo.
Casa è il luogo dove il tuo cuore si calma appena vede il mare.
E il mio...
ogni agosto...
salpa per Žman...
anche quando io rimango a Pola.
Perciò...
se un giorno dovessi davvero salire sul primo catamarano in partenza...
non chiamate la polizia.
Guardate semplicemente verso Isola Lunga.
Ci sono ottime probabilità di trovarmi proprio lì...
nel luogo dove sono sempre stata più felice.
Perché certi luoghi non li porti soltanto nel cuore...
li porti in ogni ricordo,
in ogni sorriso,
e in ogni lacrima che scende quando ti rendi conto di quanto ti mancano.
Žman... ci rivedremo. ❤️
THE SADNESS OF NOT GOING TO DUGI OTOK THIS SUMMER EITHER... (Work, discipline... and responsibility 😱😢)
And so...
every time August comes around and I think about Dugi Otok, knowing that I won't be able to go there this year...
my heart stops for a moment.
Long story short...
I end up on life support because of pure sadness. 😱😢
So what can I do?
The only thing left is to laugh about it.
Because if I couldn't turn everything into humor, I honestly think I'd have checked myself into a psychiatric hospital by now. 🤣
August over there is something truly special.
Festivals everywhere.
The famous Saljske Užance.
The Žman Feast on August 15th, celebrating the Assumption of Mary...
The smell of the sea.
Music.
People.
The sound of cicadas.
And that magical feeling that time somehow slows down.
And I'm not there.
That's when nostalgia takes over.
So I start daydreaming...
If I were there right now...
I'd wake up to the sound of cicadas.
I'd pour myself a glass of cold goat's milk, walk over to the fig tree, pick a few perfectly ripe figs for breakfast, make a cup of coffee, enjoy some homemade cow's cheese prepared by my great-grandmother...
...and then...
believe it or not...
I'd probably end up in the bathroom! 🤣🤣
My apologies to all the refined and well-mannered people if that was a bit too much...
But let's be honest...
Everybody goes to the bathroom.
I'm just one of the few people who isn't embarrassed to admit it. 😄
Whenever I think back to our childhood summers on the island...
Žman had only one small grocery store.
Actually...
it still does.
But the biggest event of the day was always the arrival of the ferry from Zadar.
Before reaching our village, it stopped in Sali, where they loaded freshly baked homemade bread.
Oh my goodness...
I can still remember that smell.
The kind of smell that slips straight into your nose...
...and immediately makes your stomach start singing.
Our parents and grandparents would give us money to buy bread for lunch.
And we...
before we even made it from the waterfront back to the village...
had already eaten half the loaf! 🤣🤣
When you're a child, nothing tastes better than warm, freshly baked bread.
No Nutella.
No chocolate.
Just bread...
and happiness as big as the world.
And if someone put that same loaf in front of me today...
honestly?
I'd probably come home with half of it missing again.
Some things simply never change.
The only difference is that nowadays...
I'd be looking for a digestive pill afterward. 🤣🤣
We also had one "brilliant" childhood game...
Well, at least it seemed brilliant to us back then. 😄
We would wait for the ferry on the pier in Žman.
The moment it sailed away, we'd jump into the sea, grab the rope trailing behind it, and let the ferry pull us along for a few glorious seconds.
We were as happy...
as if we had just won the Olympic Games.
And then...
let go of the rope...
SPLASH! 🌊🤣
There was just one tiny detail we somehow forgot...
Every.
Single.
Time.
That rope could whip us right across the backside...
so hard that we'd see stars in broad daylight! 😱🤣
But who cared?
The next day?
We did exactly the same thing all over again!
Kids clearly aren't born with an "learn from your mistakes" button. 🤣🤣
Today?
If someone asked me to jump after a ferry and grab that same rope...
my first question would be:
"Where's the nearest emergency room? Is there a physiotherapist nearby? And can I get a sick leave certificate today?" 🤣🤣
Getting older definitely has its consequences.
After all those crazy adventures, we'd head home for lunch.
Grilled fish...
or fish stew...
roasted potatoes with olive oil...
fresh homegrown tomatoes...
and, of course, I'd grab a piece of that bread from Sali and soak it in the delicious sauce.
Honestly...
just writing this...
my stomach has officially submitted an emergency vacation request to Dugi Otok. 🤤🍅🥖
I remember picking blackberries along the old stone walls near our house until my fingers turned completely purple.
I used to go with my great-grandmother to feed the pig—back when almost every family had one—the donkey, collect fresh eggs from the chickens...
And one of my favorite things was going to the Salt Lake or to the vegetable garden to pick tomatoes.
Back then...
those weren't chores.
That was simply...
life.
There were no mobile phones.
No social media.
No need to photograph every moment just to prove you were happy.
You simply...
were happy. ❤️
Then I think about my Grandpa Vjeko.
He could spend hours lying in the sun.
He swam like a fish...
but his hair...
he never got it wet!
They say blood is thicker than water...
but I'm a bit more modern...
at least I wet my hair! 🤣
Whenever the whole family got together, my grandpa's brothers and sisters would come from America for the summer, and we'd often take trips to Krknat or the Kornati Islands.
Every summer followed the same beautiful routine.
As soon as I arrived in the village, the grandmothers sitting outside their houses would stop me.
"Whose little girl are you?"
I'd smile...
and then the questioning would begin, just like a team of real island detectives. 🤣
"Are you Viko Žampera's granddaughter?"
"Jadranka Žamperova's daughter?"
"Oh my... you look so much like your late grandmother Luiza, our Rava girl!"
On the island, you didn't need an ID card.
Someone only had to look into your eyes...
or even at your nose...
and they instantly knew exactly which family you belonged to! 🤣
And the nicest part...
Even today, my mum still tells me:
"The older you get, the more you look like your grandmother Luiza."
When I look at her old photographs...
I have to admit...
she's absolutely right.
And you know what?
That makes me incredibly happy. ❤️🙏
Not long ago, I found an old photograph of me with my grandpa aboard the ship Marina, which used to sail the Pula–Zadar route.
Every time I look at that picture...
it's as if I become a little girl again.
It's amazing how a single photograph can awaken memories you thought had been asleep forever.
When I look at those old photos today and see myself as a little girl...
I realize just how deeply Žman has remained a part of me.
Some loves...
simply never fade.
Nostalgia washes over me...
as if someone had thrown me straight into the sea.
And the funniest part is...
from my apartment in Pula, I look out over the waterfront every single day.
Every morning at seven o'clock, I watch the Krilo catamaran sailing toward Zadar.
And every single time I catch myself thinking...
"What if I just got on?"
No plans.
No announcements.
No return ticket.
No schedule.
No alarm clock.
No one saying:
"Barbara (Samantha), could you just do one more thing?"
Sure I can...
tomorrow!
Today...
Samantha is running away to the island! 🤣🤣
Yeah, right...
My family can't even sneeze without me!
By the next day I'd probably be listed under "Missing Persons."
"Have you seen a woman with long blonde hair and highlights? Last seen standing at the window of her apartment, holding a sports bag in one hand and a swimsuit, towel, and sunscreen in the other. She disappeared in an unknown direction. If you have any information, please contact her family immediately... or, even better, just send her the location of the nearest beach!" 🤣🤣
And me?
I'd run away.
Away from work.
Away from traffic.
Away from stress.
Away from bills.
Away from civilization.
And, honestly...
for at least a few days...
away from myself. 🤣
As we got older and became proper little troublemakers...
we spent our days running wild on the beach and around the village...
and every evening...
we headed straight to IGRIŠČE.
Our meeting place.
Our stage.
Our little world.
Sometimes we'd take a small boat to Sali.
Other times...
we'd simply walk.
And believe it or not...
we never thought it was a long walk.
Today, if someone asked me to walk that far...
my first question would be:
"Is there a café every five hundred meters along the way?" 🤣
And after a mile or so, I'd already be wondering whether I'd remembered to pack my Voltaren.
Getting older definitely sends you the bill sooner or later. 🤣🤣
But back then?
We were young.
Full of energy.
Full of crazy ideas.
Nothing felt impossible.
We raced each other...
jumped off the pier...
competed to see who could dive the deepest...
who could stay underwater the longest...
and, of course...
who could run away the fastest when Mum shouted that lunch was ready! 🤣
And besides the warm bread...
we couldn't wait to see who was getting off the ferry.
We'd stand on the waterfront watching every single passenger...
as if we worked for the secret service. 🤣
Believe me...
even the village grandmothers couldn't compete with us when it came to curiosity! 🤣🤣
On Sundays, I especially loved going to Mass in the church of Žman.
Almost the whole village would be there.
Everyone greeted one another.
Stopped for a chat.
Asked how everyone was doing.
And somehow...
you truly felt that everyone belonged to one big family.
You don't see that very often anymore.
That's why, even today, I have a framed painting of the church in Žman hanging in my living room.
Every time I look at it...
it's as if I'm back there again, even if only for a moment.
The best part of the day was sitting on the little stone wall by the sea in the evening.
Watching the moonlight shimmer across the water.
Listening to nothing but the cicadas.
Jumping into the sea...
getting out...
then diving straight back in again...
because the water felt so perfect that you simply couldn't resist.
So tell me...
how could anyone who grew up with moments like these...
not miss them?
And now...
in the name of Jesus...
please teleport me back there!
And this time...
for good! 🤣❤️
Then I think about Leo...
Do you remember my cat, Leo?
Six years ago, I brought him home from Žman.
A true little Dalmatian at heart.
Poor thing...
he has no idea what's coming every time I pick him up.
I cuddle him, kiss him, and keep saying:
"My beautiful little boy from Žman!" ❤️😻
It's as if, through him, I get to hug my beloved Žman for just a moment.
Maybe he doesn't understand my words...
but I know that every time I look at him, I see a little piece of my island and my roots.
And to finish...
a little bit of my trademark dark humor.
One day I told my children:
"When my time comes... have me cremated and scatter my ashes into the sea in front of Žman."
They looked at me as if I had just escaped from a mental institution.
"Mum... you're really not normal."
I just smiled and replied:
"Well... where else would I be at home... if not there?" ❤️
Maybe I'm not normal.
But one thing is certain...
No one ever forgets the place where they were happiest.
People say that home is where you live.
I don't agree.
Home is the place where your heart becomes peaceful the moment you see the sea.
And mine...
every August...
sails back to Žman...
even when I stay here in Pula.
So...
if one day I really do jump onto the first catamaran heading that way...
don't call the police.
Just look toward Dugi Otok.
There's a very good chance you'll find me exactly where I've always been happiest.
Because some places aren't carried only in your heart...
you carry them in every memory,
every smile,
and every tear that falls when you realize how much you miss them.
Žman... I'll see you again. ❤️
PERCHÉ HO INIZIATO A SCRIVERE UN LIBRO DOPO IL BLOG?
Sicuramente vi starete chiedendo:
"Va bene, Samantha... il blog ci bastava. Perché adesso anche un libro?"
La risposta è semplice... perché i miei pensieri sono diventati troppo rumorosi per stare soltanto dentro un blog.
Nel blog ho scritto di tutto ciò che amo: della mia famiglia, degli animali, degli amici, delle folli avventure quotidiane e di tutte quelle piccole cose che la vita che lo vogliamo o no ci serve ogni giorno.
Ho sempre adorato leggere libri. Purtroppo, il ritmo della vita di oggi ci permette raramente di leggere quanto vorremmo. Viviamo troppo in fretta, sempre sotto stress e sempre di corsa.
Quanto lo stress abbia lasciato il segno lo raccontano meglio di tutto i miei capelli. Una volta mi bastavano due confezioni di tinta al mese. Oggi ne consumo quattro! I capelli bianchi devono aver deciso che era arrivato il momento di fare un arrivo di gruppo. Secondo me hanno aperto una chat su WhatsApp e hanno scritto:
"Ragazze... si parte!" 🤣
Quando eravamo bambini scrivevamo diari, album dei ricordi e lettere. Oggi scriviamo PIN, password e codici di conferma... che dimentichiamo dopo cinque minuti.
Poi, il 16 maggio di quest'anno, è successo qualcosa. Come per caso, è scattato un clic.
I miei pensieri non volevano più restare soltanto nella mia testa. Si sono trasferiti sulla tastiera.
Ed è così che è nato il blog.
E sapete che cosa è successo?
Più scrivevo, più avevo cose da raccontare.
Il blog, semplicemente, è diventato troppo piccolo.
Ed è proprio per questo che è nato questo libro.
Non perché pensi di sapere tutto della vita, ma perché credo che in ogni storia si possa trovare almeno un sorriso, un ricordo... o magari un pezzetto di noi stessi.
Mi riesce molto più facile trasformare i miei pensieri in parole. Quando scrivo è come se sparissi per un'ora o due, a volte anche di più. Dipende da quante parole decidono di scappare da questo caos, dallo stress e da questa follia che chiamiamo vita.
Scrivere è diventato il mio rifugio dalla realtà.
Il mio psicologo...
Solo che lui non devo pagarlo.
E sinceramente?
Se fossi davvero andata da uno psicologo e gli avessi raccontato tutte le mie storie, probabilmente sarebbe finito in terapia insieme a me... oppure avrebbe dato le dimissioni dopo il primo appuntamento. 🤣
Condivideremmo una splendida suite a cinque stelle... nel reparto di psichiatria.
L'unico dubbio sarebbe capire chi dei due dovrebbe fare la diagnosi all'altro.
Poi torno alla realtà.
In una città piena di turisti, dove letteralmente non c'è nemmeno lo spazio per respirare. 🤣
Siamo tutti appiccicati gli uni agli altri: per strada, in spiaggia, nei centri commerciali... ovunque tu vada.
Dopo il lavoro vuoi solo comprare due cose per preparare il pranzo, ma dopo dieci minuti passati a spingere il carrello – perché, ovviamente, nessuno guarda dove sta andando – ti ritrovi nel reparto delle banane. Direttamente dentro il carrello di qualcun altro. 🍌
Per fortuna, le banane mi piacciono.
Quando finalmente si accorgono di averti spinto dall'altra parte del supermercato con il loro carrello, inizia il festival internazionale delle scuse.
"Mi scusi..."
"I'm sorry..."
"Entschuldigung..."
Il cinese non l'ho ancora imparato, quindi quella parte non la capirei comunque. 🤣
In quei momenti mi viene voglia di lasciare il carrello in mezzo al supermercato e scappare.
O, ancora meglio, mettere tutta la famiglia a dieta.
Niente pranzo finché non finisce la stagione! 🤣
E poi arriva il sabato.
Turno pomeridiano nella nostra famosa pasticceria.
Io e la mia collega abbiamo finito il turno con la sensazione che mezza Europa avesse deciso di venire proprio in quel momento a bere un caffè, mangiare un dolce o prendere un gelato.
Sembrava che stessero regalando tutto.
Sono tutti in vacanza.
Nessuno ha fretta.
Ma appena arrivano davanti al bancone... sembra di assistere alla finale delle Olimpiadi.
"Sono arrivato prima io!"
"Solo una domanda."
"Solo un dolce."
"Solo un caffè."
Quel "solo", alla fine, dura sempre dieci minuti. 🤣
La parte più divertente è che non sai mai in quale lingua iniziare.
Con uno parlo in italiano.
Con un altro in inglese.
Con il terzo mi preparo mentalmente al tedesco...
E poi lui mi guarda e mi dice:
"Possiamo parlare in croato."
Ah, grazie mille!
Io nel frattempo avevo già fatto il giro d'Europa... e lui era di Zagabria. 🤣🤣
Ovviamente scoppiamo a ridere tutti e due.
E questo sabato sono arrivati anche degli spagnoli.
Adoro la loro lingua e le loro serie televisive, quindi non ho saputo resistere.
Con tutta la fierezza possibile ho detto:
"¡Me gusta mucho el español!"
Loro hanno sorriso.
Io ho continuato a raccontare quanto mi piacciano i film e le serie spagnole...
Poi, non chiedetemi come, sono finita nel mio personalissimo spagnolo:
"Mi iho... tu iho..." 🤣🤣🤣
Che cosa volessi dire esattamente... non ne ho la minima idea.
Ma loro ridevano.
Io ridevo.
E alla fine parlavamo tutti la stessa lingua: quella fatta di gesti, sorrisi e buonumore.
Ed è proprio questo che amo del mio lavoro.
Per quanto scherzi sul caos della stagione, non ho davvero nulla contro i turisti.
Quando finisco il turno, però, lo ammetto: non ho più voglia di parlare né in croato, né in italiano, né in inglese, né in spagnolo.
A quel punto parlo esclusivamente... la lingua del silenzio. 🤣
Avevo l'impressione che tutto il centro città avesse deciso di uscire proprio in quel momento.
Lo so... è alta stagione. I turisti arrivano e ripartono. È tutto normale.
Ma non capirò mai perché la gente scelga proprio il momento di massimo caos per comprare due cose che potrebbe acquistare tranquillamente in qualsiasi altro giorno.
Se fossi io in vacanza al mare, sinceramente... comprerei quello che mi serve in dieci minuti, tornerei in appartamento, spegnerei il cervello e mi siederei ad ascoltare il rumore delle onde.
Ma va bene... io non sono certo il miglior esempio di normalità. Ormai questo l'avrete capito da un pezzo. 🤣 È proprio il mio modo di essere.
E poi c'è il parcheggio...
La mia più grande fantasia sarebbe mettere la macchina in tasca come faceva Sport Billy e portarmela a casa.
Perché trovare un posto libero in piena stagione è praticamente come vincere alla lotteria.
E poi arriva il mio fenomeno naturale preferito...
Due nuvolette.
Solo due.
E all'improvviso sembra che qualcuno abbia dato l'allarme.
TUTTI IN CITTÀ!
Tutti verso l'Arena!
Code lunghe chilometri, parcheggi inesistenti, il sole che scotta così tanto che perfino i serpenti cercano l'ombra... ma non importa.
Magari proprio dietro quelle due nuvole atterreranno gli extraterrestri.
Non si sa mai. 🤣
E quando finalmente riesci a scappare in spiaggia, pensi:
"Adesso sì che finalmente mi rilasso."
Ma figurati!
Prima devi trovare un posto per stendere l'asciugamano.
Dopo quindici minuti capisci che puoi aprirlo solo mettendone metà sotto l'asciugamano di qualcun altro e l'altra metà sotto il lettino del vicino.
I lettini sono allineati uno accanto all'altro come una partita di Tetris all'ultimo livello.
Aspetti solo che qualcuno inizi a far pagare anche l'aria tra un lettino e l'altro.
E il mare...
Entri per rinfrescarti e trovi talmente tanta gente che non capisci più se stai nuotando oppure partecipando a un corso collettivo di sopravvivenza.
Da lontano sembriamo un'invasione di meduse.
O, ancora meglio...
Sardine in scatola.
Con una piccola differenza.
Le sardine almeno hanno un po' d'olio tra una e l'altra.
Noi non abbiamo nemmeno quello.
Io sì, però.
Come sapete, adoro cospargermi d'olio come un agnello prima di finire allo spiedo. 🤣
E adesso che ci penso...
Avevo iniziato questo blog per raccontare perché ho deciso di scrivere un libro.
E invece sono finita a parlare di turisti, banane, nuvole, Arena, lettini e sardine.
Ma forse è proprio questa la risposta.
Il mio cervello va a cento all'ora e ogni pensiero ne trascina subito un altro.
Per questo il blog non mi basta più.
Mi serve un libro.
E per evitare qualsiasi malinteso...
Lo ripeto ancora una volta.
Io non ho assolutamente nulla contro i turisti.
Anzi.
La maggior parte di loro lavora duramente tutto l'anno per concedersi dieci o quattordici giorni di vacanza davanti al nostro meraviglioso mare.
E li capisco perfettamente.
Forse sono semplicemente arrivata a un'età in cui apprezzo più la tranquillità che la confusione.
Oppure sono solo un po' stanca e il mio più grande lusso è sedermi davanti al mare, ascoltare le onde e fare in modo che nessuno mi spinga con il carrello fino al reparto delle banane.
E se continuate a chiedermi perché ho iniziato a scrivere un libro...
Ecco la risposta.
Perché nella mia testa nessuna storia finisce mai dove era cominciata. 🤍
E adesso ditemi voi...
Come faccio a scrivere un libro serio se il mio cervello ogni cinque minuti prende una strada diversa?
È proprio per questo che questo libro è fatto così.
Parte da una storia, lungo il cammino ne raccoglie altre tre, due banane, uno spagnolo... e alla fine, in qualche modo, tutto si unisce in un'unica grande storia di vita.
See you... Arrivederci... ¡Adiós! 🤣❣️
WHY DID I START WRITING A BOOK AFTER MY BLOG?
You're probably wondering:
"Alright, Samantha... the blog was enough. So why a book now?"
The answer is simple... because my thoughts became too loud to fit inside a blog anymore.
On my blog, I wrote about everything I love—my family, my animals, my friends, my everyday crazy adventures, and all those little things that life, whether we like it or not, serves us every single day.
I've always loved reading books. Unfortunately, the pace of modern life rarely allows us to read as much as we'd like. We live too fast, constantly under stress, always rushing somewhere.
If you want proof of what stress can do, just look at my hair.
There was a time when two boxes of hair dye a month were enough.
Now I use four!
Apparently, my gray hairs decided it was time for a group arrival. They probably started a WhatsApp group and sent a message:
"Girls... let's go!" 🤣
When we were kids, we wrote diaries, autograph books, and letters.
Today we write PIN codes, passwords, and verification codes... only to forget them five minutes later.
Then, on May 16th this year, something unexpectedly clicked.
My thoughts no longer wanted to stay inside my head.
They moved onto my keyboard.
And that's how my blog was born.
And do you know what happened?
The more I wrote, the more stories I had to tell.
The blog simply became too small.
That's why this book was born.
Not because I think I know everything about life, but because I truly believe that every story holds at least one smile, one memory... or maybe a little piece of ourselves.
Somehow it's easier for me to turn my thoughts into words.
When I write, it's as if I disappear for an hour or two—sometimes even longer. It all depends on how many words decide to escape from this chaos, this stress, and this madness we call life.
Writing has become my escape from reality.
My therapist...
The only difference is that I don't have to pay this one.
And honestly?
If I had actually gone to a therapist and told them all of my stories, they probably would have ended up needing therapy with me... or they would have quit after our very first session. 🤣
We'd probably end up sharing a five-star suite in the psychiatric ward.
The only question would be...
Which one of us would be diagnosing the other?
And then I return to reality.
A city full of tourists, where there's literally no room to breathe. 🤣
We're all glued to each other—on the streets, at the beach, in shopping malls... everywhere you go.
After work, all you want is to grab a few groceries so you can cook lunch. But after ten minutes of pushing your shopping cart—because, of course, nobody seems to look where they're going—you somehow end up in the banana aisle.
Actually... inside someone else's shopping cart. 🍌
Luckily, I like bananas.
The moment people realize they've pushed you halfway across the supermarket with their cart, the International Apology Festival begins.
"Mi scusi..."
"I'm sorry..."
"Entschuldigung..."
I still haven't learned Chinese, so I wouldn't understand that one anyway. 🤣
At moments like that, I feel like leaving my cart right in the middle of the supermarket and running away.
Or even better...
Putting my whole family on a diet.
No lunch until tourist season is over! 🤣
And then comes Saturday.
My afternoon shift at our famous pastry shop.
My colleague and I finished work feeling as if half of Europe had decided that this was the perfect moment to come for coffee, cake, or ice cream.
It looked like everything was being given away for free.
Everyone's on vacation.
Nobody's in a hurry.
But the second they reach the counter...
It's like the Olympic finals have just begun.
"I was here first!"
"I only have one question."
"Just one cake."
"Just one coffee."
That little word "just" somehow always turns into ten minutes. 🤣
The funniest part is that you never know which language to start with.
I greet one customer in Italian.
The next one in English.
With the third, I'm already preparing myself to speak German...
And then the man looks at me and says:
"Croatian is fine."
Well... thank you very much!
I've just traveled halfway across Europe in my head, and the man is from Zagreb. 🤣🤣
Of course, we both burst out laughing.
And this Saturday, I also had some Spanish customers.
I absolutely love their language and their TV shows, so I simply couldn't resist.
With all the confidence in the world, I proudly said:
"¡Me gusta mucho el español!"
They smiled.
I continued explaining how much I love Spanish movies and TV series...
And then—don't ask me how—I ended up speaking my own version of Spanish:
"Mi iho... tu iho..." 🤣🤣🤣
To this day, I have absolutely no idea what I was trying to say.
But they laughed.
I laughed.
And in the end, we were all speaking the same language...
The language of smiles, hand gestures, and good vibes.
And that's exactly what I love about my job.
As much as I joke about the crowds, I honestly have nothing against tourists.
But when my shift is over, I have to admit...
I don't feel like speaking Croatian, Italian, English, or Spanish anymore.
At that point...
I speak only one language.
The language of silence. 🤣
It felt like the entire city center had decided to go for a walk at exactly the same time.
I know... it's tourist season. People come and go. I get it.
But I'll never understand why people choose the busiest moment of the day to buy two things they could easily buy any other time.
If I were on vacation by the sea, honestly... I'd buy what I needed in ten minutes, go back to my apartment, switch my brain off, sit by the water, and listen to the waves.
But then again... I'm probably not the best example of a normal person.
I'm pretty sure you've figured that out by now. 🤣
That's just the way I'm wired.
And then there's parking...
I'd love to do what Sport Billy used to do—fold my car, put it in my pocket, and take it home with me.
Because finding a free parking spot during tourist season is about as likely as winning the lottery.
And then comes my favorite natural phenomenon...
Two little clouds.
Just two.
And suddenly it's as if someone has sounded the alarm.
EVERYONE INTO TOWN!
EVERYONE TO THE ARENA!
Traffic jams for miles, not a single parking space in sight, the sun so hot that even snakes are looking for shade...
But who cares?
Maybe aliens are about to land behind those two clouds.
You never know. 🤣
And when you finally manage to escape to the beach, you think:
"Finally... time to relax."
Yeah... right.
First, you have to find somewhere to put your towel.
Fifteen minutes later, you realize the only way it fits is with half of it under someone else's towel and the other half under a stranger's sunbed.
The sunbeds are lined up like the final level of Tetris.
At this point, I'm just waiting for someone to start charging people for the air between them.
And then there's the sea...
You step into the water to cool off, only to discover so many people that you're no longer sure whether you're swimming or taking part in a group survival course.
From a distance, we look like a giant invasion of jellyfish.
Or even better...
A can of sardines.
The only difference is that sardines at least have a little oil between them.
We don't even have that much space.
Well... except for me.
As you already know, I love covering myself in tanning oil like a lamb getting ready for the barbecue. 🤣
And now that I think about it...
I started this blog to explain why I decided to write a book.
Instead, I ended up talking about tourists, bananas, clouds, the Arena, beach towels, and sardines.
But maybe...
That's the answer.
My brain runs a hundred miles an hour, and every thought pulls another one along with it.
That's why a blog isn't enough anymore.
I need a book.
And just so there's no misunderstanding...
Let me say it one more time.
I have absolutely nothing against tourists.
Quite the opposite.
Most of them work hard all year long just to spend ten or fourteen days enjoying our beautiful sea.
And I completely understand them.
Maybe I've simply reached the age where I appreciate peace more than crowds.
Or maybe I'm just a little tired, and my greatest luxury is sitting by the sea, listening to the waves, and hoping nobody pushes me toward the banana aisle with a shopping cart.
And if you're still wondering why I started writing a book...
Well...
Now you know.
Because in my head, no story ever ends where it began. 🤍
So tell me...
How am I supposed to write a serious book when my brain changes direction every five minutes?
That's exactly why this book is the way it is.
It starts with one story, picks up three more along the way, two bananas, one Spaniard... and somehow, by the end, everything comes together into one big story called life.
See you... Arrivederci... ¡Adiós! 🤣❣️
SAMANTHA È SCAPPATA IN VACANZA A TRIESTE… 😱
Dicono che durante le ferie la gente dovrebbe riposarsi dal lavoro. Io, evidentemente, quella parte delle istruzioni l’ho saltata, letta al contrario oppure semplicemente interpretata a modo mio.
Ho preso due settimane di ferie, ho fatto la valigia e sono partita per Trieste — a lavorare!
Perché mai dovrei riposarmi da un lavoro quando posso andare in un altro Paese e trovarmene un altro? 😂
La nonnina la conosco già. È dolcissima, cara e con lei mi sento a mio agio, quindi non ho avuto la sensazione di arrivare tra persone sconosciute. In realtà, sono tornata in un posto che conoscevo già.
L’unica incognita rimane sempre la stessa domanda:
«Samantha, ma tu sai almeno com’è fatta una vera vacanza?» 😂
Beh, ecco… sarà che me ne sono un po’ dimenticata.
Ogni mia vacanza, in qualche modo, finisce per trasformarsi in lavoro. Gli altri scelgono spiaggia, cocktail e lettini; io scelgo abiti da lavoro, ciabatte e il programma per lavare la dentiera.
Ognuno ha il suo all inclusive! 🤣
Conoscete quel detto: «Chi può, può!»
Nel mio caso diventa: «Chi non può… non può!» 🤣🤣
Ma va bene, un giorno potrò anch’io! Forse. Sempre che prima non mi prenda altre ferie per andare a fare un terzo lavoro. 😂
Credo che siamo in tanti: mamme, papà, nonne e tutti gli altri membri della squadra «Un giorno mi riposerò». Ma non ci lamentiamo. Come dico sempre io: mi è capitato questo fagiolo.
E a me, evidentemente, capita sempre quello che prima devi selezionare, poi cucinare e alla fine devi pure lavare la pentola! 😃
Quindi: due settimane a Trieste!
Il Ponte Rosso come lo ricordavamo appartiene ormai al passato, ma Trieste resta una città meravigliosa. Ho tempo per passeggiare per le sue strade, guardare le vetrine e fingere per qualche minuto di essere una vera turista.
Poi mi ricordo perché sono venuta, torno a casa e l’ufficio del turismo nella mia testa chiude per la giornata. 😂
La nonnina è una di quelle donne che posso descrivere con tre parole: forte, dolce e silenziosa. È dello Scorpione e sa esattamente quello che vuole.
Io, naturalmente, parlo sia per me che per lei. 🤣🤣
Lei perlopiù ride, ma quando dice qualcosa — centra il bersaglio in pieno! Poche parole, ma ognuna ha il suo indirizzo e arriva senza ritardi. 😂
Verso sera guardiamo insieme la televisione e commentiamo chi è bello e chi no. Perché gli anni potranno anche cambiare la gradazione degli occhiali, ma i gusti, evidentemente, restano gli stessi! 😃
Una volta, con la massima tranquillità, se n’è uscita con:
«A me piacciono quelli scuri e i mori. I biondi mi sembrano insipidi!» 🤣🤣😛
Ecco, la nonna sa quello che vuole! Niente filosofie, analisi del carattere o controlli dei segni zodiacali. Colore dei capelli — e arrivederci! 😂
È forte la mia nonnina e con noi non ci si annoia mai. Soprattutto lei, perché io non riesco proprio a stare senza le mie battute, le mie stupidaggini e il mio umorismo.
Sono venuta per prendermi cura di lei, ma probabilmente adesso si sta chiedendo chi si prenderà cura di lei… da me. 🤣
A dire il vero, voglio bene alle persone anziane. Un giorno saremo anziani anche noi e forse allora ci basteranno una parola gentile, il sorriso di qualcuno e la sensazione di non essere soli.
La nostra routine è fatta di pranzo, bucato, faccende di casa e tante, tantissime chiacchiere. La sera di nuovo lavarsi e prepararsi per andare a dormire.
Conoscete quella frase dei film:
«O la borsa o la vita!»
Ecco, una sera entro nella sua stanza e, con voce serissima, le dico:
«Nonna, la dentiera o la vita!»
Mi ha guardata e poi è scoppiata a ridere. 🤣🤣
Credo che in quel momento abbia capito che forse la sua dentiera era al sicuro… ma la sua tranquillità ormai no. 😂
Eppure sapeva che sarei tornata ed era felicissima quando mi ha rivista. Le persone anziane hanno bisogno di attenzione, tenerezza e pazienza perché, con il passare degli anni, in un certo senso tornano un po’ bambini.
E lì mi sono ricordata anche dei miei figli. Ma non di Piccola — questa volta parlo di Urlatore.
Sapete che lui è sempre stato iperattivo. Da neonato urlava 24 ore su 24. Urlava mentre mangiava, mentre lo cambiavo, mentre dormiva… Va bene, forse mentre dormiva non urlava, ma sono sicura che anche allora stesse almeno progettando qualcosa! 😱🤣
Mi ricordo anche del suo battesimo. Ha urlato per tutto il tempo mentre il prete lo battezzava. Dopo quella giornata, quell’uomo avrà probabilmente preso seriamente in considerazione l’idea di cambiare mestiere.
Forse si è tolto la veste da prete, ha guardato verso il cielo e ha detto:
«Signore, io sarò anche un tuo uomo, ma questo bambino è al di sopra del mio livello di stipendio!» 😛
A differenza di Urlatore, la nonna è molto tranquilla. Visto che non esce e ha bisogno di aiuto, in fondo è una dolce bambina un po’ cresciuta. 💗
Poi penso a me stessa e mi dico che anch’io, un giorno, sarò vecchia e forse me ne starò sdraiata in un letto.
Ma, conoscendo il mio carattere, chi riuscirà a tenermi ferma?
Missione impossibile! 😱
Probabilmente mi legheranno al letto e io continuerò comunque a gestire il blog, a commentare gli uomini belli in televisione e a urlare al personale di avvicinarmi la tastiera. 😂
Ma, come dico sempre, a quell’età bisogna prima arrivarci.
Quindi torniamo al presente. Lasciamo stare il futuro e la vecchiaia, tanto arriveranno abbastanza in fretta. Comincio già a sentire le ossa che scricchiolano appena cambia il tempo. Non mi servono le previsioni meteo — ho il mio servizio meteorologico incorporato nelle ossa! 🤣
Ieri ho fatto una piccola passeggiata mentre andavo a comprare qualcosa da mangiare. Sono passata vicino alle rive e l’ho visto — un’enorme nave da crociera! 😱
Vi ricordate che nei blog precedenti avevo scritto che mi sarebbe piaciuto godermi un po’ il mare da qualche parte oppure partire per una crociera.
Mi sono fermata, ho guardato la nave e ho pensato:
«NON SE NE PARLA! ALMENO NON PER ORA!» 😂
Se scappassi su quella nave senza avvisare nessuno, i miei ingaggerebbero l’FBI, la CIA e pure la NASA per ritrovarmi! 😱🤣🤣
E poi, nella mia testa, si è attivata Samantha, direttrice del Dipartimento dei progetti di vita assolutamente irrealistici, ma bellissimi:
«Samantha, presto diventerai famosa con il tuo e-book. Guadagnerai così tanto che potrai permetterti una crociera e porterai con te la nonna, la mamma e tutti gli altri!»
Probabilmente alla fine dovrò noleggiare l’intera nave, perché io non sono proprio capace di andare da nessuna parte da sola. 😛
Non pensate che sarete costretti a comprare il mio libro con la forza quando uscirà tra poco. Vi avviserò per tempo. 🤣😱
Non prendetemi troppo sul serio…
Però mi arrabbio se non lo comprate! 😤🤣
La fantasia ne combina di tutti i colori. Ci porta in posti che, per il momento, magari non possiamo raggiungere né in macchina, né in aereo, né in nave. Ma è proprio per questo che ce l’abbiamo: per scappare dalla realtà, almeno per un attimo.
Scherzi a parte, scrivere e riversare i miei pensieri sulla tastiera è per me una fuga dalla realtà, ma anche un grandissimo amore.
Che ci crediate o no, è un vero spasso! Mentre scrivo, rido da sola e i pensieri mi corrono in testa a cento all’ora. Faccio appena in tempo ad afferrarne uno che altri tre mi sono già scappati attraverso la tastiera.
Così ieri mi sono ricordata anche della mia Crna Garava, la capa della pasticceria. Stavamo parlando delle ultime novità e poi è cominciato il tentativo di convincermi:
«Samantha, torna a lavorare da noi! Ci manchi! Abbiamo bisogno di una “normale” come noi!» 🤣
Mi ha fatto subito venire in mente Kate Winslet in Titanic. Mentre Jack sta affondando, lei grida:
«Jack, come back! Jack, come back!»
E la mia Garava grida:
«Samantha, come back! Come back!» 🤣💗
Per fortuna Garava è stata un po’ più convincente di Kate Winslet. Jack non è tornato, ma Samantha forse sì! 😂
Mamma mia, dovrò clonarmi. Mi vogliono tutti! 🤣
Perfino Mrkica e un’altra “normale”, che chiameremo Fatalna, mi hanno mandato un videomessaggio che suonava più o meno così:
«Io e Mrkica abbiamo sentito la bella notizia che vieni. Noi facciamo il conto alla rovescia… tu intanto pensaci!» 😃
Questo non è più un invito a tornare al lavoro.
È una minaccia organizzata con il sorriso! 🤣
Forse alla fine farò anche una serie televisiva.
La chiamerò semplicemente: «Samantha».
Mi è venuta in mente Samantha di Sex and the City.
Anch’io sono Samantha.
Solo senza sex…
Ma la city c’è! 😃🤣
C’è Trieste, c’è la nonna, c’è la dentiera, c’è il secondo lavoro, c’è Garava che urla «Come back!» e c’è una nave da crociera che, per il momento, mi aspetta soltanto nella mia fantasia.
E se un giorno il mio libro avrà davvero successo, magari salirò su quella nave e finalmente partirò per una vera vacanza.
Naturalmente, conoscendomi, già il secondo giorno troverò un lavoro alla reception.
Perché Samantha può scappare in un’altra città, su una nave o in capo al mondo…
ma dal lavoro e da se stessa, evidentemente, non può scappare! 🤣❤️
SAMANTHA RAN AWAY ON VACATION TO TRIESTE… 😱
They say people are supposed to take a break from work while they’re on vacation. Apparently, I skipped that part of the instructions, read it backwards, or simply interpreted it in my own special way.
I took two weeks off, packed my suitcase, and went to Trieste — to work!
Because why would I take a break from one job when I can go to another country and find another one? 😂
I already know the nonnina. She’s wonderful, sweet, and I feel comfortable with her, so I didn’t feel as though I was arriving among strangers. Actually, I was coming back to a place I already knew.
The only mystery is still the same question:
“Samantha, do you even know what a real vacation looks like?” 😂
Well… apparently I’ve forgotten.
Somehow, every vacation I take turns into a working vacation. Other people choose beaches, cocktails, and sun loungers. I choose work clothes, slippers, and a schedule for cleaning dentures.
Everyone has their own version of all-inclusive! 🤣
You know that saying: “If you’ve got it, you can do it!”
In my case, it goes: “If you haven’t got it — you can’t!” 🤣🤣
But never mind, one day I’ll be able to! Probably. Unless I take another vacation first so I can go and work a third job. 😂
I think there are plenty of us out there — mums, dads, grandmas, and all the other members of the “I’ll rest one day” club. But we’re not complaining. As I always say — that’s just the hand I was dealt.
Although apparently, I always get dealt the kind of beans you first have to sort, then cook, and afterwards you still have to wash the pot! 😃
So, two weeks in Trieste!
Ponte Rosso as we remember it may belong to the past, but Trieste is still a beautiful city. I have time to walk through its streets, look at the shop windows, and briefly pretend I’m a real tourist.
Then I remember why I came here, go back home, and the tourist office inside my head closes for the day. 😂
Nonnina is one of those women I would describe as strong, sweet, and quiet. She’s a Scorpio and she knows exactly what she wants.
I, of course, do enough talking for both of us. 🤣🤣
Most of the time she just laughs, but when she does say something — she hits the bullseye! Few words, but every single one has the correct address and arrives right on time. 😂
In the early evening, we watch TV together and discuss who’s handsome and who isn’t. Because age may change your eyesight, but apparently it doesn’t change your taste! 😃
Once, completely deadpan, she announced:
“I like dark-haired and black-haired men. Blonds are bland!” 🤣🤣😛
There you go — Nonna knows what she wants! No philosophy, no personality analysis, no checking zodiac signs.
Hair colour — and goodbye! 😂
My nonnina is one tough lady, and we’re never bored together. Especially her, because I simply cannot survive without my jokes, silliness, and humour.
I came here to look after her, but by now she’s probably wondering who is going to protect her from me. 🤣
I genuinely love elderly people. One day we’ll be old too, and perhaps all we’ll need then is a kind word, someone’s smile, and the feeling that we’re not alone.
Our routine consists of lunch, laundry, tidying up, and lots and lots of chatting. In the evening, it’s washing again and getting ready for bed.
You know that line from the movies:
“Your money or your life!”
Well, one evening I marched into her room and said in a very serious voice:
“Nonna, your dentures or your life!”
She looked at me and then burst out laughing. 🤣🤣
I think that was the moment she realised her dentures might still be safe — but her peace and quiet definitely wasn’t. 😂
Still, she knew I was coming back and was overjoyed when she saw me again. Elderly people need attention, tenderness, and patience because, as the years pass, in a way they become a little like children again.
That made me think of my own children. But not Piccola — this time I’m talking about Deralo.
You know he was always hyperactive. As a baby, he screamed 24 hours a day. He screamed while eating, while I changed him, while he slept… Okay, maybe he didn’t scream while he was sleeping, but I’m pretty sure he was at least plotting something! 😱🤣
I also remember his baptism. He screamed the entire time the priest was baptising him. Afterwards, that poor man probably seriously considered changing careers.
Maybe he took off his priestly robes, looked up at the sky, and said:
“God, I know I’m your man, but this child is way above my pay grade!” 😛
Unlike Deralo, Nonna is very calm. Since she doesn’t go out and needs help, she’s really just one sweet, big baby. 💗
Then I think about myself and realise that one day I’ll be old too, perhaps lying in bed.
But considering my personality, who on earth is going to keep me still?
Mission impossible! 😱
They’ll probably have to tie me to the bed, and I’ll still be running my blog, commenting on handsome men on TV, and yelling at the staff to bring the keyboard closer. 😂
But, as I always say, first you have to live long enough to reach that age.
So let’s get back to the present. Forget the future and old age — they’ll arrive quickly enough anyway. I can already feel my bones rattling whenever the weather changes.
I don’t need a weather forecast — I have my own built-in bone meteorological service! 🤣
Yesterday, I went for a little walk while buying groceries. I passed by the waterfront and saw it — a huge cruise ship! 😱
You may remember that in my previous blog posts I mentioned how much I’d love to enjoy myself somewhere by the sea or go on a cruise.
I stopped, stared at the ship, and thought:
“NOT HAPPENING! AT LEAST NOT RIGHT NOW!” 😂
I ran away on that ship without telling anyone, my family would hire the FBI, the CIA, and even NASA to find me! 😱🤣🤣
And then Samantha switched on inside my head — Director of the Department of Completely Unrealistic but Extremely Beautiful Life Plans:
“Samantha, soon you’ll become popular thanks to your e-book. You’ll make so much money that you’ll be able to afford a cruise, and you’ll take Nonna, Mum, and everyone else with you!”
I’ll probably end up having to rent the entire ship because I clearly have no idea how to go anywhere alone. 😛
Don’t worry, I’m not saying you’ll be forced to buy my book when it comes out soon.
I’ll give you plenty of warning. 🤣😱
Don’t take me too seriously…
But I WILL be angry if you don’t buy it! 😤🤣
Imagination can do incredible things. It takes us to places we may not currently be able to reach by car, plane, or ship. But that’s exactly why we have it — so that, at least for a moment, we can escape reality.
Joking aside, writing and pouring my thoughts onto a keyboard is both my escape from reality and one of my greatest loves.
Believe it or not, I absolutely love it! While I’m writing, I laugh to myself and my thoughts race at a hundred miles an hour. I barely manage to catch one before three others have already escaped across the keyboard.
Yesterday, that made me think of my Crna Garava, my boss from the pastry shop. We were talking about what was new, and then the persuasion campaign began:
“Samantha, come back and work with us! We miss you! We need another ‘normal’ person like us!” 🤣
She immediately reminded me of Kate Winslet in Titanic. While Jack is sinking, she’s shouting:
“Jack, come back! Jack, come back!”
And my Garava is shouting:
“Samantha, come back! Come back!” 🤣💗
Luckily, Garava was a little more convincing than Kate Winslet. Jack didn’t come back, but Samantha just might! 😂
Good grief, I’m going to have to clone myself.
Everybody wants me! 🤣
Even Mrkica and another “normal” one — let’s call her Fatalna — sent me a video message that went something like this:
“Mrkica and I heard the good news that you’re coming. We’re counting down the days… and you’d better think carefully!” 😃
That’s no longer a job invitation.
That’s an organised threat delivered with a smile! 🤣
Maybe I’ll end up making a TV series too.
I’ll simply call it:
“Samantha.”
It made me think of Samantha from Sex and the City.
I’m Samantha too.
Just without the sex…
But I’ve definitely got the city! 😃🤣
I’ve got Trieste, I’ve got Nonna, I’ve got dentures, I’ve got a second job, I’ve got Garava yelling “Come back!”, and I’ve got a cruise ship that, for now, is waiting for me only in my imagination.
And if one day my book really does become successful, maybe I’ll board that ship and finally go on a real vacation.
Of course, knowing me, by the second day I’ll probably have found myself a job at reception.
Because Samantha can run away to another city, onto a ship, or to the other side of the world…
But apparently, she can’t run away from work — or from herself! 🤣❤️